Se dovessimo racchiudere in un'unica idea ciò che Cecilia porta con sé al termine dei suoi cinque anni in Università Cattolica, sarebbe probabilmente questa: non accontentarsi mai delle risposte facili. È l'insegnamento che le ha trasmesso la professoressa Maurizia Calusio, docente di Letteratura russa, che più di ogni altra persona ha segnato il suo percorso, non solo accademico, ma umano. Chiedersi sempre il perché delle cose, mettere tutto in discussione e, prima di tutto, mettersi in discussione: un metodo che Cecilia ha imparato applicandolo a un verso di una poesia russa come alla scelta di una singola parola, e che ha finito per diventare un modo di guardare e approcciarsi al mondo. Ma accanto a questa lezione intellettuale, ce n'è un'altra, forse ancora più profonda: la scoperta che le lingue sono, prima di tutto, un ponte verso l'altro. A dimostrazione di ciò c’è la sua tesi magistrale in Terminologia, Industria delle lingue e Culture digitali - discussa lo scorso 8 luglio - un progetto nato da una conversazione con un amico non vedente e dal desiderio di rendere la tecnologia più vicina, più umana, a chi la usa.
Cecilia, facciamo un passo indietro, e raccontami com’è stata la notte prima del tuo ultimo esame universitario? Quali sono stati i tuoi pensieri?
Inaspettatamente sono riuscita a dormire, era una sensazione strana essere consapevoli di avere finito; da un lato mi sembrava di aver appena iniziato il mio percorso accademico, dall’altro mi sentivo stanca, conscia di aver lavorato tanto in tutti questi cinque anni. La mia vita cambierà, inevitabilmente, e sono davvero curiosa di vedere che cosa mi aspetterà nei prossimi mesi!
E se dovessi dirmi l’esame che ti ha dato maggiori soddisfazioni?
I miei esami preferiti sono stati quelli di Letteratura russa e i diversi esami di Linguistica. Quello che mi ha dato maggiori soddisfazioni è stato, senza ombra di dubbio, l’esame di Linguistica tedesca in triennale. Forse uno degli esami più difficili che ho preparato, ma è stato l’esame che mi ha aiutato ad entrare nella logica del tedesco e che ha cambiato radicalmente il mio modo di vedere e usare questa lingua.
E invece l’esame che è stato davvero interessante da preparare?
L’esame più interessante che ho preparato è stato quello del corso di Letteratura russa del primo anno di magistrale intitolato "Letteratura e censura". Mi ha dato la possibilità di approfondire testi e autori censurati in Urss e, in particolare, tre voci che penso resteranno per sempre con me: Anna Achmatova, Osip Mandel’štam e Aleksandr Solzhenitsyn. Credo che nulla abbia avuto in questi anni un impatto su di me quanto leggere e conoscere i vissuti degli scrittori russi, e vedere e comprendere come anche dalla tragedia sono stati in grado di creare arte.
Nell’Ateneo di largo Gemelli hai compiuto tutto il tuo percorso universitario: laurea triennale in Lingue e Letterature straniere e laurea magistrale in Terminologia, Industria delle Lingue e Culture Digitali, come sono stati questi anni? Solo lezioni, studio ed esami o c’è stato anche altro?
L’impegno costante e il tempo dedicato allo studio è stato sicuramente tanto, cosa che ho fatto anche con piacere e che mi ha dato belle soddisfazioni. Ma la mia esperienza in Cattolica non è stata solo questo, è stata molto di più. Tra le esperienze più belle ci sono state sicuramente il programma Erasmus ed essere buddy degli studenti internazionali per la mia università. Il desiderio di entrare in contatto con persone, culture e mondi diversi da quelli che conosco è sempre stato il motivo che mi ha spinta, sin da piccola, a studiare lingue.
Che cosa ti hanno dato queste esperienze a livello culturale e personale?
L’Erasmus in Germania è stata un’esperienza di cui farò per sempre tesoro, mi ha davvero permesso di vedere quanto le lingue siano un ponte con l’altro e quanto sia bello conoscere l’altro. In Erasmus ho stretto rapporti con persone che abitano in ogni angolo del mondo: quando sono arrivata a Dresda parlavo poco e male il russo - lo studiavo da poco più di un anno - ma sono stata accolta a braccia aperte dagli studenti russofoni, pur essendo a malapena in grado di dire “menja zovut cecilia i ja izuchayu russkij jazik” e ora ho amici a Yakutsk!
Una volta tornata da questa esperienza, sono stata contattata dall’ufficio internazionale della Cattolica per fare parte del Buddy Program; programma del quale io stessa avevo usufruito quando mi trovavo in Germania. Dal 2024 ho fatto da Buddy a diverse studentesse internazionali e sono diventata amica di molte di loro. Adoro far conoscere Milano, la mia città, e mi diverte moltissimo far visitare a chi viene qui per la prima volta i miei luoghi del cuore, ma soprattutto mi fa piacere poter aiutare qualcuno a vivere meglio la propria esperienza di Erasmus. Amo poter avere amici in giro per il mondo e questo programma mi ha permesso di averne molti! Devo ammettere che mi mancherà non poterlo più fare.
