Il dialogo tra saperi e l’urgenza di nuovi paradigmi hanno attraversato la lezione “Per una nuova economia: persona, etica, fiducia e cooperazione”, pronunciata dalla rettrice che, visibilmente emozionata, ha accolto il Premio come un «triplice incoraggiamento». «Il primo è l’invito a proseguire con ancora maggiore convinzione nella promozione del dialogo tra i saperi. Tutta l’opera di Montale è attraversata da una naturale propensione alla contaminazione tra discipline. Una vera e propria polifonia culturale, la stessa che ispira anche l’interdisciplinarità della Scuola di integrazione dei saperi che stiamo attivando in Ateneo». Il secondo, ha continuato, «è lo sprone a coltivare la medesima attitudine che ha caratterizzato l’opera di Montale. Mi riferisco alla tenacia e al coraggio di cercare incessantemente «una maglia rotta nella rete», nella trama fitta e complessa del reale. In questa ricerca riconosco una missione fondamentale della cultura e dell’università: aprire varchi, andare oltre gli stereotipi, superare le barriere, non cercare risposte preconfezionate». Infine, «il terzo incoraggiamento è continuare nella mia attività di ricerca come economista, nel solco della scuola del nostro Ateneo, mossa dall’idea di un’economia al servizio della persona».
Nel suo intervento, la rettrice Beccalli ha poi delineato i motivi che inducono all’elaborazione di un nuovo paradigma in ecopnomia. E lo ha fatto a partire da un dato allarmante. «Se definiamo la povertà assoluta come un reddito inferiore a 8,30 dollari al giorno, ci sono ancora oggi quasi 3,7 miliardi di persone in questa condizione – vale a dire il 45% della popolazione mondiale». Alle povertà si associano le disuguaglianze nella distribuzione di redditi, ricchezza e potere economico. Ancora una volta un solo dato è sufficiente per mostrare il «principale limite del modello economico dominante»: negli Stati Uniti, circa il 70% della ricchezza è concentrato nelle mani del 10% della popolazione. Ecco allora, «l’esigenza di orientare l’economia secondo un’etica che pone al centro la persona e la sua natura relazionale». Di qui il ruolo cruciale delle università. «Diventa una loro responsabilità elaborare e diffondere sguardi e quadri innovativi: il rinnovamento dei modelli economici non può che partire anche da una rigenerazione della ricerca e della formazione. In questo percorso, la scuola economica italiana, profondamente intrecciata con il pensiero cattolico, offre un patrimonio di riflessioni di straordinaria attualità».
Richiamando il valore antropologico di questa prospettiva economica che pone al centro la persona e le relazioni, suor Nathalie Becquart ha ricordato come il «dinamismo relazionale» sia inscritto nella condizione stessa della persona umana, creata per vivere nella reciprocità e nell’incontro. «L’esperienza sinodale ci ha fatto sperimentare lo scambio dei doni, una logica che trova interessanti corrispondenze anche nell’ambito economico e, in particolare, nell’attività bancaria. Il credito relazionale si fonda infatti sulla conoscenza reciproca, sulla fiducia e sul valore delle informazioni informali che nascono dalla prossimità e dalla relazione. In questo senso, anche l’economia non può essere pensata prescindendo dai legami umani». Infatti, ha aggiunto, «discernere è una delle grandi sfide sia della sinodalità, sia della nuova economia. Dialogo, discernimento comunitario e corresponsabilità condivisa sono parole chiave che accomunano oggi Chiesa ed economia, entrambe chiamate a interrogarsi sul proprio futuro e sulla direzione da intraprendere».
A spiegare che cosa significhi costruire una nuova economia al servizio dell’uomo è stato l’avvocato Giuseppe Guzzetti, alumnus dell’Ateneo, dove si è laureato in Giurisprudenza. «Non è la prima volta che all’Università Cattolica si riflette su questi temi. Già negli anni Trenta Francesco Vito, che insegnava Economia politica e di cui ho avuto il privilegio di sostenere due esami, pubblicò un volume intitolato Per una nuova economia, che successivamente assunse il titolo, ancora più eloquente, Economia al servizio dell'uomo». A distanza di decenni, e anche dopo il fallimento delle economie collettivistiche, la risposta di molti è stata quella di affidarsi ancora di più al mercato, nella convinzione che esso fosse in grado di correggere gli squilibri e promuovere lo sviluppo per tutti. Eppure, «nel nostro paese milioni di persone vivono in condizioni di fragilità economica e sociale». Per Giuseppe Guzzetti, la rettrice Beccalli offre una concreta declinazione di che cosa è la nuova economia. «Il fattore umano viene prima della finanza. Il denaro è un mezzo, non un fine». La sua, pertanto, non è solo una «elaborazione teorica» poiché, attraverso l’Università Cattolica, contribuisce a tradurre tali principi in iniziative reali, come per esempio la promozione delle pari opportunità nel mondo della finanza. Un’idea dell’economia, insomma, che prosegue in ideale staffetta il cammino tracciato da Francesco Vito. «Elena Beccalli ne ha raccolto il testimone e, con la sua attività accademica e istituzionale, continua a dimostrare che l’economia e la finanza esprimono pienamente la loro funzione solo quando sono al servizio dell’uomo e del bene comune».