Dopo un percorso di quattro decenni a ESADE e all'Università Ramon Llull di Barcellona, dove ha svolto un ruolo chiave nell'espansione internazionale, Carlo Maria Gallucci Calabrese (Spezzano Albanese, Italia, 1956) inizierà il prossimo 1° settembre una nuova tappa come direttore generale dell'Università Cattolica del Sacro Cuore, la più grande università privata d'Europa e una delle più grandi al mondo. Una sfida che, come afferma lui stesso, affronta «con serenità ed entusiasmo», godendo della «fiducia del rettore e del consiglio di amministrazione” e con la certezza di poter contare su “un team di indubbia qualità tecnica e umana».
Con questo incarico, Gallucci Calabrese chiude un'esperienza feconda di quattro decenni nell'ecosistema universitario catalano, che considera «consolidato e di livello eccellente. È composto sia da università pubbliche che private senza scopo di lucro, che competono e allo stesso tempo collaborano tra loro, indipendentemente dalla forma giuridica di ciascuna. È un polo di attrazione per studenti provenienti dai cinque continenti e ha saputo adeguarsi ai requisiti necessari per accogliere studenti, personale amministrativo e gestionale, ricercatori e docenti stranieri», riconosce l'accademico, consapevole che aver partecipato a questo contesto per tanti anni gli dà ora la possibilità di trasferire questa esperienza positiva anche al proprio paese d'origine.
Nei prossimi tre anni, il nuovo direttore generale dell'Università Cattolica del Sacro Cuore avrà come missione principale sostenere l'attuazione del Piano Strategico 2026-2028, uno dei principali strumenti di sviluppo di questa università italiana che conta quasi 50.000 studenti e sedi a Milano, Brescia, Piacenza, Cremona e Roma, dove ha anche il noto Policlinico Universitario Gemelli. “È un'istituzione complessa, ma che ha ancora grandi possibilità di sviluppo», assicura Gallucci Calabrese.
L'ormai ex vicerettore dell'Università Ramon Llull conosce bene anche il tessuto universitario cattolico globale grazie al suo coinvolgimento in reti come la Federazione Internazionale delle Università Cattoliche (FIUC) e la Federazione delle Università Cattoliche Europee (FUCE). In un contesto europeo sempre più secolarizzato, ritiene che il ruolo distintivo dell'Università Cattolica del Sacro Cuore, considerata «l'università dei cattolici italiani», comporti «voler essere anche un ateneo aperto a tutti, indipendentemente dalla fede e dalla cultura di chi è interessato all'istituzione».
«Offriamo una formazione di qualità in tutte le discipline che compongono la nostra offerta formativa, ma la basiamo su una serie di valori che arricchiscono la persona e la trasformano in un agente attivo affinché, quando arriverà il momento, contribuisca a rendere questo mondo una realtà sempre più giusta e socialmente responsabile», sottolinea Gallucci Calabrese, ricordando che anche in ambito di ricerca li muove «lo stesso spirito».
«Senza obbligare nessuno, siamo estremamente orgogliosi della nostra missione e dei valori su cui si fonda», conclude.
Mettere le persone al centro
Nelle sue prime dichiarazioni, Gallucci Calabrese ha sottolineato che il “capitale umano” e le persone rappresentano il vero patrimonio dell'università. Per questo, a partire dal 1° settembre, la prima cosa che farà sarà cercare di conoscere i diversi profili che compongono l'istituzione, allo scopo di comprenderne le caratteristiche e identificarne le esigenze. «Solo così sarà possibile elaborare proposte di valore specifiche per ogni gruppo identificato», precisa.
«La mia intenzione — prosegue — è, soprattutto, mettere le persone e il loro benessere al centro delle decisioni. Del resto, le organizzazioni sono definite dalle persone che le compongono, e ciò che vorremmo è che ogni membro del nostro ateneo venga a lavorare volentieri, perché farlo all'Università Cattolica lo riempia di soddisfazione e di opportunità di crescita, sia di gruppo che personale».
Gallucci Calabrese anticipa così che durante il suo mandato tutti avranno diritto a trarre vantaggio dalle opportunità che si presenteranno, basandosi esclusivamente sulla meritocrazia. «Nel mio modo di pensare — e l'ho dimostrato ricoprendo diverse responsabilità a ESADE e all'Università Ramon Llull —, tutti coloro che lo hanno voluto hanno potuto farlo», sottolinea, consapevole dell'importanza di essere professionisti e allo stesso tempo brave persone, capaci di lavorare in squadra condividendo un unico obiettivo. «E farlo senza paura delle divergenze che, se costruttive, aiutano a migliorare ciò che si fa, e sempre nel massimo rispetto verso gli altri», conclude.
Traduzione dell’articolo di Jordi Pacheco pubblicato su Agència Flama, 25 luglio 2026
www.agenciaflama.cat/carlo-gallucci-universitat-catolica-sacro/