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Regeni, tutto il male del mondo

25 maggio 2026

Regeni, tutto il male del mondo

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Non c'è ricerca senza libertà. E senza giustizia. A dieci anni dall'assassinio in Egitto di Giulio Regeni le università italiane, all’unisono, hanno fatto sentire la propria voce per sostenere il desiderio di verità della famiglia del ricercatore italiano dell'Università di Cambridge, torturato e ucciso al Cairo mentre svolgeva attività accademica sul campo. Per farlo ben 76 università italiane, tra i mesi di aprile e maggio, hanno lanciato un ciclo di eventi raccolti sotto l'hashtag “#UniversitàperGiulio” che hanno coinvolto studenti, ricercatori, docenti e cittadinanza.

L’Università Cattolica ha aderito all’iniziativa con un evento coordinato in tutte le sedi dell'Ateneo dove, lunedì 25 maggio, è stato proiettato il documentario "Giulio Regeni - Tutto il male del mondo", diretto da Simone Manetti e che è stato seguito da un dibattito e da un momento di riflessione.

Prima della visione, in tutti i campus, è stato ascoltato il video messaggio inviato per questo evento dai genitori di Giulio, Paola Deffendi e Claudio Regeni: «In questo documentario è importante la figura del ricercatore, serio, impegnato ed esigente con sé stesso come con gli altri. Purtroppo, non è stato aiutato, non è stato protetto e, nonostante il suo impegno, il suo entusiasmo e il suo rigore, ha subìto numerosi tradimenti. E Giulio era una persona che dialogava con gli altri, e riteneva molto importante l'amicizia, era un valore fortissimo per lui».

Per i genitori, inoltre, nel documentario emerge «tutta la paranoia del Paese, l’Egitto, sotto dittatura. Un luogo che non era sicuro allora e che non lo è neanche oggi. Siamo consapevoli che è una visione tosta ma ci auguriamo che possa sviluppare una riflessione. Abbiamo ritenuto importante non sottrarci, mostrare le cose, farle sentire e vivere per portare avanti la nostra ricerca di giustizia. Nel cuore abbiamo sempre, come genitori di uno di loro, la sicurezza dei ricercatori e soprattutto la libertà della ricerca nel mondo».

A introdurre l'evento - dal campus di Milano - è stata la prorettrice vicaria dell'Università Cattolica Anna Maria Fellegara: «Sono molto orgogliosa di questa iniziativa, realizzarla non era scontato, è importante far comprendere che anche davanti a casi come questi si può far sentire la propria voce. Questa iniziativa ci permette di rileggere questa vicenda da un punto di vista personale e collettivo, interrogandoci su quel che siamo chiamati a fare perché questo è un caso che non possiamo "ricacciare" nel dimenticatoio».

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Redazione

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Al termine della proiezione, in tutte le sedi dell'Ateneo, si è tenuto, in contemporanea, il dibattito "Non c'è ricerca senza libertà". Nel campus di Milano è intervenuto il professor Andrea Santini, preside della Facoltà di Scienze politiche e sociali che ha ricordato l'importanza di tenere viva l'attenzione sul caso e l'importanza dei due pronunciamenti della Corte costituzionale nel 2023 e nel gennaio di quest'anno, quest'ultimo fondamentale per la ripresa del processo. «La Corte - ha spiegato Santini - è stata decisiva per tenere vivo l'iter processuale nonostante le grandi difficoltà del caso colmando una lacuna del nostro ordinamento in quanto, per i reati contestati, la mancata notifica non può impedire il processo. Inoltre, ha esercitato anche una funzione di supplenza rispetto al mancato intervento governativo».

Il professor Paolo Gomarasca, segretario generale della Federazione delle Università Cattoliche Europee (FUCE) ha ricordato che la tentazione, davanti al caso Regeni, è quello di circoscriverlo, isolarlo. «Questa ferita - ha ricordato - è il nodo di una rete a volte invisibile e altre volte, francamente, molto visibile che va dalla richiesta di libertà di una studentessa di Teheran a una rivendicazione di una donna di Kabul. L' Università deve contrastare questa "matrice di dominazione" altrimenti rischia di esserne parte perdendo la sua natura che è quella di essere un luogo di dissenso, di avanguardia critica».

