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'Controvento', educare dove il mondo divide

04 giugno 2026

'Controvento', educare dove il mondo divide

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A Brescia nel campus di via della Garzetta si è svolta la giornata finale delle attività di tirocinio e laboratorio del corso di Scienze dell’educazione e della formazione. Non una conclusione formale, ma un momento denso di significato, capace di intrecciare restituzione, passaggio e visione.

L’iniziativa, curata con attenzione dagli studenti del terzo anno insieme ai tutor di tirocinio, è stata pensata come dono per i colleghi del secondo anno: un gesto di accompagnamento, ma anche di responsabilità, in cui chi ha già attraversato certe esperienze formative si fa ponte per chi si appresta a viverle. In questa logica di continuità e cura reciproca, l’apprendimento esce dai confini individuali e si fa esperienza condivisa.

Cuore della giornata è stato il grande gioco “Sconfinare nella pace”: in uno spazio di libertà, sostenuto da poche regole essenziali e condivise, gli studenti hanno potuto sperimentare in prima persona cosa significhi abitare un gruppo, negoziare significati, attraversare differenze. Non si è trattato solo di giocare, ma di mettersi in gioco: ascoltare davvero l’altro, sostare nei piccoli conflitti che emergono, cercare mediazioni possibili senza rinunciare alla propria posizione.
 
«In un tempo in cui le fratture sembrano moltiplicarsi e irrigidirsi - spiega Paola Ronchi, coordinatrice delle attività didattiche integrative - scegliere l’ascolto e la mediazione non è un gesto spontaneo, ma una vera e propria decisione pedagogica. Significa educarsi – ed educare – a riconoscere il conflitto non come una minaccia da evitare, ma come uno spazio fecondo, da attraversare con competenza e responsabilità».
 
Il messaggio consegnato durante la giornata è arrivato con leggerezza, attraverso il linguaggio del gioco, ma ha saputo toccare profondità importanti: costruire relazioni di pace è possibile, ma richiede esercizio, attenzione e intenzionalità. Per gli studenti del terzo anno, questo momento ha rappresentato un saluto, il riconoscimento di un percorso compiuto e delle trasformazioni attraversate. Per quelli del secondo, è stato un invito ad abitare con maggiore consapevolezza le esperienze che li attendono.

In questo passaggio di testimone, secondo la professoressa Monica Amadini, coordinatrice del corso di laurea «si è resa visibile una dimensione fondamentale del lavoro educativo: la capacità di guardare avanti, senza perdere il senso di ciò che si è costruito insieme. Con lo sguardo aperto sul mondo, e con la consapevolezza che educare significa anche, e soprattutto, scegliere ogni giorno da che parte stare: dalla parte dell’ascolto, del dialogo e delle possibilità di incontro».

Un articolo di

Bianca Martinelli

Bianca Martinelli

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