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Leadership sostenibile, parlano i top player italiani
Serena De Vena di UniCredit inaugura il ciclo di incontri sulle diverse declinazioni della sostenibilità
| Bianca Martinelli
17 aprile 2026
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La tenuta e l’evoluzione della manifattura rappresentano una delle questioni più urgenti per il futuro dell’economia europea.
Tra il ritorno di politiche protezionistiche, la crescente competizione globale — in particolare da parte della Cina — e la ridefinizione degli equilibri economici internazionali, il modello produttivo europeo, storicamente fondato sulla solidità della manifattura, appare infatti sempre più sotto pressione.
In questo contesto, segnato anche dall’avanzata dell’innovazione tecnologica e dell’intelligenza artificiale, si impone una riflessione profonda sulla competitività del sistema economico europeo e italiano.
Parte da queste premesse il seminario "Manifattura sotto pressione: Brescia e l’Europa a un bivio", promosso dal corso di laurea magistrale GEOR- (Gestione del lavoro e comunicazione per le organizzazioni), attivo presso la sede bresciana, con Confindustria Brescia nel solco del percorso di analisi sviluppato attraverso BFocus, il report periodico dedicato alle dinamiche economiche internazionali, interpretate attraverso un lente territoriale.
Un'analisi in fieri di ciò che di fatto sta accadendo in Europa sulla scorta delle macro dinamiche mondiali, ma anche occasione di orientamento per gli studenti interessati al corso di laurea magistrale GEOR della Facoltà di Scienze politiche e sociali, per evidenziare la contaminazione concreta tra formazione accademica e tessuto economico locale.
«Il rischio di deindustrializzazione in Europa, e quindi anche in Italia, è oggi una questione che richiede uno sguardo lucido e una capacità di analisi non superficiale. L’Italia resta senza dubbio il secondo Paese manifatturiero europeo e Brescia rappresenta, in questo quadro, un territorio di eccellenza, segnato da una tradizione produttiva solida, da una diffusa vitalità imprenditoriale e da una straordinaria cultura del lavoro» – ha riportato la professoressa Daniela Bragoli, docente di economia politica alla Facoltà di Scienze politiche e sociali e membro del comitato scientifico di Opter- Osservatorio per il territorio: impresa, formazione, internazionalizzazione.
Un articolo di
«Allo stesso tempo, però, stanno emergendo nodi strutturali che non possono essere ignorati: l’ascesa della Cina, ormai competitiva anche nei settori a più alto valore aggiunto, la difficoltà europea nel rinnovare e differenziare il proprio modello produttivo e una politica industriale comune che, negli ultimi anni, è apparsa spesso frammentata, talvolta più orientata alla regolazione che al sostegno strategico della competitività, dell’innovazione e degli investimenti» ha proseguito.
Se da un lato infatti l’Italia continua a dimostrare una buona capacità competitiva sui mercati internazionali — come testimonia il surplus della bilancia commerciale — dall’altro emergono segnali che invitano alla cautela. Dal 2000, infatti, la capacità produttiva nazionale si sarebbe ridotta di circa il 19%, evidenziando un progressivo indebolimento dell’apparato industriale dovuto a mancati investimenti, obsolescenza degli impianti e processi di delocalizzazione.
Questa dinamica assume un significato ancora più rilevante se osservata da una prospettiva territoriale come quella di Brescia, uno dei principali poli manifatturieri europei.
Pur mantenendo una posizione di rilievo — seconda in Europa per valore aggiunto manifatturiero e tra le province più specializzate nel settore — anche il territorio bresciano mostra segnali di rallentamento, rendendo particolarmente significativa un’analisi approfondita delle trasformazioni in corso.
Tra i momenti centrali del seminario la presentazione di un nuovo indicatore di capacità produttiva elaborato dal Centro Studi di Confindustria Brescia: uno strumento inedito per il territorio, in grado di scattare una fotografia delle fragilità del sistema industriale locale nel più ampio contesto europeo.
L’iniziativa ha visto anche il contributo di Ebis (Ente bresciano per l’istruzione superiore) e OpTer, a testimonianza della volontà condivisa di costruire un confronto concreto tra istituzioni, imprese e mondo accademico.