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Monti di Pietà, dal Medioevo un esempio di inclusione finanziaria

23 febbraio 2024

Monti di Pietà, dal Medioevo un esempio di inclusione finanziaria

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Lungo un percorso multidisciplinare che ha legato diverse epoche storiche, raccogliendo spunti e sollecitazioni di carattere giuridico, sociologico ed etico, il convegno “I Monti di Pietà. Il credito sociale e sostenibile tra storia, società, diritto” – organizzato all’Università Cattolica di Milano il 9 febbraio  dal Dipartimento di Diritto privato e pubblico dell’economia e dalla Fondazione Banca del Monte di Lombardia, in collaborazione con Acantus – ha indagato vari profili dell’articolata realtà che ruota intorno a un’istituzione risalente nei secoli eppure ancora estremamente viva, nata dalla creatività della società medievale e ben radicata nella spiritualità degli ordini predicatori. Un aspetto, quest’ultimo, che permea il modus operandi dei Monti di Pietà, caratterizzato da un atteggiamento caritatevole, che – come ha detto nei saluti introduttivi il rettore Franco Anelli – sospende il giudizio morale sul debitore (specie se immeritevole di credito secondo le logiche dei circuiti bancari tradizionali, in quanto già indebitato) e non lo abbandona al circuito dell’usura.

Proprio i temi del sovraindebitamento e dell’usura – venuti in primo piano specialmente dopo la pandemia, e da tempo oggetto di studio approfondito nell’Università Cattolica – sollecitano approcci e schemi innovativi, in grado di realizzare un’inclusione finanziaria e rinsaldare i legami sociali. Esigenze alle quali, ha osservato Elena Beccalli, preside della Facoltà di Scienze bancarie, finanziarie e assicurative, mediante lo strumento tecnico del credito su pegno i Monti di Pietà hanno dato una risposta che passa dall’unione tra credito e vita di comunità, per dare una dimensione concreta alla sostenibilità sociale. E, ha fatto eco Antonella Occhino, preside della Facoltà di Economia, contribuendo all’attuazione di molteplici obiettivi costituzionali, dalla tutela del risparmio, alla previdenza ed assistenza sociale, alla sussidiarietà.

Secondo Alessandro D’Adda, direttore del Dipartimento di Diritto privato e pubblico dell’economia, il convegno ha inteso celebrare il trentennale della Fondazione Banca del Monte di Lombardia – erede della tradizione dei Monti di Pietà lombardi e in particolare del Monte di Pavia, fondato da Bernardino da Feltre nel 1493 – proponendosi di indagare la figura dei Monti sotto diverse prospettive culturali, per individuare in un’istituzione così antica uno degli antesignani delle moderne forme di credito sociale, con una linea di continuità data dall’obiettivo di fornire sostegno finanziario a settori di popolazione economicamente fragili, ma non tanto da doversi rivolgere alla beneficenza pubblica o ecclesiastica.

Nella sessione del mattino, presieduta da Anna Maria Tarantola, l’esperienza storica dei Monti di Pietà è stata efficacemente messa a fuoco per prima da Giuseppina Muzzarelli, che ha vividamente illustrato il contesto di sviluppo dei primi Monti, nati nel Comune medievale come alternativa alle precedenti forme di credito grazie a un’idea rivoluzionaria: quella di esercitare il piccolo credito senza finalità di guadagno e soprattutto in comune, grazie al coinvolgimento della cittadinanza attuato col fondamentale contributo dei predicatori religiosi come Bernardino da Feltre. Stefano Zamagni ha invece indagato i messaggi che la storia dei Monti di Pietà (letta nella prospettiva della tradizione italiana dell’economia civile di mercato) restituisce alla contemporaneità: tra cui le idee della “buona economia” e del lavoro come grazia e come bisogno umano fondamentale, secondo l’insegnamento francescano di Bonaventura da Bagnoregio.

Ivana Pais ha quindi presentato i primi esiti di un’indagine sociologica promossa dalla Fondazione Banca del Monte di Lombardia, con l’obiettivo di verificare quanto trovino reale riscontro le diverse retoriche discorsive abitualmente associate al settore del credito su pegno. In particolare, si sono evidenziate diversità su base territoriale nell’esercizio del credito su pegno, anche in relazione a diverse sensibilità culturali; mentre per altro verso si sono messi in luce gli sforzi per rendere questa tipologia di finanziamento accessibile anche ai giovani, presso i quali vi è meno disponibilità dei generi di beni materiali più tradizionalmente oggetto di pegno, ma tuttavia sono fortemente avvertite le situazioni di incertezza lavorativa e difficoltà temporanea che più sovente rendono necessari piccoli finanziamenti a breve termine.

A conclusione della mattinata, Enrica Chiappero ha tracciato – adottando la prospettiva del “capability approach” – alcune riflessioni sul possibile ruolo della finanza etica per stimolare uno sviluppo umano sostenibile, che metta al centro l’individuo e l’espansione delle sue opportunità reali. Da questo angolo visuale, istituzioni come i Monti di Pietà si rivelano in grado di modificare e innovare il contesto sociale in cui operano, riducendo le disparità e riorientando l’economia in una direzione più inclusiva.

Sui profili giuridici del credito su pegno si è concentrata la sessione pomeridiana, coordinata da Gaetano Presti. Intessendo un raccordo con le relazioni precedenti, Mario Conetti ha posto a confronto i dati relativi alle esperienze storiche dei Monti di Pietà e alla loro attività con la situazione attuale incontrata dagli operatori del settore del credito su pegno.

In seguito, Antonella Sciarrone Alibrandi ha delineato un quadro della vigente disciplina in materia di credito su pegno, risalente agli anni ’30, individuandone i principali profili di attualità, consistenti nell’indipendenza dalla valutazione del merito creditizio del debitore (in quanto operazione centrata sulla cosa offerta in garanzia e sul suo valore) e dunque nell’attitudine a consentire un rapido accesso al credito. Tratti che, per vero, rendono oggi il credito su pegno adatto anche a scopi non strettamente legati a obiettivi di solidarietà; e che tuttavia testimoniano la sempre viva esigenza di individuare forme innovative di credito, per far fronte a situazioni che nella prospettiva delle procedure bancarie tradizionali appaiono come problematiche. Ed ecco che infatti, anche oggi, risultano allo studio nuove modalità di accesso al credito, per affrontare i bisogni dell’attualità con una propensione sociale forte: ad esempio mettendo in comune beni (e riemerge qui l’insegnamento dell’esperienza medievale) per costituire garanzie in favore di soggetti a rischio di cadere nel circuito dell’usura.

Ancora i profili del credito su pegno, insieme a quelli legati al microcredito, sono stati poi oggetto di analisi in prospettiva europea e nella visuale d’oltremanica da parte di Pierre De Gioia Carabellese. Aspetti di tecnica giuridica, esigenze etiche e finalità sociali – i tre temi più ricorrenti nelle diverse prospettive di indagine – sono stati infine ripresi nelle conclusioni di Mario Cera, presidente della Fondazione Banca del Monte di Lombardia, che ha messo in luce l’importanza di coinvolgere nel perseguimento di questi ambiziosi obiettivi le comunità locali: quelle comunità che oggi la Fondazione ambisce a rappresentare in tutta la Lombardia, impegnandosi a sostenere forme di ricorso al credito attente alle esigenze attuali e affidate a intermediari seri e affidabili.

 

Un articolo di

Luigi Regazzoni

Luigi Regazzoni

Ricercatore di Diritto privato

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