«Fragile è qualcosa che può rompersi, ma anche qualcosa che può essere custodito». Bernardo Giorgio Mattarella, docente di Diritto amministrativo alla Luiss Guido Carli, ha richiamato il significato del termine per spiegare il duplice messaggio trasmesso dal volume “Governare le fragilità. Istituzioni, sicurezza nazionale, competitività” (pubblicato da Mondadori), scritto con Roberto Garofoli, presidente di sezione del Consiglio di Stato. «La nostra analisi è partita dal sistema amministrativo italiano e dal modo in cui i grandi cambiamenti globali hanno modificato il contesto in cui operiamo. Le fragilità non sono un fenomeno unico: alcune si sono accentuate, altre sono nuove, altre ancora si sono formate nel tempo, come la dipendenza energetica. Sono fragilità che non sempre si risolvono o si eliminano del tutto; spesso si trasformano», ha continuato il professor Mattarella, durante la presentazione del libro che si è tenuta martedì 10 marzo nel Polo San Francesco dell’Università Cattolica del Sacro Cuore.
«Il nostro Paese è spesso descritto come fragile», ha osservato il rettore dell’Università Cattolica del Sacro Cuore Elena Beccalli, introducendo l’iniziativa, rivolta in particolare a studentesse e studenti per approfondire con l’intervento di studiosi ed esperti questioni urgenti per il futuro della Repubblica. «La parola fragilità denota una presa d’atto realista che mira a trovare soluzioni, quindi appunto a governare le fragilità», ha aggiunto la professoressa Beccalli soffermandosi in particolare sul ruolo dell’università. Ricordando come in Italia il numero di laureati resti ancora basso rispetto alla media degli altri Paesi europei, ha ribadito l’impegno dell’Ateneo: «Come istituzione universitaria stiamo investendo molto su questo aspetto, poiché crediamo nel potere trasformativo dell’educazione per migliorare la società. L’educazione è infatti la leva più efficace per trasformare la società e favorire lo sviluppo integrale della persona. La nostra speranza è che le studentesse e gli studenti di oggi – la classe dirigente di domani – non dovranno più governare le fragilità del nostro Paese, bensì definire – con uno sguardo lungo – un futuro di sviluppo integrale (non solo di crescita economica), orientato a garantire il benessere di tutti in una vera e propria logica di bene comune».
Sollecitati dalle domande del direttore di Avvenire Marco Girardo, gli autori hanno passato in rassegna i problemi che si sono sedimentati nel tempo: dalla sicurezza energetica alla disponibilità di materie prime, fino alla carenza di capitale umano qualificato. L’obiettivo non è proporre ricette immediate, ma offrire dati e strumenti di analisi per comprendere meglio le criticità e individuare possibili linee di intervento. «Le fragilità vanno governate, nel senso di sviluppare consapevolezza, capacità di lettura e strumenti adeguati», ha specificato Mattarella.