Le polemiche per il cast, le critiche sulle ‘licenze narrative’ rispetto al testo originale, la personale caratterizzazione dell’eroe e tanti altri temi. La trasposizione cinematografica del poema omerico del regista Cristopher Nolan, attesissima, ha acceso un vasto dibattito. Abbiamo chiesto a due docenti dell’Università Cattolica di commentare un film, che comunque la si pensi, è probabilmente, già adesso, l’evento cinematografico di questo 2026. Gli interventi del professor Armando Fumagalli, docente di Storia e industria del cinema internazionale nonché direttore del Master in International Screenwriting and Production (MISP) e del professor Antonino Pitta’, docente del Dipartimento di Filologia classica.
Ulisse come Oppenheimer
di Armando Fumagalli
Christopher Nolan è oggi probabilmente l’autore cinematografico numero uno: i suoi ultimi film sono stati eventi globali, ampiamente dibattuti, e hanno catturato l’attenzione delle élite intellettuali di tutto il mondo, confermando il potere che ha il cinema di essere il più potente generatore di cultura (nel bene e nel male) che c’è nel mondo contemporaneo.
L’accoglienza del film è stata eccezionale in Italia, con un incasso che supererà sicuramente entro pochi giorni i 30 milioni, e potrebbe arrivare a 40 e più, mentre negli Stati Uniti è andato bene, ma non in modo così eccezionale.
L’accoglienza americana è stata molto contrastata, con il mondo conservatore che ha visto eccessi woke in alcune scelte di Nolan: per es. aver scelto Lupita Nyong’o -che viene dal Kenya- per interpretare Elena, e ancora di più, la scelta di un attore notoriamente transgender Elliott (un tempo Ellen) Page, per interpretare Sinone, un personaggio che ha poco tempo sullo schermo, ma ha un ruolo cruciale, perché è il soldato che viene sacrificato da Ulisse per far credere ai troiani che il cavallo è un vero dono. È una vittima ed è poi l’unico che accusa apertamente Ulisse, quando quest’ultimo visita l’Ade. Ma più in generale il problema è che il film incolpa “l’Occidente” della guerra e della violenza che c’è nel mondo… da qui la risposta molto piccata di molti commentatori di quest’area culturale.
Da un punto di vista di messa in scena L’Odissea è a mio parere un ottimo film, interessante in molti aspetti, anche se è certamente più Nolan che Omero, e il personaggio di Ulisse ha subito cambiamenti radicali rispetto al poema. C’è chi dice che l’errore di Nolan è iniziato dall’avere seguito la traduzione inglese del 2017 di una femminista, Emily Wilson, che iniziava traducendo il famoso polytropos di Ulisse (di multiforme ingegno, dalle molte qualità/capacità, ecc.) con complicated…
In effetti, l’Ulisse di Nolan è un uomo che soffre di disturbo da stress post-traumatico: si sente profondamente colpevole perché la sua invenzione del cavallo ha sconfitto i troiani generando violenza e morte. In questa visione il cavallo sarebbe un tradimento della legge dell’ospitalità di Zeus, più volte citata.
Il production value, il livello di attori e attrici (ci sono almeno 5-6 star che da sole avrebbero potuto reggere un film: Matt Damon, Anne Hathaway, Tom Holland, Zendaya, Charlize Theron e altre/i), i paesaggi e la messa in scena sono di prim’ordine. Vi contribuisce il fatto che, come è noto, Nolan rifiuta l’uso eccessivo degli effetti digitali e vuole che gli attori recitino non su green screen ma in luoghi reali con oggetti, costumi e scenografie reali. Si sente sullo schermo questa immersione fisica, in paesaggi che vanno dalla Sicilia all’Islanda, dalla Grecia alla Scozia.
Da un punto di vista narrativo ci sono delle debolezze, a mio parere: non capiamo il senso di alcuni episodi della storia. Per es. l’episodio di Polifemo è privato dell’astuzia di Ulisse (nascondersi sotto il vello delle pecore e dire che si chiama “Nessuno”) e poi del suo sussulto di orgoglio che lo porta a rivelare il proprio nome e a subire la vendetta di Poseidone. Questo rende l’episodio – pur spettacolare- molto meno significativo. E gli dei greci sono sostanzialmente assenti.
Si potrebbe dire che questo Ulisse è una nuova incarnazione di Oppenheimer: un uomo che ha visto la quantità di distruzione generata dal suo applicare la propria intelligenza e le proprie idee per vincere una guerra, e ne è rimasto inorridito.
In un tempo come quello di oggi, di spinte incoscienti e irresponsabili verso le guerre, un film che ricorda quanto esse siano terribili e come lascino distruzione, morte e ferite, è comunque un tema importante e opportuno. Certo, bisogna ricordarsi che questo non è Omero, e che l’Ulisse greco era un altro personaggio.