Come nasce l’idea della tua tesi magistrale dedicata al tema: Aspetti fonetici e prosodici dell’ironia in tedesco: parlato spontaneo e sintesi vocale?
La mia tesi magistrale nasce da una combinazione di fattori: anzitutto un mio interesse personale per la Linguistica in generale, nato proprio dai miei studi universitari, e per la Fonetica, in particolare quella tedesca, che in Cattolica ha una tradizione molto solida, e per il neonato mondo IA, che trovo tanto affascinante, quanto spaventoso; e poi un fatto quasi aneddotico. Come ho scritto anche nell’introduzione della mia tesi, qualche tempo fa stavo chiacchierando con un amico non vedente - che usa giornalmente lettori di schermo come mezzo per avere accesso a parte dei contenuti testuali di cui fruisce – e lui si lamentava del fatto che, nonostante tutti i progressi che l’IA sta facendo, nessuno ha ancora inventato un modo per far sì che ciò che viene letto da questi sistemi non suoni sempre come un monotono annuncio di servizio. Ho allora iniziato a chiedermi cosa ci fosse dietro questi sistemi e a cercare di capirne il funzionamento, ho così proposto alla professoressa Federica Missaglia, docente di Linguistica tedesca, un’idea di tesi, che poi abbiamo sviluppato insieme.
La tesi si è posta l'obiettivo di identificare le caratteristiche prosodiche e fonetiche del parlato pragmaticamente marcato in tedesco, in modo particolare di ironia e sarcasmo, e di confrontare il parlato spontaneo con le produzioni sintetizzate dai sistemi neurali. È un progetto alquanto interdisciplinare che si colloca all’intersezione tra pragmatica e fonetica e che fa propri alcuni aspetti di linguistica computazionale.
Se ripensi a tutti i docenti incontrati e conosciuti in Cattolica, c’è stato un docente che si è rivelato particolarmente importante per le sue lezioni, il suo approccio, I suoi consigli?
Uno degli aspetti che ho apprezzato di più del percorso qui in Cattolica, e della mia Facoltà, è stata la possibilità di un rapporto davvero diretto con i docenti, merito spesso di corsi con un contenuto numero di studenti. Sicuramente – tra i tanti - Maurizia Calusio, professore di letteratura russa, ha avuto un grande impatto sul mio percorso accademico e umano. Tra i tanti insegnamenti preziosi che mi ha dato in questi anni - oltre ad avermi trasmesso un viscerale amore per la letteratura e la poesia russe, nonché per questa lingua meravigliosa - c’è quello di non fermarsi mai alla superficie: chiedersi sempre perché qualcosa è in un certo modo, quali processi sottostanno a un determinato fenomeno, cosa ha reso possibile che le cose stessero così, e affrontare tutto con spirito critico, mettere tutto in discussione e, soprattutto, mettersi in discussione. Che si tratti di chiedersi perché un poeta ha scelto un determinato metro e cosa questa scelta implica, o del perché c’è una differenza nel dire правда o истина e cosa significa scegliere una parola rispetto all’altra. Sostanzialmente quello che ho imparato dalla professoressa Calusio è a guardare oltre, a cercare sempre il perché, a interrogarmi sempre su tutto e a non essere mai solo spettatore passivo. È stata la persona che più è riuscita a farmi pensare davvero durante il mio percorso universitario; non è stato mai semplice seguire le sue lezioni, era richiesto spesso un grande sforzo mentale, ma credo sia proprio questo il senso dell’università, e per questo, più che per qualsiasi altra cosa, le sarò sempre grata.
E se dovessi dare tu un consiglio a una futura matricola, che cosa le suggeriresti?
Un consiglio è quello di coltivare i vostri interessi anche al di fuori dell’università e di gestire lo studio come un lavoro: per esempio, in sessione, io non ho mai studiato il weekend. Ho studiato in biblioteca, dalle ore 10 alle 18, tutti i giorni, ma non ho mai preso un libro in mano nel fine settimana.
Prima di ogni tuo esame hai seguito qualche rituale o piccola scaramanzia?
Prima di ogni esame ho sempre voluto e dovuto ascoltare tre pezzi musicali, secondo il seguente ordine preciso: la Nona di Beethoven, la Walkürenritt di Wagner e il Valzer n.2 di Shostakovich.
E ora che hai conseguito anche la tua laurea magistrale quali sono i tuoi progetti per il futuro?
Mi piacerebbe fare ricerca, credo sia il lavoro dei miei sogni. Da piccola a volte dicevo di voler fare la scienziata, pensando sempre di voler lavorare in ambito medico; più tardi ho capito che il termine scienza ha un’accezione molto più ampia e che si può fare ricerca in qualunque settore. Vorrei estendere il mio progetto di tesi e continuare a lavorare con la sintesi vocale e con il parlato pragmaticamente marcato. Mi piacerebbe fare altre esperienze all’estero; ma se dovessi stare a Milano, l’Università Cattolica sarebbe sempre la mia prima scelta!