Sorrisi, molti sorrisi. Di gioia, di soddisfazione, per la consapevolezza di aver costruito qualcosa di importante, di aver messo un mattoncino solido nel proprio futuro. I tocchi lanciati al cielo, nel chiostro di Santa Monica, raccontano solo in parte le 109 storie delle laureate e dei laureati che hanno partecipato alla Festa di Laurea. Una felicità immensa per il traguardo raggiunto, ma anche un segnale importante per Cremona come città universitaria.
«Sentiamo la responsabilità di essere un attore importante della dimensione universitaria di Cremona e ci prendiamo questa responsabilità» ha spiegato Anna Maria Fellegara, Pro-Rettore vicario dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, nel portare il saluto del Rettore, la professoressa Elena Beccalli. «Questa è una festa, e la festa si celebra insieme. Abbiamo sognato e realizzato questa edizione grazie alla partecipazione dei nostri studenti, e la celebriamo nella Giornata dell’Europa. Mai come in questo periodo abbiamo bisogno di persone capaci di abitare l’Europa».
La Festa di Laurea, aggiunge Fellegara, è «un momento centrale nel quale si unisce la storia personale delle ragazze e dei ragazzi e quella delle loro famiglie, che hanno investito in loro e hanno creduto che l’Università Cattolica fosse il luogo idoneo per coltivare i talenti dei loro figli». Allo stesso tempo, dentro questa festa c’è un’altra storia, quella della comunità universitaria di Cremona, di «una città che ha investito molto sulle università e di una dimensione europea che in questo campus si sperimenta attraverso il sistema profondo di relazioni internazionali sia nel campo della formazione e della didattica sia in quello della ricerca».
La festa, iniziata nelle prime ore del pomeriggio con la consegna delle toghe e dei tocchi agli studenti, è proseguita con la liturgia della parola presieduta da mons. Antonio Napolioni, vescovo di Cremona. «Le sabbie mobili, in una società più che liquida, ci impauriscono, ma siamo fatti per superare le tempeste» ha detto mons. Napolioni. «La sabbia può diventare roccia, la fragilità può essere più importate di ogni forza. Gesù sceglie di farsi fragile. Beati voi, neolaureati, non solo perché avete concluso un percorso ma perché vi state mettendo in gioco. Il nuovo piano strategico dell’ateneo ha individuato cinque pilastri, ma i pilastri dell’Università Cattolica del futuro siete innanzitutto voi».