Come nasce l’idea della tua tesi magistrale dedicata al tema: Aspetti fonetici e prosodici dell’ironia in tedesco: parlato spontaneo e sintesi vocale?
«La mia tesi magistrale nasce da una combinazione di fattori: anzitutto un mio interesse personale per la Linguistica in generale, nato proprio dai miei studi universitari, e per la Fonetica, in particolare quella tedesca, che in Cattolica ha una tradizione molto solida, e per il neonato mondo IA, che trovo tanto affascinante, quanto spaventoso; e poi un fatto quasi aneddotico. Come ho scritto anche nell’introduzione della mia tesi, qualche tempo fa stavo chiacchierando con un amico non vedente - che usa giornalmente lettori di schermo come mezzo per avere accesso a parte dei contenuti testuali di cui fruisce – e lui si lamentava del fatto che, nonostante tutti i progressi che l’IA sta facendo, nessuno ha ancora inventato un modo per far sì che ciò che viene letto da questi sistemi non suoni sempre come un monotono annuncio di servizio. Ho allora iniziato a chiedermi cosa ci fosse dietro questi sistemi e a cercare di capirne il funzionamento, ho così proposto alla professoressa Federica Missaglia, docente di Linguistica tedesca, un’idea di tesi, che poi abbiamo sviluppato insieme».
«La tesi si è posta l'obiettivo di identificare le caratteristiche prosodiche e fonetiche del parlato pragmaticamente marcato in tedesco, in modo particolare di ironia e sarcasmo, e di confrontare il parlato spontaneo con le produzioni sintetizzate dai sistemi neurali. È un progetto alquanto interdisciplinare che si colloca all’intersezione tra pragmatica e fonetica e che fa propri alcuni aspetti di linguistica computazionale».
Se ripensi a tutti i docenti incontrati e conosciuti in Cattolica, c’è stato un docente che si è rivelato particolarmente importante per le sue lezioni, il suo approccio, I suoi consigli?
«Uno degli aspetti che ho apprezzato di più del percorso qui in Cattolica, e della mia Facoltà, è stata la possibilità di un rapporto davvero diretto con i docenti, merito spesso di corsi con un contenuto numero di studenti. Sicuramente – tra i tanti - Maurizia Calusio, professore di letteratura russa, ha avuto un grande impatto sul mio percorso accademico e umano. Tra i tanti insegnamenti preziosi che mi ha dato in questi anni - oltre ad avermi trasmesso un viscerale amore per la letteratura e la poesia russe, nonché per questa lingua meravigliosa - c’è quello di non fermarsi mai alla superficie: chiedersi sempre perché qualcosa è in un certo modo, quali processi sottostanno a un determinato fenomeno, cosa ha reso possibile che le cose stessero così, e affrontare tutto con spirito critico, mettere tutto in discussione e, soprattutto, mettersi in discussione. Che si tratti di chiedersi perché un poeta ha scelto un determinato metro e cosa questa scelta implica, o del perché c’è una differenza nel dire правда o истина e cosa significa scegliere una parola rispetto all’altra. Sostanzialmente quello che ho imparato dalla professoressa Calusio è a guardare oltre, a cercare sempre il perché, a interrogarmi sempre su tutto e a non essere mai solo spettatore passivo. È stata la persona che più è riuscita a farmi pensare davvero durante il mio percorso universitario; non è stato mai semplice seguire le sue lezioni, era richiesto spesso un grande sforzo mentale, ma credo sia proprio questo il senso dell’università, e per questo, più che per qualsiasi altra cosa, le sarò sempre grata».
E se dovessi dare tu un consiglio a una futura matricola, che cosa le suggeriresti?
«Un consiglio è quello di coltivare i vostri interessi anche al di fuori dell’università e di gestire lo studio come un lavoro: per esempio, in sessione, io non ho mai studiato il weekend. Ho studiato in biblioteca, dalle ore 10 alle 18, tutti i giorni, ma non ho mai preso un libro in mano nel fine settimana».
Prima di ogni tuo esame hai seguito qualche rituale o piccola scaramanzia?
«Prima di ogni esame ho sempre voluto e dovuto ascoltare tre pezzi musicali, secondo il seguente ordine preciso: la Nona di Beethoven, la Walkürenritt di Wagner e il Valzer n.2 di Shostakovich».
E ora che hai conseguito anche la tua laurea magistrale quali sono i tuoi progetti per il futuro?
«Mi piacerebbe fare ricerca, credo sia il lavoro dei miei sogni. Da piccola a volte dicevo di voler fare la scienziata, pensando sempre di voler lavorare in ambito medico; più tardi ho capito che il termine scienza ha un’accezione molto più ampia e che si può fare ricerca in qualunque settore. Vorrei estendere il mio progetto di tesi e continuare a lavorare con la sintesi vocale e con il parlato pragmaticamente marcato. Mi piacerebbe fare altre esperienze all’estero; ma se dovessi stare a Milano, l’Università Cattolica sarebbe sempre la mia prima scelta!».