A Brescia il lungometraggio è stato commentato dal preside della Facoltà di Scienze della formazione Domenico Simeone: «Ogni ricerca non abita uno spazio neutro, è una scelta, un atto di partecipazione al mondo che vogliamo costruire domani, ed è quello che stava facendo Giulio Regeni in Egitto. I suoi genitori hanno fatto una cosa straordinaria, potevano chiudersi nel loro dolore, e invece sono qui a dirci che non riguarda solo il loro privato, è qualcosa che riguarda tutti noi perché la libertà deve essere difesa anche nelle situazioni difficili».

Al dibattito, a cui ha partecipato anche la giornalista e docente della Facoltà di Lettere e filosofia Anna Pozzi, una preziosa testimonianza è arrivata dall’alumna Giulia Pini, laureata al Dams nel 2023, che durante il suo stage all’agenzia di produzione “5e6” ha lavorato al documentario, di cui la casa di produzione bresciana è coproduttrice: «Questa occasione mi ha permesso di capire non solo la storia di Giulio Regeni, ma anche la fatica nel ricercare la verità di quanto fosse successo».

Alla proiezione del documentario a Piacenza è intervenuto il professor Pier Sandro Cocconcelli, preside della Facoltà di Scienze agrarie, alimentari e ambientali: «La vicenda di Giulio Regeni ha reso ancora più evidente la necessità che le università adottino e implementino tutte le procedure necessarie affinché i ricercatori possano operare in sicurezza, anche nelle aree considerate a rischio. La ricerca universitaria deve restare indipendente da pressioni ideologiche, politiche ed economiche. La libertà accademica non è un privilegio corporativo degli studiosi, ma una condizione necessaria affinché la conoscenza possa realmente servire la società e il bene comune».

«Come studiosi e come università, abbiamo il privilegio, e insieme la responsabilità - ha aggiunto la professoressa Laura Zoni della Facoltà di Economia e Giurisprudenza - di poter studiare, approfondire, porci domande, fare ricerca e confrontarci liberamente. È un diritto che spesso consideriamo naturale, ma che in molte parti del mondo non lo è affatto. La vicenda di Giulio Regeni ci interpella proprio su questo: sul valore della libertà di pensiero, di studio e di ricerca, e sulla necessità di custodirla ogni giorno con attenzione, consapevolezza e senso civico».

«Abbiamo avuto il privilegio di assistere insieme alla proiezione di questo importante documentario: ringraziamo per questo la Fondazione Elena Cattaneo e la nostra Università Cattolica per questo momento forte di condivisione e riflessione», ha detto la professoressa Maria Antonietta Gambacorta, vicepreside della Facoltà di Medicina e chirurgia, al termine della visione nel campus di Roma. Al dibattito hanno partecipato Valerio De Stefano, direttore del Dipartimento di Scienze radiologiche ed ematologiche, Ornella Parolini del Dipartimento Universitario Scienze della vita e Sanità pubblica e Luca Richeldi, direttore del Dipartimento di Scienze cardiovascolari e pneumologiche.

«Oggi – ha aggiunto Gambacorta - ci uniamo alle università italiane in memoria di un giovane ricercatore, simbolo per tutti della libertà di ricerca e di diritti umani che, accanto ai suoi genitori che mai hanno rinunciato a ottenere giustizia, ci lascia un messaggio fondamentale. Anzitutto, il valore della vita umana e la forza della ricerca della verità e, insieme, la forza della democrazia nella quale noi abbiamo la fortuna di lavorare e vivere. Siamo in un sistema imperfetto, è vero, che però ci consente di poter raggiungere la verità, di poterla cercare, di poterla dire. È questo il messaggio che Giulio Regeni lascia anche ai nostri studenti, ai dottorandi, ai giovani ricercatori: la forza dei saperi, della cultura e del coraggio che davvero, in ogni sistema umano, possono sempre fare la differenza».

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