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La lezione del Nobel Heckman: il valore economico di investire sull’educazione nella prima infanzia

16 giugno 2026

La lezione del Nobel Heckman: il valore economico di investire sull’educazione nella prima infanzia

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«La mia ricerca documenta che gli investimenti effettuati nei primi anni di vita possono generare elevati rendimenti perché le esperienze precoci gettano le basi per l’apprendimento, la salute e il comportamento futuri». È la tesi che il Nobel per l’Economia 2000 James Heckman ha proposto in un’affollata Aula Magna della sede di Brescia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, nella Lectio magistralis promossa dalla Facoltà di Scienze della formazione, in collaborazione con la Fondazione Iseo e con il contributo di Banca Generali. Secondo Heckman, infatti, «le competenze si costruiscono sulle competenze. I bambini che sviluppano solide capacità cognitive, sociali ed emotive nella prima infanzia sono più capaci di apprendere a scuola, instaurare relazioni produttive e adattarsi alle circostanze mutevoli durante l'età adulta. Gli investimenti precoci rendono più efficaci gli investimenti successivi perché creano la capacità di beneficiare delle opportunità future. Questo non significa che l’apprendimento si fermi dopo la prima infanzia o che gli investimenti nei bambini e negli anziani siano irrilevanti. Piuttosto, significa che la riparazione è spesso più costosa della prevenzione. In generale, è più efficace costruire solide basi fin da piccoli piuttosto che affrontare le difficoltà dopo che si sono radicate».

Tra le linee di ricerca più innovative del premio Nobel figurano le analisi sull’educazione e sul capitale umano, sintetizzate nella celebre Heckman Equation, secondo cui investire nei bambini produce a lungo termine benefici economici e sociali, con effetti positivi sulla produttività e sulla riduzione dei costi sociali, fa notare la rettrice dell’Università Cattolica del Sacro Cuore Elena Beccalli. «Una sua nota ricerca evidenzia che i programmi di sviluppo della prima infanzia di alta qualità possono generare un rendimento annuale del 13% per ogni bambino sul costo iniziale, grazie a migliori risultati scolastici, qualità della vita, occupazione, reddito e inclusione sociale nei decenni successivi. Un rendimento la cui portata mette in luce, in maniera indiscutibile, la valenza dell’investimento in educazione».

Un articolo di

Paolo Ferrari

Paolo Ferrari

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Nella sua ricerca il Nobel Heckman, direttore del Center for the Economics of Human Development dell’Università di Chicago, un centro di ricerca interdisciplinare dedicato allo studio dello sviluppo umano e delle competenze, ha dimostrato che «il successo dipende da ben più del solo rendimento scolastico. Qualità come la perseveranza, la motivazione e la capacità di lavorare in gruppo si sviluppano attraverso le prime interazioni con la famiglia, gli educatori e gli ambienti scolastici. Queste competenze svolgono un ruolo cruciale nel plasmare il futuro».

Ne deriva un appello alla politica: «La lezione per i responsabili politici non è che dovremmo investire solo nei bambini piccoli, ma che dovremmo riconoscere la particolare importanza dei primi anni di vita e garantire che i bambini abbiano accesso ad ambienti stimolanti che favoriscano uno sviluppo sano fin dall'inizio. In questo modo, aumentiamo l’efficacia degli investimenti effettuati in ogni fase successiva della vita».

Le evidenze empiriche dimostrano che per promuovere uguaglianza e mobilità sociale il welfare non basta. «Questa è forse la tesi più controintuitiva negli studi di Heckman: le politiche redistributive e i servizi universali non producono automaticamente uguaglianza di opportunità. La leva più efficace rimane l’investimento nell’educazione di qualità» fa notare il preside della Facoltà di Scienze della formazione Domenico Simeone.

Un’affermazione ripresa con convinzione dalla rettrice Beccalli: «Credo fermamente nella forza trasformativa dell’educazione. Per questo insisto nel sostenere che il destino del secolo che stiamo vivendo dipenderà dal ruolo che sapremo riservare in ogni parte del mondo all’educazione».

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