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Istituzioni e intelligenza artificiale, in Cattolica la lectio magistralis di Federico Silvio Toniato

30 ottobre 2026

Istituzioni e intelligenza artificiale, in Cattolica la lectio magistralis di Federico Silvio Toniato

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Adagiarsi nella «pigrizia mentale». O, peggio, essere anestetizzati da una sorta di «analgesico collettivo» in cui la «cultura del dato» prevale sulla «cultura del perché». Eppure, «è l’uomo il deus in machina dell’intelligenza artificiale». Sono alcune delle immagini più efficaci utilizzate dal Segretario Generale del Senato della Repubblica Federico Silvio Toniato durante la Lectio Magistralis dal titolo quanto mai suggestivo “Istituzioni: intelligenza artificiale e artefici intelligenti”, tenuta venerdì 30 ottobre all’Università Cattolica del Sacro Cuore. «È rischioso passare dall’animale-macchina all'uomo-algoritmo. La persona è artifex, artefice e non robot, appendice di sé stessa. Non padroni senza volto, ma volti che comunicano. Il reality non è il reale, i social non sono il sociale, memory non significa memoria. Non rinunciamo, non deleghiamo il pensiero», ha ammonito Toniato durante il suo intervento, rivolgendosi alle studentesse e agli studenti riuniti nell’Aula degli Atti Accademici dell’Ateneo.

Dal 16 maggio 2024 Segretario generale del Senato della Repubblica, insignito di numerosi riconoscimenti, tra cui lo scorso giugno l’omaggio Dilexit nos da parte dell'Ateneo, curatore della pubblicazione del Codice parlamentare, Federico Silvio Toniato è stato ospite della Facoltà di Scienze politiche e sociali, promotrice dell’iniziativa. «Sono momenti utili per arricchire il percorso formativo. Infatti, poter ascoltare e confrontarsi con la prospettiva di chi vive quotidianamente nelle e soprattutto per le istituzioni – tanto da poter dire che dà loro volto e voce – è un vero privilegio», ha affermato la Rettrice dell’Università Cattolica del Sacro Cuore Elena Beccalli nei suoi saluti istituzionali. Ricollegandosi ai temi affrontati nella Lectio, la Rettrice ha poi osservato come «le nuove tecnologie e, in particolare, l’intelligenza artificiale (IA) aprono a scenari inediti che pongono questioni sempre più complesse, toccando in modo diretto la dimensione antropologica ed etica. Questioni che non riguardano solo gli effetti provocati da una pur importante rivoluzione tecnologica, ma coinvolgono le categorie stesse dell’esistenza umana. Dunque, studiare l’impatto dell’intelligenza artificiale significa approfondire aspetti non solo tecnologici, ma anche antropologici ed etici. Senza dimenticare la rilevanza delle questioni economiche connesse alla concentrazione di potere nelle mani di un limitatissimo numero di tecno-colossi. L’episodio di ieri dell’epocale crollo registrato nell’arco di poche ore dalle azioni di Alphabet offre una misura concreta della portata delle ripercussioni che le vicende di questi colossi possono generare sull’intero sistema economico».

Anche il Preside di Scienze politiche e sociali Andrea Santini ha ricordato come «le Lectio Magistralis sono espressione e, nello stesso tempo, occasione di rafforzamento dell’identità della Facoltà: un’identità radicata nei principi di bene comune, dignità della persona umana, solidarietà e sussidiarietà, che ispirano l’attività didattica e di ricerca, così come le molte attività di terza missione svolte dalle docenti e dai docenti della Facoltà. Ma anche radicata su un metodo multidisciplinare e interdisciplinare che appare sempre più indispensabile per affrontare le complesse sfide della realtà contemporanea, tra cui l’affermarsi dell’intelligenza artificiale». In particolare, ha detto il preside Santini, l'introduzione delle nuove tecnologie nei processi istituzionali non può però essere valutata esclusivamente in termini di efficienza. Deve invece essere considerata anche alla luce della dignità della persona e delle specifiche questioni nelle quali essa si declina, quali l’uguaglianza, la tutela dei dati personali e dell’effettività delle garanzie».

Un articolo di

Katia Biondi

Katia Biondi

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Tra gli snodi fondamentali che il Segretario Generale del Senato della Repubblica ha ripercorso durante il suo intervento, vi è stato il rapporto tra «ars» e «techne», due traiettorie che hanno costituito un filo conduttore tipico nel pensiero del Novecento. Ruotando attorno a questi termini, da una parte, arte, artefatto e artificio, dall’altro, tecnica, tecnicismo e tecnologia, Toniato ha spiegato come «la moltiplicazione dei dati senza una direzione rischia di trasformarsi in un «fendente ideologico». Un rischio che si corre «quando la cultura del dato viene scissa dalla cultura del perché».

Dal suo punto di vista, «è proprio questa domanda che ci consente di comprendere il significato di ogni rilevazione statistica, di ogni dato empirico, non come un fatto in sé, ma come una rappresentazione del fatto». Infatti, è la «fecondità del pensiero» a fare in modo che una istituzione si mantenga «artefice del destino di una comunità e non artefatto imposto a una comunità».

La persistenza algoritmica, se dominante, può essere essa stessa discriminante. Basti pensare alla parola «cancro» che per decenni ha rappresentato uno stigma. Oggi il problema non è nascondere quella parola per gli effetti che potrebbe produrre nei meccanismi assicurativi, quanto piuttosto il mantenimento di una informazione che può ledere le libertà garantite dagli articoli 2 e 3 della Costituzione.

Per questo, ha avvertito Toniato, pur accettandone le potenzialità che consentono di alleggerire le fatiche del passato, «l’IA richiede una guida veritiera, capace di non confondere il fine con lo strumento. La fatica del pensiero è pari a quella del dolore e della gioia: ogni scoperta è una fatica, mai vuota. Se però deleghiamo il pensiero, non potremo più né soffrire né gioire pienamente. Viviamo in una cultura del dato, nella quale veniamo tracciati persino nel meccanismo del ragionamento».

In questa articolazione tra arte e tecnica, a fornire un’ulteriore chiave di lettura è l’ultima enciclica di papa Leone XIV, dove l’introduzione della parola humanitas, con la sua valenza ontologica, fa sì che l’essenza dell’uomo appaia strettamente legata al suo esserci sulla terra. «Riconoscersi capaci di trascendenza e di immanenza, e non semplicemente di contingenza, significa riscoprire la profondità della nostra condizione umana. Immanenza significa immergersi nella realtà, abitarla pienamente e responsabilmente». Ed è così, ha suggerito Toniato, che «dal “si deve” rovesciato nel “tu devi” da Aldo Moro può essere data una nuova valenza alla Magnifica Humanitas di Papa Leone. Magnifica non è solo un aggettivo, ma un imperativo: l’umanità riscopra il suo dovere di magnificare, cioè rispettare, custodire e tramandare il creato, il pensiero, il suo essere logos, il “pensiero che abita la parola” (Dionigi)».

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