Avendo studiato in entrambi i sistemi universitari – quello italiano e americano – quali sono per te le differenze maggiori che hai riscontrato nell’impostazione delle lezioni e dello studio? «Ciascuno presenta caratteristiche molto valide e complementari. In Italia ho ricevuto una preparazione teorica estremamente solida: l’Università Cattolica mi ha fornito basi rigorose in economia, finanza e analisi quantitativa, insegnandomi ad affrontare i problemi con metodo e profondità. Negli Stati Uniti ho trovato invece un approccio più orientato all’applicazione pratica delle conoscenze: lavori di gruppo, casi aziendali, simulazioni, presentazioni e discussioni in aula. La partecipazione è parte integrante del processo di apprendimento e spesso contribuisce alla valutazione finale.
Una differenza che mi ha colpita in modo particolare riguarda invece il rapporto tra studenti e docenti. Negli Stati Uniti il dialogo è generalmente più diretto e informale. Gli studenti sono incoraggiati a porre domande, esprimere opinioni e sviluppare un confronto continuo con i professori. Credo che la combinazione di questi due approcci abbia rappresentato per me un grande vantaggio: la profondità teorica acquisita in Italia e la capacità di applicare concretamente le conoscenze sviluppata negli Stati Uniti».
Dopo la laurea magistrale, il tuo percorso formativo non si è fermato. Perché hai scelto di proseguire con i corsi di specializzazione alla Extension di Los Angeles? «L’esperienza alla Fordham University mi aveva dato moltissimo, sia dal punto di vista accademico sia da quello professionale, e io ho voluto continuare a crescere in quel contesto. La scelta è ricaduta su UCLA Extension perché offriva corsi altamente specializzati e strettamente connessi alle esigenze del mondo del lavoro. Sostanzialmente è stata una naturale prosecuzione del mio percorso iniziato all’Università Cattolica di Milano – dove prima della magistrale avevo conseguito la laurea triennale in Economia e Gestione Aziendale – e consolidato alla Fordham University di New York».
Oggi Martina dove vivi e di che cosa ti occupi? «Attualmente abito a Los Angeles, una città che negli ultimi anni è diventata la mia seconda casa. Ho avuto l’opportunità di maturare diverse esperienze professionali e continuo a dedicarmi a progetti di ricerca indipendente legati alla valutazione aziendale, alla leadership e alla creazione di valore nelle organizzazioni. I miei interessi si concentrano su come le decisioni manageriali influenzino la crescita delle imprese nel lungo periodo, desidero costruire una carriera professionale nel settore finanziario e degli investimenti, contribuendo attraverso l’analisi strategica alla comprensione dei fattori che determinano il successo di un’organizzazione».
Recentemente hai co-pubblicato il libro intitolato: Extraordinary Synergy: Founder Built It, CEO Cashed It – Valuing Legacy vs. Leadership. Mi racconti questa esperienza? «È nata da un percorso di collaborazione e ricerca sviluppato nel tempo insieme alla professoressa Hairong Gui. L’idea centrale del progetto era analizzare un tema che considero estremamente interessante: in che modo la leadership influenza il valore di un’impresa? Spesso quando si valuta un’azienda l’attenzione si focalizza sui risultati economici e finanziari, ma dietro quei numeri ci sono persone, decisioni strategiche e visioni imprenditoriali che possono avere un impatto enorme sulla creazione di valore. All’interno del progetto io mi sono occupata degli aspetti legati alla finanza aziendale, alla valutazione d’impresa e all’analisi strategica. È stato un lavoro che ha richiesto ricerca, raccolta di dati e studio di casi aziendali. Confesso che, vedere il libro pubblicato, è stata per me una grande soddisfazione».
Da dove nasce il tuo interesse per la finanza e come sei arrivata a dedicarti, in particolare, all’ambito della valutazione aziendale? «L’interesse è nato durante gli anni universitari, mi affascinava il fatto che dietro ogni azienda, investimento o decisione economica esistesse una storia fatta di strategie, persone e visioni di lungo termine. Nel tempo, e con lo studio, ho scoperto un interesse specifico per la valutazione aziendale, in quanto rappresenta un punto di incontro tra numeri e strategia. Valutare un’impresa non significa semplicemente analizzare bilanci o indicatori finanziari, ma comprendere quali fattori generano valore e quali decisioni possano influenzarne la crescita futura. Questa prospettiva mi ha portata a interessarmi sempre di più ai temi della leadership, della governance e dell’innovazione».
Come ricordi i tuoi anni di studio in Università Cattolica? Sei soddisfatta della formazione ricevuta? «Ricordo quegli anni con grande gratitudine, sono stati anni importanti non solo dal punto di vista accademico, ma anche personale. L’Università Cattolica mi ha fornito una preparazione solida e rigorosa, ho incontrato docenti preparati e compagni di corso motivati, in un ambiente che mi ha sempre incoraggiata a guardare oltre i confini nazionali. Se oggi ho potuto studiare e lavorare negli Stati Uniti, molto del merito va alle competenze acquisite e alle basi costruite durante quegli anni in Cattolica».
Quindi per te, Martina, qual è stato il “valore aggiunto” dell’aver studiato in Cattolica? «Il più grande valore aggiunto è stato probabilmente l’apertura internazionale. Attraverso il Double Degree, e le numerose opportunità offerte dalla Cattolica, ho avuto la possibilità di costruire un percorso che mi ha portata prima a New York e poi a Los Angeles. Ma l’Università Cattolica non mi ha trasmesso soltanto nozioni e competenze: mi ha dato un metodo di lavoro, una mentalità aperta e la fiducia necessaria per affrontare contesti internazionali complessi. Mi ha insegnato che l’ambizione deve sempre essere accompagnata dalla preparazione e che le opportunità più importanti arrivano quando si è disposti a mettersi in gioco».
Un insegnamento che l’alumna Martina ha fatto proprio e messo in pratica con coerenza, e che l’ha portata lontano, davanti a strade e opportunità che non avrebbe forse mai pensato di percorrere e poter cogliere.