«L’impostazione educativa, la passione e la competenza hanno caratterizzato il vostro lavoro fino ad oggi»: è l’affermazione che la Rettrice dell’Università Cattolica, Elena Beccalli, ha affidato a una lettera letta dal preside della Facoltà di Scienze della formazione, Domenico Simeone, in occasione dei vent’anni del Cremit, il Centro di ricerca sull’educazione ai media, all’innovazione e alla tecnologia. Un messaggio che richiama il senso di un’esperienza capace, in due decenni, di accompagnare le trasformazioni del panorama mediale con uno sguardo educativo, scientificamente rigoroso e attento alle ricadute nella vita delle comunità.
La ricorrenza è stata celebrata venerdì 23 ottobre, in Università Cattolica, con il convegno “Abitare i media: educazione, ricerca e pratiche. 20 anni di Cremit”, una giornata di confronto sulle sfide della media education e sulle prospettive future della ricerca. Cittadinanza digitale e democrazia, adolescenti e nuove vulnerabilità, media education e pastorale, innovazione didattica e tecnologie sono stati alcuni dei temi al centro dei lavori, che hanno coinvolto studiosi, professionisti e rappresentanti delle istituzioni.
«Festeggiare oggi vent’anni di Cremit significa innanzitutto riconoscere il cammino compiuto e interrogarsi su ciò che ha contribuito a costruire l’identità del Centro»: con queste parole Simona Ferrari, direttrice del Cremit, ha aperto i lavori e ha poi rivolto un ringraziamento particolare a Pier Cesare Rivoltella, fondatore del Centro nel 2006 e direttore fino al 2023, per aver saputo cogliere la sfida delle medialità e promuovere un approccio culturale, non meramente strumentale, ai media e alle tecnologie. L’intuizione originaria è stata quella di mettere in dialogo la ricerca con le scuole e i contesti educativi, superando una visione limitata agli strumenti per interrogarsi sul significato che i media assumono nella vita delle persone e delle comunità: un lavoro trasversale, aperto a sguardi disciplinari differenti e capace di considerare le diverse età della vita.
Ha sottolineato, inoltre, la capacità del Cremit di essere, oltre che un centro di ricerca, «un luogo di incontro e di crescita professionale, un incubatore in cui competenze ed esperienze diverse possono collaborare, anche per periodi limitati, alla costruzione di nuovi percorsi di studio e di intervento». Celebrare questa storia, dunque, non significa soltanto guardare al passato ma significa riconoscere gli apprendimenti maturati e interrogarsi sul modo in cui affrontare le sfide di oggi e di domani.