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L’investimento dell’Ateneo nel merito, premiati 236 studentesse e studenti

05 giugno 2026

L’investimento dell’Ateneo nel merito, premiati 236 studentesse e studenti

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Tante, innumerevoli storie trapelano dai volti emozionati degli oltre duecento giovani che giovedì 4 giugno hanno riempito l’Aula Gemelli per ricevere dalle mani della Rettrice Elena Beccalli i Premi e le Borse di studio che Università Cattolica del Sacro Cuore e Istituto Giuseppe Toniolo di Studi Superiori, ente fondatore e garante dell’Ateneo, assegnano a quanti si siano distinti per impegno, talento e risultati accademici. Un gesto che, anno dopo anno, rinnova l’investimento dell’Ateneo nel futuro e nelle nuove generazioni. 

Come ha anche rimarcato la professoressa Beccalli, fin dalle prime battute del suo intervento. «Con questa iniziativa intendiamo valorizzare il merito e le qualità di coloro che hanno concretamente dimostrato di saper raggiungere traguardi significativi grazie alla preparazione, alla fatica e alla capacità di mettersi alla prova», ha detto. Un riconoscimento, ha proseguito la Rettrice Beccalli, che «rappresenta un investimento serio per rendere accessibile, vale a dire universale, l’esperienza universitaria in un qualificato Ateneo», ha aggiunto. Richiamando poi un passaggio della recente enciclica di Leone XIV “Magnifica humanitas”, ha messo in guardia studentesse e studenti dalla «trappola dell’ideologia dell’efficientismo che mira a offuscare la dignità umana», invitandoli a impegnarsi nello studio, «senza però cadere nell’errore di pensare che il valore di ciascuna persona possa dipendere esclusivamente da ciò che realizza o produce». 

Storie diverse dunque - come quella di Elisa Lupo Stanghellini, Lettere e filosofia, e di Gabriele Junior Pedrazzoli, Giurisprudenza - unite però dalla stessa costanza e dalla stessa determinazione. Dei 236 premiati per l’anno accademico 2025/2026, 100 sono vincitori delle borse START e RUN, assegnate attraverso il Concorso nazionale Borse per Merito dell’Ateneo. Altri 100 hanno ricevuto i Premi SMART, destinati agli studenti già iscritti in Cattolica con la media accademica più alta nel rispettivo anno di corso e Facoltà. Quindici ulteriori Premi di studio, grazie al sostegno di BDO Italia, sono stati poi conferiti a studentesse e studenti meritevoli della Facoltà di Economia

 

Un articolo di

Katia Biondi

Katia Biondi

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Nella cerimonia di quest’anno, una parte particolarmente significativa è stata riservata alle Borse in memoria. Grazie alla generosità di famiglie, amici e sostenitori dell’Università Cattolica, 21 studenti hanno ricevuto un Premio o una Borsa di studio intitolata a persone che hanno lasciato una traccia importante nella vita dei loro cari e, in diversi casi, nella storia dell’Ateneo e dell’Istituto Toniolo. Tra queste, un ricordo speciale è stato rivolto al professor Franco Anelli, già Rettore dell’Università Cattolica, cui è intitolata una borsa sostenuta dalla madre Lucia Ambroggi, a beneficio di sei studenti meritevoli della Facoltà di Giurisprudenza. 

Un’iniziativa, quella delle borse per merito, che si inserisce nel consolidato sistema di interventi per il diritto allo studio promosso dall’Ateneo e da Fondazione EDUCatt, l’ente per il diritto allo studio, a beneficio di studenti meritevoli e bisognosi. Infatti, l’Università eroga oltre 3.000 borse per reddito tramite Fondazione EDUCatt, cui si aggiunge l’esteso ventaglio di agevolazioni economiche messe a disposizione proprio per adempiere alla missione di un ateneo aperto a tutte e tutti. 

Un ente, EDUCatt che, come ribadito dal suo Presidente Elena Marta, non eroga solo servizi ma «cerca di comprendere a fondo i bisogni essenziali della comunità studentesca, parte integrante di una progettualità formativa più ampia». È toccato a Michele Lenoci, componente del Consiglio di amministrazione dell’Istituto Toniolo, spiegare il senso profondo dell’iniziativa, diventata un appuntamento fisso nella vita accademica, e il meccanismo che sta dietro all’assegnazione delle Borse e dei Premi, da considerarsi non un «punto di arrivo» quanto piuttosto la tappa di un «percorso di crescita e di formazione continua» costellato di prove che non finiscono mai. Un aspetto su cui ha insistito anche Maurizio Agnesa, HR Director di BDO Italia e Alumnus dell’Università Cattolica, dove si è laureato e ha conseguito il dottorato, mettendo in evidenza come sia fondamentale in un’epoca segnata da sfide complesse continuare a credere nel «fattore umano».

A infondere fiducia e coraggio è stato l’appassionato speech di Antonella Sciarrone Alibrandi, Giudice della Corte costituzionale, già Prorettrice vicaria dell’Ateneo e Ordinaria di Diritto dell’economia. La professoressa Sciarrone Alibrandi ha definito un «privilegio poter servire la Repubblica mettendo a frutto le competenze maturate proprio in Cattolica», ricordando che un’istituzione come l’università sia al tempo stesso stabile e in continuo cambiamento: una realtà, per usare le parole di Roberto Esposito, «intrinsecamente dinamica», proprio perché abitata da giovani. 

Si è poi soffermata sul valore dell’iniziativa, un vero e proprio segno di apprezzamento nei confronti di chi coltiva i propri talenti con sacrificio, costanza, determinazione e anche qualche rinuncia. Il riferimento alla Costituzione non poteva mancare: oltre all’articolo 34 sul diritto allo studio, ha evocato il secondo comma dell’articolo 4 della Carta, quello in cui ogni cittadino ha il dovere di svolgere, in base alle proprie possibilità e alla propria scelta, una funzione che concorra al progresso materiale e spirituale della società. Un passaggio che «rovescia la prospettiva: non solo diritti, ma responsabilità; non solo realizzazione personale, ma contributo al bene comune». Una visione per niente desueta, che si intreccia con l’intera architettura della Costituzione, costruita su relazioni civili, economiche, etiche e sociali, in forte antitesi con ogni forma di individualismo e in piena sintonia con il tessuto relazionale della società civile.

Infine, parlando dell’incarico alla Corte costituzionale, la Giudice Sciarrone Alibrandi ha dato rilievo ai grandi insegnamenti che sta traendo da un’esperienza così intensa e trasformativa. «Ho imparato quanto conti la dimensione della collegialità in un contesto dove ascolto, capacità di argomentare senza arroccarsi, dialogo siano cruciali per giungere, all’unanimità, a decisioni orientate al bene comune». Di qui l’incoraggiamento finale rivolto alla numerosa platea e affidato alle parole di Alcide De Gasperi, che indicano nella «pazienza la virtù principale della democrazia». Una virtù che ben si addice all’indole dei giovani talenti premiati, chiamati a custodire e a salvaguardare un bene preziosissimo, sapendo che in democrazia - come nella vita - le decisioni importanti richiedono tempo, tenacia e soprattutto pazienza.

 

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