Il professor Lorenzo Morelli, coordinatore del Master, ha richiamato il senso stesso del termine: «La parola “master” deriva da magister, colui che detiene il sapere. Ma oggi il sapere del singolo non basta: per innovare nel settore alimentare servono interazioni fra nutrizione, tecnologia, società e istituzioni che lavorino insieme. La ricerca apre continuamente nuovi orizzonti al mondo del cibo e ci chiede di trovare parole nuove per raccontarli: l’università può contribuire, in modo transdisciplinare, a formularle correttamente. È questo che chiediamo ai nostri studenti: affrontare questioni ancora aperte, come il ruolo della matrice alimentare nel determinare l’assorbimento dei nutrienti con vantaggi nutrizionali e ambientali: si consuma di meno, ci si nutre meglio. Il contesto del campus di Cremona, con i suoi laboratori e gli impianti pilota, consente di impostare una didattica in cui gli studenti mettono “le mani in pasta” e partono dai prodotti per arrivare alla teoria, e muoversi con la stessa concretezza che anima Fondazione Ferrero e Università Cattolica, tenendo insieme competenza professionale e umanità».
Nella sua lectio, il professor Rocco Bellantone ha ricordato quanto la salute umana e la longevità in salute siano una questione di equità e dipendano dal sistema nel quale viviamo. Promuovere healthy ageing «richiede un cambio di prospettiva. Significa investire nella prevenzione lungo tutto il corso della vita, ridurre le disuguaglianze e utilizzare l’innovazione in modo rigoroso, affinché i suoi benefici siano realmente accessibili. Significa anche riconoscere, nella prospettiva One Health, che la salute delle persone è strettamente connessa alla salute degli animali, dell’ambiente e dei sistemi alimentari. […] Ogni nuova tecnologia, ogni nuovo prodotto, ogni innovazione deve essere valutata non solo per ciò che rende possibile, ma per il beneficio concreto che porta alla salute e alla società. La sfida non è semplicemente vivere più a lungo, ma aggiungere salute, autonomia e qualità agli anni».
La cerimonia si è conclusa con la presentazione degli undici studenti che frequentano il Master nell’anno accademico 2026-27: provengono da Bosnia, Cile, India, Italia, Marocco, Messico e Turchia, con percorsi che spaziano dalle tecnologie alimentari, alle biotecnologie e alla nutrizione. Questa varietà di esperienze e competenze rappresenta uno dei principali punti di forza del programma.
Erogato interamente in inglese, il Master alterna le lezioni nel campus di Cremona dell’Università Cattolica alle attività nelle sedi Ferrero di Alba. Prevede due viaggi di studio, al Borgo Laudato Si’ di Castel Gandolfo e a Chicago (Ferrero Innovation Center e Northwestern University), e un tirocinio di tre mesi in Ferrero.
Cinque le aree tematiche in cui si articola il programma: nutrizione e diete sostenibili; tecnologie per trasformazione e conservazione degli alimenti; psicologia dei consumi e marketing intelligence; sicurezza alimentare e food security; business case. Il legame con l’impresa porta a lavorare su sfide concrete. Accanto alle lezioni, 96 ore di attività pratiche e di apprendimento applicato, che comprendono lo sviluppo di quattro prodotti alimentari innovativi.
«Un Master» ha concluso Beccalli, che è «una concreta dimostrazione della nostra missione a essere una Research University capace di generare un dialogo proficuo tra discipline, attività scientifiche e responsabilità sociale, tra innovazione tecnologica e centralità della persona».