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Prendersi cura della casa comune

08 giugno 2023

Prendersi cura della casa comune

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«Dio perdona sempre, gli uomini ogni tanto, la natura no. La natura è come un boomerang: i danni che le provochi ti tornano indietro. Sempre». Introduce così il suo intervento all’Università Cattolica di Piacenza Monsignor Fernando Chica Arellano, intervenuto a Piacenza come membro della commissione di dottorato di Giulia Mazzoni, che ha concluso il suo percorso in Agrisystem con la tesi La cura della casa comune: profili giuridici e politico-economici del magistero della Chiesa cattolica per una ecologia integrale.  

Mons. Arellano, Osservatore permanente della Santa Sede presso il polo romano delle Nazioni Unite, che riunisce tre grandi organismi che si occupano di alimentazione e agricoltura - FAO, FIDA e Programma alimentare mondiale - ha ricordato che la Santa Sede ha iniziato il suo percorso nelle Nazioni Unite con il ruolo di osservatore nella FAO, il 23 novembre 1948: «Ciò significa che possiamo prendere parte a tutti gli eventi dell’organizzazione, ma che non abbiamo diritto al voto; cosa che va molto bene per la natura stessa della Santa Sede, che ambisce ad essere super partes. Noi ci poniamo come ponte, come tessitori di dialogo, di comunione, di koinonìa; vogliamo poter parlare con tutti per trovare le mediazioni necessarie».

Proprio l’impatto sui rapporti con gli ordinamenti civili, e in particolare con le Nazioni Unite e le sue Agenzie specializzate (FAO, IFAD, WFP), sull’ordinamento canonico, sull’organizzazione delle strutture delle Chiesa (Sinodi, Conferenze Episcopali e Curia Romana), derivante dall’importanza fondamentale che la Chiesa Cattolica  attribuisce alla cura dell’ambiente, sono state al centro dell’indagine della dottoressa Mazzoni. 


La fame resta il problema più urgente da affrontare, amplificata da guerre, choc economici e i disastri naturali. Inoltre «la fame non è tanto un problema di disponibilità di cibo, quanto della iniqua distribuzione. La grande ingiustizia oggi risiede nella diseguaglianza – stigmatizza Monsignor Arellano -; e il paradosso sta nel fatto che le regioni più ricche di materie prime sono quelle dove vive il più alto numero di affamati. Terre benedette dal Signore, ricchissime di risorse, ma dove la povertà è diffusissima. Per l’estrema complessità dei problemi che siamo chiamati ad affrontare, la solidarietà e la cooperazione internazionali sono più che mai fondamentali».

«L’antidoto contro la globalizzazione dell’indifferenza» conclude Arellano, richiamando le parole di Papa Francesco «sono la fraternità e l’amicizia sociale. Con la Laudato Sì il Papa ha messo i piedi sulla terra e ne ha descritto molto bene le grandi ferite, le sfide i traguardi da raggiungere».

«Se dobbiamo sintetizzare tutto il magistero del Papa, penso si possa usare la parola together, insieme. Oggi abbiamo di fronte una grande sfida: lavorare affinché la fraternità non sia solo una teoria ma una realtà vissuta».

Un articolo di

Sabrina Cliti

Sabrina Cliti

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