La qualità della ricerca degli studenti dell'Università Cattolica ottiene un nuovo importante riconoscimento. Benedetta Uda, laureata magistrale in Digital Learning e Media Education, si è aggiudicata il Premio MED "Roberto Giannatelli" 2026 per la migliore tesi di laurea magistrale dedicata ai temi della Media Education.
La tesi, intitolata Schermo, specchio delle mie brame. Il ruolo della prevenzione Peer & Media tra social visuali e body image, realizzata sotto la supervisione della professoressa Simona Ferrari, affronta un tema di grande attualità: l'immagine corporea in adolescenza e la prevenzione delle problematiche a essa connesse attraverso percorsi di Peer & Media Education.
La premiazione si è svolta il 16 luglio nell'ambito della Summer School del MED. Il riconoscimento, promosso dall'Associazione Italiana per l'Educazione ai Media e alla Comunicazione (MED) e dedicato alla memoria di Roberto Giannatelli, tra i pionieri della Media Education in Italia e tra i fondatori dell'Associazione, valorizza ogni anno le migliori ricerche – tesi di laurea magistrale, tesi di dottorato e monografie – dedicate all'educazione ai media, alla cittadinanza digitale e all'inclusione attraverso i media.
Le candidature sono state valutate da una commissione scientifica sulla base di cinque criteri: pertinenza al campo della Media Education, originalità, correttezza metodologica, capacità argomentativa e critica e qualità dello stile comunicativo.
Abbiamo rivolto alla dottoressa Benedetta Uda alcune domande sul significato del riconoscimento e sul percorso di ricerca che l'ha portata a questo importante traguardo.
Quale significato ha per Lei il Premio MED "Roberto Giannatelli" 2026?
«Ricevere questo riconoscimento ha un valore che va oltre il singolo lavoro di tesi: significa vedere accolto, all'interno di una comunità scientifica autorevole come quella del MED, un tema che merita attenzione e approfondimento. Il MED è una realtà che da oltre trent'anni promuove la Media Education, con uno sguardo che non si limita all'innovazione tecnologica, ma riflette sull'impatto dei media nella società, mettendo sempre al centro le persone prima degli strumenti. In questo senso, il premio non rappresenta soltanto un riconoscimento per il percorso di studio svolto, ma conferma che il rapporto tra adolescenza, corpo e ambienti digitali è oggi un ambito che la comunità educativa considera cruciale».
La sua tesi affronta il tema della body image in adolescenza. Perché ha deciso di dedicare la sua ricerca a questo argomento?
«Il tema del corpo nello spazio digitale rappresenta un nodo che la ricerca educativa non può più rimandare. Comprendere l'impatto dei media e dei social sullo sviluppo dell'identità e della percezione di sé è fondamentale nella società onlife che abitiamo. Abbiamo ormai superato la distinzione tra reale e virtuale: viviamo in uno spazio ibrido, nel quale ciò che accade online incide direttamente sulla costruzione dell'identità personale e viceversa. Interrogarsi sull'immagine corporea significa quindi interrogarsi sul nostro modo di abitare il mondo contemporaneo. Farlo con uno sguardo media-educativo significa provare a individuare strategie capaci di affrontarne le sfide».