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L’economia italiana? Molto meglio di quanto si crede

15 luglio 2021

L’economia italiana? Molto meglio di quanto si crede

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l primi a non credere nella potenza economica del nostro Paese sono proprio gli italiani. Eppure l’Italia registra il quinto più grande surplus commerciale manifatturiero a livello mondiale ed è la settima economia tra i Paesi del G20 e la seconda dell’Unione Europea per valore aggiunto manifatturiero, oltre a essere la prima nazione dell’UE per valore aggiunto agricolo e la seconda per pernottamenti di turisti stranieri.

Spesso descritta come poco dinamica e molto indebitata, l’economia italiana soffre di un difetto di percezione che porta a mettere in secondo piano i suoi punti di forza. E invece il suo ruolo nello scenario internazionale è importante più di quanto si pensi. Forse anche per questo la presidenza del G20, che quest’anno spetta all’Italia, può essere l’occasione per riflettere sul ruolo dell’economia italiana nel contesto delle maggiori economie mondiali.

Con questa prospettiva di analisi, il progetto nasce da un’iniziativa di Marco Fortis, docente di Economia industriale e commercio estero nella facoltà di Scienze politiche e sociali e direttore della Fondazione Edison, dove ha sempre promosso le eccellenze del “Made in Italy”. Lo stesso rientra nella collaborazione istituzionale tra la Fondazione Edison e il Centro Centro di ricerche in analisi economica e sviluppo economico internazionale (Cranec), di cui il professore emerito di Economia politica Alberto Quadrio Curzio è presidente del Comitato scientifico di ciascun ente.

Il professor Marco Fortis ha messo sotto la lente e approfondito la reale condizione strutturale della nostra economia. Il risultato è stato “G20 and the Italian economy. Key indicators to be kept in mind”, un booklet di statistiche, pubblicato dalla Fondazione Edison, che ha l’obiettivo di mettere in evidenza i punti di forza del modello italiano di sviluppo.

Dal fascicolo, elaborato da Marco Fortis, Andrea Sartori e Stefano Corradini, emerge un’Italia competitiva, soprattutto in alcuni settori dove negli ultimi anni sono stati registrati importanti progressi in termini di crescita e produttività, e dotata di alcune peculiarità che possono consentire al nostro Paese non solo di uscire rapidamente dalla crisi pandemica ma anche di rappresentare un modello di sviluppo sostenibile, in cui crescita, innovazione tecnologica, qualità della vita e rispetto per l’ambiente possano coniugarsi con equilibrio.

Purtroppo «la percezione dello stato dell’economia italiana – non solo tra gli stranieri ma anche tra gli italiani – è piuttosto sganciata dalla realtà. L’Italia è percepita come una nazione poco dinamica, poco competitiva, molto indebitata. In vero, solo alcuni settori dell’economia italiana sono poco dinamici e competitivi mentre molti altri lo sono e addirittura primeggiano a livello mondiale o europeo», sostiene Marco Fortis.

Come nasce l’idea di questo studio? «Per riconoscere anche le qualità che contraddistinguono l’Italia. Ciò non significa negare le criticità e i dualismi, ma provare a rappresentare complementarmente anche le risorse e le virtù del sistema produttivo italiano».

Il rapporto mette in evidenza alcuni punti di forza dell’economia del Paese, spesso ignorati… «L’economia reale dell’Italia – fondata su manifattura, agricoltura e turismo – ha un importante ruolo nell’economia internazionale. L’Italia registra il quinto più grande surplus commerciale manifatturiero a livello mondiale. Inoltre è la settima economia tra i Paesi del G20 e la seconda dell’Unione Europea per valore aggiunto manifatturiero; è la sesta nel G20 per numero di robot industriali installati; è la prima nazione dell’Unione europea per valore aggiunto agricolo e la seconda per pernottamenti di turisti stranieri».

È il quadro di un’Italia che primeggia nel mondo. «I posizionamenti eccellenti (e variegati) non sono pochi. Riteniamo che riconoscere e dare diffusione a questi risultati del sistema produttivo italiano sia il primo passo per ottenere un certo grado di consapevolezza, da cui si possono originare strategie di sviluppo concreto. Il fascicolo mira proprio a comunicare un’immagine positiva a livello internazionale ed è stato messo a disposizione del governo e delle istituzioni italiane».

Quale la strategia da adottare per valorizzare il made in Italy? «La Fondazione Edison e il Cranec hanno ritenuto utile preparare e pubblicare questo compendio statistico proprio per offrire una rappresentazione di un’Italia che pochi conoscono. L’Italia è ricca di industrie, imprese, imprenditori e lavoratori che fanno dell’intrapresa e della laboriosità i capisaldi delle eccellenze produttive italiane, ovvero quelle fanno apprezzare il “Made in Italy” in tutto il mondo. Significa discernere i punti di forza del modello italiano di sviluppo, incentrato su economia reale, sostenibilità ambientale e innovazione tecnologica».

Dal rapporto emerge che l’Italia si contraddistingue per il ridotto tasso di emissioni di CO2… «Il tema della sostenibilità – ambientale ma non solo – è cruciale perché è una questione che sta assumendo sempre più importanza sia nel dibattito pubblico sia nelle politiche economiche, soprattutto a livello europeo. Tra i Paesi del G20, l’Italia è l’ottava economia per dimensione del PIL ma solo la terzultima per emissioni di CO2. E ancora: è settima per valore aggiunto manifatturiero ma l’industria italiana è, analogamente, solo terzultima per emissioni. Inoltre, è seconda nella graduatoria del PIL generato per unità di impiego di energia ed è terza in termini di quota di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili quali il solare e l’eolico».

L’attenzione alla sostenibilità è la via da percorrere per spingere l’acceleratore della ripresa? «Il tema della sostenibilità ambientale è e sarà sempre più prioritario. Il buon posizionamento dell’Italia è peraltro confermato dalla nuova versione sperimentale dell’indice di sviluppo umano “aggiustato per le pressioni planetarie” elaborato dalle Nazioni Unite. Si tratta di un indicatore che tiene conto delle emissioni di CO2 e del consumo di risorse naturali (“material footprint”) di ciascuna nazione. Ebbene, nella classifica dei Paesi del G20, l’Italia si colloca al quarto posto, preceduta soltanto di poco da tre altri Paesi europei (Regno Unito, Germania e Francia). Anche alla luce di queste evidenze, riteniamo che un’ancor maggiore intersezione tra economia reale e sostenibilità, favorita dal Next Generation EU e dal PNRR, possa far progredire ulteriormente la ripresa, la crescita e la competitività dell’Unione Europea e dell’Italia».
 

Un articolo di

Katia Biondi

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