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Incontri da Festival

02 marzo 2026

Incontri da Festival

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Il cinema prima di tutto è fatto di emozioni, l’ho capito sin da piccolo, quando a quattro anni ogni domenica frequentavo il cinema parrocchiale del mio paesino e mi innamorai di questo mondo». Alberto Barbera, direttore artistico della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, ha ripercorso le tappe della sua vita e dalla sua carriera professionale all’interno dell’incontro che  ha aperto, giovedì 26 febbraio, il ciclo Incontri da Festival, quattro appuntamenti, promossi dall’Alta Scuola in Media, Comunicazione e Spettacolo (ALMED), per conoscere il dietro le quinte dell’organizzazione di eventi di straordinaria portata, raccontati direttamente da coloro che li dirigono.

L’incontro di apertura è stato introdotto dalla professoressa Mariagrazia Fanchi, direttrice Almed, e coordinato da Andrea Chimento, docente dell’Università Cattolica, e da Gianluca Pisacane, critico cinematografico e tutor presso l’Università Cattolica.

«Quando si fa riferimento al Festival del Cinema di Venezia tutti pensano al glamour, al tappeto rosso, ai migliori attori del mondo. Dietro tutto questo però c’è una complessissima macchina organizzativa, frutto del lavoro di un anno che viene messo duramente alla prova negli undici giorni di durata del Festival, dove si spera che tutto fili liscio».

Dietro le quinte le attività organizzative e di pianificazione sono molteplici, ha spiegato Barbera, ma certamente quella più importante è la selezione dei film che verranno proiettati durante i giorni del Festival. «Quando nel 1999 mi ritrovai per la prima volta da direttore artistico a dover selezionare i film da trasmettere in sala i candidati erano 900. Lo scorso anno abbiamo ricevuto circa 4250 candidature. Questo da l’idea di come sia cambiato il cinema nel corso degli anni e di come il lavoro di selezione sia diventato ulteriormente complesso. Chiunque può mandare il proprio film per essere esaminato, ma ad un aumento della quantità delle candidature non corrisponde per forza un aumento della qualità. Naturalmente è un lavoro enorme che non posso svolgere totalmente da solo; per questo negli anni ho formato una squadra di amici ed esperti provenienti da tutto il mondo e da culture diverse per svolgere un lavoro di preselezione ed aiutarmi».


Tra gli altri compiti che il direttore artistico deve svolgere dietro le quinte ci sono la composizione delle giurie che, come ha raccontato Barbera, richiede «tante telefonate e tanti tentativi», e la pianificazione del calendario delle proiezioni. È proprio questo forse l’aspetto che richiede più pazienza e diplomazia: «Collocare 70/80 film in un periodo di undici giorni è molto difficile. Le trattative con gli studios sono costanti; naturalmente tutti preferirebbero veder proiettata la propria produzione sabato alle 19, o comunque nel week-end, e il mio compito è spiegargli che non è possibile. Ogni anno riceviamo proteste o minacce di ritirare il film una volta annunciato il calendario, ma alla fine col dialogo si risolve tutto e riusciamo a portare a casa il lavoro». 

Incontri da Festival - Il calendario

Dalla “rivalità amichevole” con Thierry Fremaux, direttore artistico del Festival del Cinema di Cannes che insieme a Venezia rappresenta l’altro appuntamento mondiale del cinema, alla rivoluzione digitale, che ha sconvolto il panorama cinematografico, uno degli aspetti più importanti su cui si è voluto soffermare Barbera nella parte conclusiva dell’incontro è quello dell’importanza dei festival cinematografici e in particolare di quelli locali che «continuano a mantenere vivo l’interesse per il cinema, la sua essenza». Sotto la sua direzione a Venezia sono passati film come Eyes Wide Shut di Stanley Kubrick, Joker di Todd Phillips e La La Land di Damien Chazelle.

I prossimi appuntamenti del ciclo Incontri da Festival saranno il 19 marzo con Paola Malanga, direttrice artistica della Festa del Cinema di Roma, il 23 aprile con Tiziana Rocca, direttrice artistica del Taormina Film Festival, e il 7 maggio con Giona Nazzaro, direttore artistico del Locarno Film Festival.

Un articolo di

Marco Giorgini

Scuola di giornalismo

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