Nella cerimonia di quest’anno, una parte particolarmente significativa è stata riservata alle Borse in memoria. Grazie alla generosità di famiglie, amici e sostenitori dell’Università Cattolica, 21 studenti hanno ricevuto un Premio o una Borsa di studio intitolata a persone che hanno lasciato una traccia importante nella vita dei loro cari e, in diversi casi, nella storia dell’Ateneo e dell’Istituto Toniolo. Tra queste, un ricordo speciale è stato rivolto al professor Franco Anelli, già Rettore dell’Università Cattolica, cui è intitolata una borsa sostenuta dalla madre Lucia Ambroggi, a beneficio di sei studenti meritevoli della Facoltà di Giurisprudenza.
Un’iniziativa, quella delle borse per merito, che si inserisce nel consolidato sistema di interventi per il diritto allo studio promosso dall’Ateneo e da Fondazione EDUCatt, l’ente per il diritto allo studio, a beneficio di studenti meritevoli e bisognosi. Infatti, l’Università eroga oltre 3.000 borse per reddito tramite Fondazione EDUCatt, cui si aggiunge l’esteso ventaglio di agevolazioni economiche messe a disposizione proprio per adempiere alla missione di un ateneo aperto a tutte e tutti.
Un ente, EDUCatt che, come ribadito dal suo Presidente Elena Marta, non eroga solo servizi ma «cerca di comprendere a fondo i bisogni essenziali della comunità studentesca, parte integrante di una progettualità formativa più ampia». È toccato a Michele Lenoci, componente del Consiglio di amministrazione dell’Istituto Toniolo, spiegare il senso profondo dell’iniziativa, diventata un appuntamento fisso nella vita accademica, e il meccanismo che sta dietro all’assegnazione delle Borse e dei Premi, da considerarsi non un «punto di arrivo» quanto piuttosto la tappa di un «percorso di crescita e di formazione continua» costellato di prove che non finiscono mai. Un aspetto su cui ha insistito anche Maurizio Agnesa, HR Director di BDO Italia e Alumnus dell’Università Cattolica, dove si è laureato e ha conseguito il dottorato, mettendo in evidenza come sia fondamentale in un’epoca segnata da sfide complesse continuare a credere nel «fattore umano».
A infondere fiducia e coraggio è stato l’appassionato speech di Antonella Sciarrone Alibrandi, Giudice della Corte costituzionale, già Prorettrice vicaria dell’Ateneo e Ordinaria di Diritto dell’economia. La professoressa Sciarrone Alibrandi ha definito un «privilegio poter servire la Repubblica mettendo a frutto le competenze maturate proprio in Cattolica», ricordando che un’istituzione come l’università sia al tempo stesso stabile e in continuo cambiamento: una realtà, per usare le parole di Roberto Esposito, «intrinsecamente dinamica», proprio perché abitata da giovani.
Si è poi soffermata sul valore dell’iniziativa, un vero e proprio segno di apprezzamento nei confronti di chi coltiva i propri talenti con sacrificio, costanza, determinazione e anche qualche rinuncia. Il riferimento alla Costituzione non poteva mancare: oltre all’articolo 34 sul diritto allo studio, ha evocato il secondo comma dell’articolo 4 della Carta, quello in cui ogni cittadino ha il dovere di svolgere, in base alle proprie possibilità e alla propria scelta, una funzione che concorra al progresso materiale e spirituale della società. Un passaggio che «rovescia la prospettiva: non solo diritti, ma responsabilità; non solo realizzazione personale, ma contributo al bene comune». Una visione per niente desueta, che si intreccia con l’intera architettura della Costituzione, costruita su relazioni civili, economiche, etiche e sociali, in forte antitesi con ogni forma di individualismo e in piena sintonia con il tessuto relazionale della società civile.
Infine, parlando dell’incarico alla Corte costituzionale, la Giudice Sciarrone Alibrandi ha dato rilievo ai grandi insegnamenti che sta traendo da un’esperienza così intensa e trasformativa. «Ho imparato quanto conti la dimensione della collegialità in un contesto dove ascolto, capacità di argomentare senza arroccarsi, dialogo siano cruciali per giungere, all’unanimità, a decisioni orientate al bene comune». Di qui l’incoraggiamento finale rivolto alla numerosa platea e affidato alle parole di Alcide De Gasperi, che indicano nella «pazienza la virtù principale della democrazia». Una virtù che ben si addice all’indole dei giovani talenti premiati, chiamati a custodire e a salvaguardare un bene preziosissimo, sapendo che in democrazia - come nella vita - le decisioni importanti richiedono tempo, tenacia e soprattutto pazienza.