Ammetto che la mia vita lavorativa, ad oggi, non è stata lineare; ma forse è stata proprio questa la forza, ed è questo che consegno di personale e autentico a chi è seduto al mio tavolo: credere nelle potenzialità della propria facoltà, degli studi umanistici. Forse qualcuno si scomoderà sula sedia, ma controcorrente ad un mercato che ci vuole sempre più specialistici, mi spendo in un’arringa sull’importanza di essere onnivori, curiosi, ricercatori di bellezza, con uno sguardo olistico capace di spaziare dal cinema al teatro, dal fumetto all’architettura, perché tutto nutre, tutto serve nella vita (e se non lo fosse in un’ottica di avanzamento di carriera, lo sarà a livello personale). Insomma, dal classico essere o avere, ci si può interrogare se essere o fare.
Con le ragazze rivalutiamo la nostra Facoltà, oltre al luogo comune dell’insegnamento, spingendo lo sguardo là dove si alimenta il sogno. Con grande lucidità, grazie anche alla competenza di Chiara Ugoste, ex marianna, l’editoria viene spogliata dell’immagine edulcorata - esattamente come è stata rivista la figura dello scrittore tratteggiata dalla critica letteraria desanctiana - e si parla di strumenti di lavoro: dall’inglese all’intelligenza artificiale, dallo storytelling alle soft skills, e soprattutto dell’importanza delle relazioni, del saper fare rete (e questo lo sappiamo bene, altrimenti non saremmo qui). Si parla con franchezza della filiera del libro - senza nascondere le logiche di marketing e il business nelle scelte delle case editrici - esplorandone le molteplici declinazioni dalla scrittura, al rapporto con i fornitori, i distributori, le biblioteche e librerie: pensiamoci autori, sogniamoci esperti e critici letterari, organizzatori di festival letterari, promotori di iniziative a supporto della lettura, librai, sostenitori della comunicazione aumentativa alternativa, visionari di futuri silent book o albi illustrati.
Dagli altri tavoli sento provenire applausi, risate: tra sogni e paure confidate a mezza voce, rimane l’invito a valorizzare il proprio curriculum, espandendo le possibilità di impiego futuro.
Torno a casa con l’amore rinnovato per la mia Università, Milano e le persone che ho incontrato.