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AQ Time, la qualità dell’Università parte dall’ascolto

05 novembre 2026

AQ Time, la qualità dell’Università parte dall’ascolto

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Chi si occupa di università lo sa bene, la qualità è fondamentale e rispondere a certi requisiti altrettanto. Per questo dalla nascita dell’ANVUR (Agenzia Nazionale di Valutazione del sistema Universitario e della Ricerca) nel 2006, e soprattutto dalla sua entrata in attività nel 2011, le università italiane hanno progressivamente introdotto, anche attraverso il sistema AVA (Autovalutazione, Valutazione periodica e Accreditamento) del 2013, un sistema strutturato di Assicurazione della Qualità (AQ), che li ha portati a organizzare in modo sistematico le attività di autovalutazione, monitoraggio e miglioramento.

Ma come si valuta davvero la qualità di un Ateneo? La risposta è semplice: ascoltando chi la vive ogni giorno. Da qui nasce l’Iniziativa AQ TIME, promossa dal Presidio della Qualità di Ateneo - la struttura che coordina e supervisiona appunto i processi di Assicurazione della Qualità - insieme ai rappresentanti degli studenti e delle studentesse negli Organi di governo. L’idea? Rinforzare il coinvolgimento dei giovani - che già sono inclusi nei diversi organismi di rappresentanza dell’Ateneo, dalle commissioni paritetiche agli organi di governo - raccogliendo esperienze, opinioni e suggerimenti attraverso la compilazione di un questionario composto da tre domande: «La mia università è di qualità quando…»; «Io contribuisco alla qualità della mia università quando…»; «La qualità in università, per me, è…».

Un appuntamento destinato a diventare annuale, come è stato annunciato dalla professoressa Maria Teresa Zanola, presidente del Presidio della Qualità di Ateneo (PQA), in occasione della tavola rotonda di presentazione a Milano il 3 novembre. All'incontro, introdotto dai saluti del direttore generale dell’Università Cattolica Carlo Maria Gallucci, sono intervenuti Federica Missaglia (preside della Facoltà di Scienze linguistiche e letterature straniere) Antonella Occhino (preside della Facoltà di Economia) Andrea Santini (preside della Facoltà di Scienze politiche e sociali), Michele Faldi (direttore dell’Area Organizzazione e sviluppo sistema della didattica), Mario Gatti (direttore della sede di Milano) e la professoressa Anna Sfardini (coordinatrice delle attività di ricerca del Centro di Ricerca sulla Televisione e gli Audiovisivi (Ce.R.T.A.), che ha presentato alla platea il questionario.

Un articolo di

Valentina Stefani

Valentina Stefani

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Perché, come emerso dal confronto nella Cripta Aula Magna, l’università non si misura soltanto attraverso indicatori e procedure, ma anche attraverso la capacità di ascoltare chi la vive ogni giorno e di trasformare le osservazioni raccolte in cambiamenti concreti. Visione che si inserisce perfettamente nell’idea di un Ateneo partecipato, in cui studenti e studentesse sono parte attiva dei processi di miglioramento.

Che cosa accade quando uno studente segnala un problema o propone un cambiamento? È stata questa la prima domanda rivolta ai presidi presenti all’incontro. La professoressa Antonella Occhino ha ricordato alcuni interventi nati dal confronto con gli studenti, dalla gestione delle sovrapposizioni tra appelli d’esame al rafforzamento della componente applicativa degli insegnamenti. Dalla Facoltà di Scienze linguistiche è arrivato l’esempio dell’introduzione di appelli aggiuntivi per le prove scritte di lingua. Il professor Andrea Santini ha sottolineato invece come la partecipazione studentesca ai processi di valutazione sia cresciuta negli anni, contribuendo a rendere più condivise le decisioni sui corsi di studio.

L'Assicurazione della Qualità non è soltanto didattica, ma anche ricerca, terza missione, servizi e vita universitaria, Il processo di qualità riguarda l’intero Ateneo come hanno ricordato Michele Faldi e Mario Gatti. Il primo ha spiegato come la nascita dell’ANVUR, abbia chiamato a interrogarsi sullo scopo e funzionamento dell’Ateneo nel suo complesso, superando una visione frammentata delle diverse attività. Il secondo ha posto l’accento sulla responsabilità condivisa nella costruzione della qualità, invitando studentesse e studenti a partecipare attivamente alla vita dell’Ateneo. Non soltanto segnalando eventuali criticità, ma sviluppando uno spirito di autoimprenditorialità: utilizzando gli spazi e le opportunità offerte dall’Università per trasformare passioni, interessi e idee in progetti concreti.

Se uno dei temi centrali del dibattito è stato il rischio di ridurre la qualità a un insieme di indicatori, perdendo di vista l’esperienza concreta delle persone – un aspetto emerso anche dal confronto con gli studenti e le studentesse presenti – altrettanto importante è stato interrogarsi su che cosa i giovani dovrebbero conoscere meglio del proprio Ateneo per contribuire attivamente al miglioramento della qualità.

Alle domande «Che cosa vorreste che gli studenti e le studentesse conoscessero meglio del loro Ateneo? Quali aspetti della vita universitaria, del lavoro e delle opportunità offerte dall'università dovrebbero comprendere maggiormente per contribuire alla qualità?», il lavoro di ricerca dei docenti che c'è dietro la didattica, che arricchisce l’insegnamento, ha risposto Occhino, il valore della propria voce - ogni studente è importante per l'Ateneo - Missaglia, la complessità di un'università articolata in dodici facoltà e cinque campus, Santini, che non significa rinunciare a essere esigenti, ma comprendere che alcuni cambiamenti richiedono tempo e lavoro condiviso.

Insomma, un invito andare oltre le singole criticità per ampliare gli orizzonti. I risultati dei questionari compilati saranno presentati a Milano il 24 novembre, alla presenza di due funzionari ANVUR. Che sia davvero l’inizio di una buona pratica.

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