Per la prima volta su scala globale e per tutto il XXI secolo (fino al 2100) il gruppo di ricerca dei fisici ambientali della Facoltà di Scienze, matematiche, fisiche e naturali dell’Università Cattolica del Sacro Cuore - campus di Brescia - hanno stimato gli effetti del cambiamento climatico sul frumento, misurando la quantità di ozono assorbito dagli stomi delle piante.
Il lavoro, intitolato “Global Flux-Based Assessment Reveals Declining Ozone Risk for Wheat in Future Climate Change Scenarios”, è stato pubblicato su Global Change Biology, una delle riviste scientifiche internazionali più autorevoli nel campo dei cambiamenti globali, dell’ecologia e delle interazioni tra clima, atmosfera e biosfera. La rivista è considerata un punto di riferimento per la comunità scientifica che studia gli impatti ambientali su ecosistemi e agricoltura.
Lo studio rappresenta il frutto di più di un anno di intenso lavoro del dottorando in Science Pierluigi Guaita, svolto nell’ambito del gruppo di ricerca bresciano dell’Università Cattolica, in collaborazione con scienziati di istituzioni internazionali in Europa e Nord America. La ricerca si distingue per l’approccio innovativo: per la prima volta su scala globale e per tutto il XXI secolo, il rischio da ozono per il grano viene valutato con un approccio “flux-based”, che considera la quantità di ozono effettivamente assorbita dalle piante attraverso gli stomi, superando i limiti dei tradizionali indicatori basati solo sulle concentrazioni atmosferiche ed esposizioni. Utilizzando modelli climatici avanzati (CMIP6) e diversi scenari socioeconomici futuri (SSP), lo studio mostra che politiche efficaci di controllo delle emissioni possono ridurre drasticamente le perdite di resa a livello globale. Al tempo stesso, aree come il Sud e l’Est asiatico (ad es. l’India), parti dell’Africa e alcune regioni della Cina potrebbero continuare a subire danni rilevanti in termini di raccolto e resa agronomica/economica.