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Comunicare la scienza. Mediazione e mediatori del sapere scientifico nella società complessa

22 settembre 2026

Comunicare la scienza. Mediazione e mediatori del sapere scientifico nella società complessa

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I risultati del Progetto di interesse di Ateneo dedicato allo studio del ruolo di media, piattaforme e attori sociali nella comunicazione pubblica della scienza sono stati presentati all’Università Cattolica del Sacro Cuore a Milano lo scorso 18 settembre.

Il progetto di ricerca, realizzato tra il 2023 e il 2025, prende le mosse dalle recenti emergenze globali che - come la pandemia da COVID-19 e il cambiamento climatico - hanno riportato la conoscenza scientifica e tecnologica al centro del dibattito pubblico, evidenziando l'urgenza di comprendere la complessa interazione tra sapere esperto a carattere scientifico e saperi laici. Tale dinamica è stata indagata lungo tre direttrici fondamentali: la relazione tra scienziati e cittadini, il rapporto tra mondo della scienza e policy maker e l'interazione tra decisori e cittadinanza sulle scelte di governo ad alto contenuto scientifico. 

In un contesto mediatico esposto alle fake news e segnato dall'intervento di opinion maker non specialisti, è emersa la necessità di indagare i meccanismi di mediazione del sapere scientifico e il ruolo dei suoi mediatori nell’informazione dei cittadini, nella costruzione dell’opinione e del consenso, nel supportare i processi decisionali e di policy making.

In risposta a queste sfide, il progetto promosso dall'Ateneo ha inteso considerare la fiducia come esito di articolati processi di comunicazione, ponendo al centro dell'analisi gli attori e le dinamiche di mediazione, disintermediazione e rimediazione. 

L'iniziativa si è caratterizzata per un'ampia interdisciplinarità, raccogliendo 60 ricercatori distribuiti in 15 Unità di ricerca, afferenti a 8 Facoltà, 12 Dipartimenti e 9 tra Centri di ricerca, Alte Scuole e Organismi d'Ateneo. 

Promossa dal dipartimento di Scienze della comunicazione e dello spettacolo e dal Centro di ricerca sui Media e la comunicazione OssCom, la conferenza conclusiva del progetto è stata aperta dal direttore del Dipartimento Ruggero Eugeni e dal direttore di OssCom Piermarco Aroldi. Sono intervenuti i keynote speaker Jaron Harambam dell’Università di Amsterdam sul tema “Science is not scientific enough!” - The ambivalent relation between conspiracy theorists and (dis)trust in science, e Paolo Volonté del Politecnico di Milano su “Naive scientism and the vulnerability to misinformation”. La mattina è continuata con il confronto sul tema “Who Informs About Science? Channels, mediators, and trust in the Italian context” ed è terminata con la tavola rotonda “Addressing mediation of science: disciplinary challenges”.

Il pomeriggio è stato dedicato poi a tre panel di approfondimento che hanno indagato, rispettivamente, le variabili psicologiche, sociodemografiche e comportamentali connesse con canali informativi utilizzati dai cittadini; il ruolo della mediazione nei processi di costruzione della fiducia in ambito medico-sanitario; e il peso dell’Expertise scientifico nei processi decisionali e deliberativi a carattere politico-amministrativo, giudiziario e di ricerca scientifica.

Infine, è stata presentata la Special Issue di Comunicazioni Sociali “Mediating Science: Mediation and Mediators of Scientific Knowledge in Complex Society”, che ospita interventi sia di ricercatori esterni che di partecipanti alla ricerca.
 

 

Nel corso della conferenza conclusiva particolare rilievo è stato dato a come i cittadini si informano sui temi scientifici, attraverso quali canali, su chi media per loro il sapere scientifico, quali fonti considerano affidabili. In questo ambito i ricercatori si sono domandati in particolare in che modo i canali e gli intermediari attraverso cui le persone entrano in contatto con la conoscenza scientifica contribuiscono a definire il loro orientamento nei confronti della scienza stessa. Non basta chiedersi quali informazioni scientifiche raggiungano i cittadini, ma occorre capire attraverso quali ambienti comunicativi, grazie a quali figure di mediazione e con quali implicazioni per la fiducia nella scienza questo avviene.

Questo studio, svolto nel giugno del 2024, ha considerato due dimensioni: da un lato i canali attraverso cui i cittadini incontrano l’informazione scientifica, dall’altro i mediatori che contribuiscono a selezionarla, tradurla e renderla credibile.

Le abitudini di fruizione e le percezioni degli italiani sono state interrogate in relazione ad alcuni orientamenti nei confronti della scienza: il livello di fiducia verso la scienza e gli scienziati, ma anche il populismo scientifico e lo scientismo ingenuo.

Il campione analizzato riguarda 1000 adulti italiani (51,5% donne, 48,3% uomini) tra i 19 e i 100 anni di età. Il grado di istruzione è la secondaria superiore nel 69,4% dei casi, la primaria/secondaria inferiore nel 13,1% e terziaria nel 17,6%. È stato preso in considerazione anche l’orientamento politico nel caso delle elezioni politiche del 2022, che è risultato di destra per il 24,5% degli intervistati, di centrosinistra per il 17%, di sinistra per il 15,5%, di centro destra per il 5,8%.

I cittadini dichiarano di essere raggiunti dall’informazione scientifica attraverso una pluralità di canali. La televisione continua a occupare una posizione ampiamente centrale, e con essa i media generalisti, ovvero giornali e radio. Sono consultati anche i media scientifici specializzati (pubblicazioni accademiche, siti web scientifici) e i media di divulgazione scientifica (enciclopedie, libri di testo, riviste di divulgazione e social media), mentre podcast e applicazioni di messaggistica risultano molto meno utilizzati.

Rispetto all’affidabilità percepita, dallo studio emerge che i canali che gli italiani utilizzano più spesso non sono quelli che considerano più affidabili. Al vertice della graduatoria della fiducia troviamo infatti canali specializzati o divulgativi come pubblicazioni scientifiche, siti specializzati, libri divulgativi e testi scolastici. Da un lato i cittadini riconoscono che le fonti scientificamente più solide sono quelle specializzate o divulgative, dall’altro continuano a entrare in contatto con la maggior parte delle informazioni scientifiche attraverso canali generalisti. I social media, sebbene risultino tra i canali utilizzati regolarmente per l’accesso all’informazione scientifica, ricevano valutazioni tra le più basse in termini di affidabilità.

I divulgatori scientifici occupano la prima posizione tra le figure più frequentemente consultate. Seguono scienziati, medici e istituzioni di ricerca. Più distanti si collocano giornalisti, insegnanti, istituzioni pubbliche, persone comuni e influencer.
Indipendentemente dal grado di affidabilità attribuito a una figura, la percezione che essa cerchi di orientare il comportamento o le scelte degli interlocutori risulta associata a livelli più elevati di populismo scientifico e a una minore fiducia nella scienza. 
 

Un articolo di

Redazione

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