Italo Calvino disse di lui che era «non un giornalista ma uno scrittore prestato al giornalismo», fece a tempo a vedere all’opera il primo Sinner (di cui pronosticò una fulgida carriera) e capì prima di tutti gli altri - decenni prima dell’avvento del citizen journalism - che il compito del giornalismo odierno non sarebbe stato raccontare gli accadimenti, bensì spiegarne il perché.
E in effetti Gianni Clerici (1930 –2022) fu, in ordine sparso, giornalista, scrittore, commentatore TV (con Rino Tommasi formò una coppia iconica), autore di pièce teatrali e romanzi, tra i maggiori esperti mondiali di tennis ma anche tennista di successo esso stesso, finché il campo da gioco fu la categoria juniores. «Poi, quando i tabelloni divennero quelli di Wimbledon e Roland Garros, perse sempre al primo turno».
La testimonianza è quella di Paolo Garimberti, giornalista, già Presidente RAI e direttore del TG2, membro del CDA della Juventus e oggi editorialista di Repubblica, tra i nomi più attesi del parterre nazionale e internazionale giunto a Brescia in occasione del III Clerici Day, promosso dal centro di documentazione Raccolte Storiche.
Ma il match vincente, oggi sappiamo, per Clerici si disputò attorno al perimetro del campo, con la penna in mano al posto della racchetta e lo sguardo fisso su ciò che vi accadeva all’interno, pronto non a raccontare quello il fatto ma a commentare e spiegare perché era potuto accadere.
«Quando lo conobbi, Gianni collaborava con la Gazzetta dello Sport, poi fu assunto dalla redazione sportiva de Il Giorno – all’epoca il quotidiano più all’avanguardia del panorama nazionale, quello con le firme più prestigiose – dove scriveva anche di ciclismo, sci, rugby e poco di calcio che considerava uno sport volgare» ricorda Garimberti.
Al 1988 risale il passaggio a Repubblica «dove lavoravo anche io e dove Clerici rimase fino alla fine». Nel mentre si colloca una produzione letteraria densissima, il cui esempio magistrale è quel «500 anni di tennis, tradotto in sei lingue e unanimemente considerato la Bibbia del tennis, dalla pallacorda ai giorni nostri».