«Agricoltura, alimentazione e ambiente riguardano direttamente la salute, l’economia e la qualità della vita di tutti», osserva Lucini. Da qui l’importanza di un’Università «capace di ascoltare e di costruire un dialogo fondato su dati ed evidenze». Un confronto che, per il preside, può «rafforzare la fiducia, alimentare la curiosità e mettere la conoscenza al servizio del bene comune. Per questo» dice Lucini «l’università deve essere un luogo aperto, capace di ascoltare e di costruire un dialogo fondato su dati ed evidenze. Incontrare i ricercatori consente ai cittadini, e soprattutto ai giovani, di comprendere come nascono le innovazioni e quali responsabilità comportano».
Alle nuove generazioni si è rivolto in particolare il workshop “Dall’incontro al login”, promosso dalla Facoltà di Scienze della formazione, che attraverso un video e un gioco di ruolo ha invitato ragazze e ragazzi a riflettere sulle dinamiche delle relazioni affettive negli ambienti digitali. Un tema che si inserisce nelle sfide con cui oggi si confrontano le scienze dell’educazione. «Il rapido sviluppo delle nuove tecnologie sta incidendo profondamente sull’apprendimento e sull’insegnamento, sui processi educativi comunitari e sulla formazione», spiega Domenico Simeone, preside della Facoltà di Scienze della formazione. Un cambiamento che apre alla ricerca pedagogica «nuove frontiere, nuove sfide e nuove opportunità che bisogna saper cogliere se vogliamo gettare le basi per un nuovo umanesimo».
Anche la Facoltà di Economia e Giurisprudenza ha contribuito alla mattinata, mettendo al centro il ruolo delle discipline economiche e giuridiche nella comprensione delle trasformazioni della società: «La Notte dei Ricercatori è un’opportunità importante per mostrare quanto la ricerca sia parte integrante della vita della società e quanto possa contribuire a comprenderne i cambiamenti» sottolinea il preside di facoltà Marco Allena. Le scienze economiche e giuridiche, in particolare, offrono strumenti per interpretare fenomeni complessi, coglierne le implicazioni e individuare risposte alle trasformazioni in atto». Per questo «aprire l’Università alla città significa condividere questo patrimonio di conoscenze e favorire «un confronto consapevole sui temi che riguardano il nostro presente e il nostro futuro», contribuendo a formare «cittadini in grado di affrontare con maggiore consapevolezza le sfide del nostro tempo».