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Films for all, per una cultura inclusiva del cinema

28 giugno 2023

Films for all, per una cultura inclusiva del cinema

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#FFA, Films for all: un hashtag, un titolo da adottare in un convegno ma soprattutto un auspicio per il Paese, per la cultura, per una società inclusiva. 

È partito da qui l’incontro che martedì 27 giugno ha riunito intorno a un tavolo ricercatori universitari, diversi esponenti del mondo della settima arte e autorità dell’amministrazione comunale di Milano e della Lombardia, per parlare di idee e buone pratiche per un cinema accessibile a tutti.

L’occasione è stata la fine delle lezioni del master dell’Alta Scuola in Media, comunicazione e spettacolo Almed dell’Università Cattolica “Management dell’immagine, del cinema e dell’audiovisivo – MICA” che ha due partner, LongTake e MediCinema, intervenuti all’evento. 

Al centro del confronto moderato da Andrea Chimento, direttore di LongTake e docente di Istituzioni di storia del cinema in Università Cattolica, il tema delicato e sfaccettato della disabilità che nell’Unione Europea, come ha sottolineato la direttrice del Master Roberta Carpani, «è oggetto di due documenti e riguarda 80 milioni di persone, ovvero una persona su sei». La cifra racconta da sola la necessità di affrontare il problema dell’accessibilità non solo agli eventi culturali e alle biblioteche che sono già significativamente attrezzate, ma anche alle sale cinematografiche che, invece, sono spesso obsolete e carenti sotto vari aspetti.

I dati raccolti attraverso un questionario rivolto agli esercenti italiani e realizzato dagli studenti del Master, guidati dalle docenti Elena Mosconi e Francesca Piredda, confermano le difficoltà in cui versano i cinema oggi, aggravate anche dalla «totale e prolungata chiusura durante la pandemia» - come ha dichiarato il regista Stefano Cipani che sta lavorando a un film sulla disabilità e per il quale «una civiltà si misura sempre sul valore che dà alla vita. E per le persone con disabilità è ancora più difficile accettare la propria condizione in un mondo che non li considera».

Su 1121 sale (fonte Cinetel) solo 117 (pari al 10%) hanno risposto al questionario che voleva mostrare una fotografia sul territorio nazionale: la facilità di ingresso alla sala, i posti dedicati, la percentuale di biglietti venduti, i film sottotitolati, le modalità di fruizione, le tariffe agevolate e i biglietti gratuiti per le persone con disabilità e i loro accompagnatori. 

Nonostante il campione non fosse rappresentativo, i 117 rispondenti rispecchiano sostanzialmente lo stato dell’esercizio cinematografico in Italia. Si evince che solo il 69,2% delle sale è completamente accessibile, che in media l’1,7% dei posti è dedicato alle persone con disabilità motoria, che la persona disabile non accompagnata entra a prezzo ridotto nel 62% dei casi e gratuitamente nel 33%, mentre nel caso di persona accompagnata il biglietto è gratuito per la persona disabile (e nel 44% dei casi e ridotto nel 52%), laddove l’accompagnatore ha accesso al prezzo ridotto nel 42% dei casi e gratuitamente nel 29%.

La questione centrale non è, però, la disabilità in sé, ma il cambiamento dello sguardo. La stessa convenzione ONU parla di «garantire alle persone con disabilità il diritto di scelta esattamente come per tutte le altre persone» - ha detto Giuseppe Arconzo, delegato del sindaco di Milano per le Politiche sull'accessibilità, e giurista dell’Università degli Studi di Milano. «Un diritto che può e deve essere garantito anche davanti ai giudici, come è accaduto anni fa a Reggio Emilia nel caso di una persona con disabilità, vittima di una “discriminazione indiretta” per aver potuto assistere alla proiezione in sala solo nella prima fila troppo sotto lo schermo». Gli interventi di adattamento delle strutture sono, quindi, solo una conseguenza di una cultura inclusiva di cui tutta la società dovrebbe farsi portavoce. 

Sono molti i soggetti attenti a promuovere questa prospettiva, a cominciare dall’Università Cattolica che porta come un fiore all’occhiello il “Servizio per l’integrazione degli studenti con disabilità e con DSA” a cui si rivolgono oggi 1161 ragazzi distribuiti in tutte le sedi dell’Ateneo. In particolare «attraverso l’iniziativa “Mettiti nei miei panni” ogni anno sensibilizziamo la comunità universitaria e sosteniamo l’importanza della progettazione delle attività accessibili con competenza e con un “pensiero accessibile per tutti”» - ha dichiarato Mara Cabrini, pedagogista del Servizio. 

Un’altra esperienza interessante e viva da dieci anni in Italia è quella di MediCinema, organizzazione non profit, che si occupa di “cineterapia” con l’obiettivo di portare i film su grande schermo negli ospedali. La presidente Flavia Salvi ha parlato della nascita delle sale attive presso il Policlinico Universitario Agostino Gemelli a Roma e presso l’ospedale Niguarda di Milano. «Il cinema è uno strumento meraviglioso per curare oltre che per informare o divertire, e la cineterapia è utile anche come riabilitazione - ha spiegato Salvi -. Su questo lavoriamo anche con gli psicologi clinici del Gemelli». Le sale negli ospedali accolgono tutti coloro che hanno qualsiasi forma di disabilità, temporanea o permanente, contengono i letti mobili dei pazienti, le carrozzine, e dispongono di poltrone distanziate con appositi spazi per ospitare supporti medicali.

L’ha confermato Michele Meniconi, direttore Operazioni Notorious Pictures: «Noi realizziamo strutture che sono experience, con poltrone più grandi, inclusive e accoglienti. Siamo l’unico gruppo che ha una politica speciale per i prezzi, nei nostri cinema i disabili non pagano mai e gli accompagnatori hanno una riduzione».

C’è ancora molto da fare per promuovere la cultura del cinema come terapia ma i dati raccolti da MediCinema sono incoraggianti: il cinema riduce l’ansia e lo stress nel 30% dei casi, riduce la percezione del dolore nel 25% e migliora le condizioni psico-fisiche nel 55%.

Un’attenzione particolare viene data alle persone con disabilità che desiderino partecipare attivamente a progetti culturali. Ad esempio «il Ministero della cultura ha emanato un bando ad hoc destinato a progetti che coinvolgono gli artisti disabili negli spettacoli dal vivo» - ha sottolineato Graziella Gattulli, dirigente dell’Unità organizzativa Attività culturali, arti performative e autonomia della Regione Lombardia.

Infine, promuovere una cultura inclusiva significa anche rendere la disabilità protagonista di prodotti come libri e film. Lo scrittore Michele Cecchini ha dedicato a questo tema tre libri. L’ultimo in particolare, E questo è niente, racconta di un ragazzino tetraplegico che parla così di sé: “un coso di nome Giulio, con due braccia e due gambe ma non funziona nulla”. Cecchini ha dato a voce a questo, e con lui a molti altri bambini che la cultura popolare definiva “infelici”. «Loro che tetraplegici non sono mai stati pretendono di sapere tutto di noi… - fa dire a Giulio lo scrittore -. Sarà per questo che noi tetraplegici campiamo di meno, perché ci giochiamo più in fretta la nostra dose di felicità».
 

Un articolo di

Emanuela Gazzotti

Emanuela Gazzotti

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