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Più di un catalogo, una città da abitare

29 giugno 2026

Più di un catalogo, una città da abitare

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Esistono cataloghi che documentano una mostra e cataloghi che, invece, ne prolungano la vita, trasformandone l’esperienza in un racconto capace di continuare a interrogare il lettore. Elpìs. Dove nasce la speranza, pubblicato dalla Fondazione Gianfranco Meggiato al termine dell’omonima esposizione ospitata dall’Università Cattolica del Sacro Cuore, campus di Milano, tra giugno e novembre 2025, appartiene senza dubbio a questa seconda categoria.

Presentato ufficialmente il 20 aprile 2026 durante l’evento conclusivo del progetto espositivo – una serata che ha visto anche una performance di musica elettronica con elaborazioni video realizzate dall’artista Lorenzo Maestroni e ispirate alle opere di Gianfranco Meggiato – il volume non si limita a raccogliere immagini e schede delle sculture, ma restituisce lo spirito di un’iniziativa che aveva scelto di porre al centro non tanto gli oggetti artistici quanto l’incontro tra questi e la comunità universitaria.

L’intuizione più felice del libro è infatti quella di trasformare il catalogo in una narrazione corale. Sette studentesse-curatrici, ormai giunte al termine del loro percorso accademico, danno vita a una città immaginaria, Elpìs, nella quale le sculture diventano compagne di viaggio e occasioni di riflessione esistenziale. Non si tratta di esercizi di critica d’arte, bensì di racconti in cui l’incontro con le opere suscita domande sul futuro, sulle scelte, sulle paure e sulle speranze che accompagnano il passaggio dall’università alla vita professionale.

Il risultato è un libro a “sette mani” nel quale le opere dell’artista Meggiato diventano luoghi simbolici, capaci di accogliere esperienze personali senza mai esaurirsi in esse. Come si legge nella presentazione della sezione narrativa, «le sculture diventano un punto di partenza: una presenza silenziosa capace di far emergere domande, ricordi, timori, desideri» e «forse è proprio in questo spazio di ricerca che la speranza comincia a prendere forma».

Particolarmente significativo è il testo introduttivo di Mario Gatti, che chiarisce il senso profondo della scelta di collocare un’esposizione artistica all’interno di uno spazio universitario. L’obiettivo, scrive il direttore della sede milanese dell’Università Cattolica, non è mai stato quello di trasformare l’università in una semplice sede espositiva, bensì la convinzione che «la presenza di opere d’arte negli spazi universitari aiuti chi frequenta quotidianamente i chiostri ad alzare lo sguardo verso quell’”oltre” che è implicitamente presente nelle opere d’arte stesse». È un’affermazione che offre una chiave di lettura dell’intero progetto: le sculture non interrompono la vita dell’università, ma vi si innestano, provocando domande e aprendo spazi di riflessione nel fluire della quotidianità. Mario Gatti, infatti, insiste sul fatto che l’incontro con l’arte, anche quando genera dubbi o disorientamento, «porta qualcosa di nuovo che rompe il perimetro del proprio orizzonte, facendo emergere interrogativi e riflessioni». È esattamente ciò che accade nei racconti delle sette giovani autrici, dove le opere diventano catalizzatori di una ricerca personale sul significato del futuro e sulla possibilità di abitarlo con fiducia.

Il volume si distingue anche per la scelta di documentare la partecipazione attiva del pubblico. Nelle pagine conclusive, infatti, vengono analizzati i messaggi lasciati dai visitatori nelle cassette collocate accanto alle sculture, dove ciascuno era invitato a rispondere a domande sulla speranza, sui luoghi in cui l’aveva incontrata o sulle esperienze che l’avevano alimentata. Anche in questo caso emerge con chiarezza come Elpìs non fosse stata concepita come una mostra da osservare passivamente, ma come un dispositivo relazionale, capace di coinvolgere studenti, docenti e visitatori in un dialogo aperto.

In questa prospettiva, il catalogo conserva e prolunga uno degli aspetti più originali dell’intero progetto: l’idea che l’arte contemporanea possa diventare occasione di partecipazione e di riflessione, soprattutto in un contesto come quello universitario, dove la formazione non riguarda soltanto l’acquisizione di competenze, ma anche la costruzione della propria identità. In questo senso, il libro rappresenta il naturale compimento di un progetto che ha fatto della speranza non un tema da illustrare, ma un esercizio da vivere.

 

Un articolo di

Agostino Picicco

Agostino Picicco

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