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Il primo double degree in lingue è per Letizia Ghidini

23 settembre 2026

Il primo double degree in lingue è per Letizia Ghidini

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È Letizia Ghidini la prima studentessa a conseguire il double degree in ambito linguistico, attivato a partire dall’anno accademico 2024/25 e frutto della collaborazione tra l’Università Cattolica del Sacro Cuore e l’Universität des Saarlandes.

L’esperienza formativa ha unito lo studio della traduzione specialistica ed editoriale alla ricerca nel campo delle tecnologie per la traduzione, fino ad arrivare a una riflessione su come e perché le opere letterarie continuino, nel tempo ritradotte o, talvolta, a non esserlo.

Il percorso che ha permesso a Letizia di ottenere due titoli di studio, frequentando il primo anno a Brescia e il secondo nel campus universitario di Saarbrücken, si è concluso infatti con una tesi magistrale dedicata a un tema centrale negli studi sulla traduzione: la "ritraduzione".

Con la professoressa Lucia Mor come relatrice, il lavoro è partito da una domanda: che cosa si intende esattamente per "ritraduzione" e quali sono le ragioni che spingono a tradurre nuovamente un’opera già disponibile nella lingua d’arrivo? L’ipotesi di una progressiva ricerca di miglioramento o di una crescente fedeltà al testo di partenza rappresenta soltanto una delle possibili spiegazioni. Tra i fattori che possono determinare una nuova traduzione ci sono innanzitutto i cambiamenti linguistici. Con il passare del tempo, infatti, lessico, stile e registro di una traduzione possono apparire datati e risultare meno accessibili al lettore contemporaneo. A questi si aggiungono i cambiamenti nelle norme culturali: termini un tempo comunemente utilizzati possono assumere nuovi significati o risultare oggi inappropriati, fino a essere percepiti come offensivi. Esistono, inoltre, ragioni di carattere economico. La possibilità di pubblicare una nuova traduzione di un’opera per la quale non sia necessario acquistare nuovamente i diritti, insieme alla presenza di un pubblico già interessato al titolo, può rendere conveniente per un editore investire nella ritraduzione.

«Si tratta di una modalità che consente anche di ampliare il catalogo di opere straniere con costi potenzialmente inferiori rispetto a quelli necessari per acquisire e pubblicare un'opera ancora inedita nella cultura d'arrivo», spiega Ghidini. Contestualmente la tesi ha preso in esame anche il fenomeno opposto: quello delle "mancate ritraduzioni". Opere ripubblicate e ristampate più volte ma la cui traduzione rimane invariata nel tempo. Anche in questo caso le motivazioni possono essere diverse, dalle ragioni ideologiche («consolidare una determinata interpretazione dell’opera») a quelle economiche («ristampare una traduzione già disponibile permette di evitare costi legati alla realizzazione di una nuova traduzione»). Senza dimenticare le mode culturali e i cicli di interesse che determinano la circolazione e la fortuna dei testi.

Il secondo nucleo della ricerca è dedicato a un caso concreto: "I fisici" di Friedrich Dürrenmatt, opera che ha ottenuto e continua a ottenere un significativo successo nei Paesi di lingua tedesca. La tesi analizza la storia delle traduzioni italiane dell’opera, concentrandosi in particolare sulla traduzione di Aloisio Rendi e sulla revisione di Eugenio Bernardi.

«La domanda iniziale è stata “I fisici” può essere considerato un caso di "mancata ritraduzione?" racconta Ghidini. «In oltre cinquant’anni, la traduzione di Rendi è stata ristampata 36 volte, rimanendo sostanzialmente invariata. L’assenza di una nuova traduzione, tuttavia, non sembra dipendere da ragioni ideologiche, né dalla mancanza di interesse nei confronti dell’opera, quanto piuttosto dalle dinamiche del mercato editoriale italiano che considera un numero relativamente limitato di opere in lingua tedesca».

Un'ultima parte della ricerca ha riguardato, infine, il ruolo delle tecnologie per la traduzione, compresa l'intelligenza artificiale. Occorre prudenza poiché se da un lato esiste «l'effettiva utilità di questi strumenti» rimane che a fare la differenza è il «singolo traduttore, il suo metodo di lavoro e il modo in cui decide di integrare gli strumenti tecnologici nel processo traduttivo. Il loro utilizzo non elimina però la necessità di un controllo umano: ogni output prodotto dall'intelligenza artificiale deve essere verificato, contestualizzato e valutato all'interno del processo traduttivo» conclude Letizia Ghidini.

Un articolo di

Bianca Martinelli

Bianca Martinelli

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