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Cina, le prospettive di un paese in trasformazione

10 marzo 2022

Cina, le prospettive di un paese in trasformazione

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Delineare la nuova fisionomia politica e socioeconomica che la Cina sta assumendo in questo delicato periodo storico. Questo l’obiettivo dell’ultimo libro di Giovanni Andornino, docente di Relazioni Internazionali dell’Asia orientale all’Università di Torino, protagonista, lunedì 7 marzo, dell’ultimo appuntamento di AserIncontra, il ciclo promosso dall’Alta Scuola di Economia e Relazioni Internazionali dell’Università Cattolica.

La Repubblica Popolare Cinese di Xi Jinping è infatti un paese in via di trasformazione, caratterizzata sia da un sistema politico ancora segnato dall’egemonia del Partito Comunista, sia da un’economia globalizzata. Con questo particolare connubio tra sistema economico e sistema politico, la Cina crea una divergenza inevitabile rispetto all’approdo dei paesi occidentali. Ed è su questo che risulta particolarmente opportuna la riflessione di Andornino.

Nel suo libro si parla infatti della Cina come di un luogo in cui “il leninismo è aumentato”, con l’obiettivo ultimo di rendere più efficace la presa del potere. All’aumento del leninismo, però, viene associato “un multilateralismo diminuito”.

Un concetto ripreso dal direttore di Aseri Vittorio Emanuele Parsi, in riferimento all’attuale conflitto tra Russia e Ucraina: la Cina, con la sua particolare concezione di multilateralismo, afferma nel suo discorso politico il ruolo della sovranità, ma al tempo stesso sostiene una Russia che cerca di ridurre il dominio territoriale e la sovranità ucraine. In questa situazione «la Cina sta facendo un esercizio di equilibrio ed è proprio dalla sua posizione all’interno del conflitto che si intende in modo chiaro il concetto di multilateralismo diminuito».

Andornino nel suo intervento ha spiegato come il volume, nascendo da un approccio di studi d’area, sia un lavoro caratterizzato dal contributo di più studiosi: antropologi, storici, politologi. «Oggi in Cina – ha detto - tutto è sotto il controllo del Partito Comunista Cinese (PCC). Il Partito si pone l’obiettivo di contenere “l’inquinamento spirituale”, ovvero di evitare alla popolazione autoctona il rischio di perdere il proprio tratto distintivo e di mescolarsi con il resto del mondo. Per riuscire però a mantenere il monopolio di un territorio così vasto, il Partito ha bisogno dell’approvazione di un’ampia fetta del popolo cinese».

«Attualmente in Cina – ha aggiunto – c’è una forte “torsione autoritaria” in cui la partecipazione del cittadino risulta di per sé molto limitata, ma tutto ciò viene compensato dal fatto che le istituzioni sono responsabili dei bisogni della gente».

Sempre nell’ottica del controllo, i bisogni vengono dunque gestiti dal Partito stesso: «In Cina non c’è un arretramento del modo di governare, bensì una condizione di autoritarismo». Concludendo la sua presentazione Andornino ha ricordato infine la scarsa consapevolezza da parte dell’Italia e dell’Occidente riguardo la trasformazione che la Cina si sta apprestando a vivere. Ed è proprio questo il motivo della nascita del libro.

A commentare il volume anche Serena Giusti, docente della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa e studiosa di politica estera cinese e russa che ha sottolineato «quanto il modo di operare della Cina sia sincretico, è un Paese che cerca di creare dei modelli che riprendano quelli d’integrazione europei, mettendo insieme le diversità, prendendo il meglio e adattandolo poi alle varie esigenze».

Dalla conferenza emerge dunque come per comprendere un paese sia necessario capirne prima obiettivi e aspirazioni: nel caso della Cina, il tema focale è quello della legittimazione. «Il ruolo della generazione cinese odierna – ha concluso Andornino - è quello di dare alla Cina una posizione internazionale opportuna».

Un articolo di

Aurora Ricciarelli

Scuola di giornalismo

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