C'erano le famiglie con i telefoni alzati, i professori in toga, e 269 neolaureati in blu e azzurro. E c'era la Cattedrale di Piacenza, nel cuore della città, a fare da cornice alla Festa di laurea 2026 del campus piacentino dell'Università Cattolica del Sacro Cuore.
Il Vescovo di Piacenza-Bobbio, Mons. Adriano Cevolotto, ha aperto gli interventi con una riflessione: il successo, ha detto, non appartiene mai del tutto a chi lo raggiunge. «Tutto ciò che avete acquisito» ha sottolineato, «è debitore del sapere, del tempo e della passione di chi vi ha preceduti e accompagnati. E quel debito non si salda con la carriera: chiede restituzione, gratuità, riconoscenza». Mons. Cevolotto ha poi proposto ai nuovi dottori la figura del discepolo, «non come condizione temporanea, ma come postura permanente: chi rimane disponibile ad imparare, curioso, consapevole di non sapere ancora abbastanza».
Su quello stesso filo si è innestato l'intervento della Pro Rettrice Anna Maria Fellegara, che ha parlato con franchezza e con passione: «C'è la guerra», ha detto, «e sta mostrando i suoi effetti devastanti anche sulle università, anche sulla libertà della ricerca». Il diritto allo studio, ha ricordato, non è garantito una volta per tutte: «Va difeso, e i laureati di quest'anno ne diventano i primi responsabili». Ha poi chiesto qualcosa di preciso e non scontato: la gentilezza. «Stare di fianco all'altro, non nei suoi panni. Affrontare le differenze con empatia senza rinunciare alle proprie posizioni. Una forma di resistenza civile», l'ha chiamata, forse la più difficile da praticare. «Siete voi che fate grande l'Università Cattolica», ha concluso. «Siete voi, persone uniche e irripetibili».