Cosa ha spinto la Chiesa a invitare “un ateo anticlericale, laicista militante, razionalista ostinato ed empio rigoroso”, come lo stesso Cercas si definisce? E come si sente lui a essere corteggiato dalla Chiesa? Alla domanda di Mottola lo scrittore ha risposto ironicamente «È un mistero! Non potevo perdere un’opportunità simile, ma a due condizioni che caratterizzano i romanzieri: usare il senso dell’umorismo e raccontare la verità. A questo proposito, la frase più bella che ho sentito dal Papa è stata questa: “La cosa più vicina alla grazia divina è il senso dell’umorismo”» – ha raccontato Cercas –. «Questo libro parla di un folle che ha perduto la fede che incontra il folle di Dio, papa Francesco, il quale ha scelto di chiamarsi come il Santo che parlava di sé stesso proprio come del “folle di Dio”. Questo giallo svelerà l’enigma degli enigmi, la resurrezione della carne e la vita eterna».
E lo farà con un linguaggio interlocutorio che non lascia scampo e che predilige la schiettezza. Provocato da Mottola sul linguaggio della Chiesa, Cercas ha imputato alla Chiesa di utilizzare un linguaggio vecchio, criptico, per iniziati (e cita parole di difficile comprensione come “sinodalità”, “dicastero”, “concistoro”), privo di ironia e del senso dell’umorismo.
Chi era Francesco? «Un uomo e un Papa. È stato tantissime persone, non era perfetto e lottava contro la “papolatria”, era in lotta con sé stesso per diventare il migliore possibile, chiedeva scusa quando sbagliava – ha detto Cercas nel ritrarre il Papa e permettendosi di correggere la prima frase di Francesco eletto Papa ancora nella Cappella Sistina “Accetto ma sono un peccatore” in “Accetto perché sono un peccatore”. La Chiesa, infatti, è piena di peccatori e Cristo ha scelto come successore Pietro che l’ha tradito tre volte».
Entrando in Vaticano Cercas ha scoperto un mondo che non conosceva. Si è confermato nell’idea che «Cristo è stato un uomo pericoloso, rivoluzionario, sovversivo, è venuto a portare la spada, per lui le donne e gli uomini erano uguali, non frequentava gente di potere e stava anche con le prostitute. Per questo Francesco ha parlato di “Chiesa in uscita”, per tornare al cristianesimo delle origini».
Nato e cresciuto in Spagna, dove la dittatura si è mescolata alla religione («il franchismo era nazionalcattolicesimo»), Cercas ha sempre rifiutato «una chiesa clericale, oscurantista, sessuofoba». Ha detto di aver perso la fede per questo, ma anche di apprezzare la ribellione contro la morte espressa dalla Chiesa stessa.
Di fronte a un’ulteriore sollecitazione di Mottola, un richiamo Cercas l’ha rivolto alla stampa perché i giornalisti interpellano sempre il Papa su questioni sociali e politiche ma «non chiedono mai della vita eterna e della resurrezione della carne». Forse è questa la vera ragione del successo internazionale del Folle di Dio alla fine del mondo, un libro che pone una domanda inusuale. E anche Soul, in questi tre anni, ha messo al centro parole poco usate o molto fraintese come la meraviglia, la fiducia e ora il mistero in tutta la sua imponderabilità e indisponibilità, ossia nella sua insondabile presenza in ogni momento della quotidianità.
Così, ha preso il via il Festival Soul che prevede oltre settanta momenti di riflessione, musica, letteratura, poesia, meditazione, diffusi in diversi luoghi della città fino a domenica 22 marzo. Con l’intenzione, come ha anticipato all’inizio dell’incontro monsignor Bressan, di fare «esperienza del mistero sulle orme di sant’Ambrogio, ascoltando la saggezza delle tradizioni e della Parola ispirata, condividendo la gioia e le emozioni che solo il canto del mondo sa dare, accumulando energie per stare in silenzio e fare tesoro del bene che siamo ancora capaci di raccontare e testimoniare».