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Severgnini per Peses: «Ragazzi, il futuro dell'Italia lo fate voi»

01 aprile 2025

Severgnini per Peses: «Ragazzi, il futuro dell'Italia lo fate voi»

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Tra gli incontri che gli hanno cambiato la vita ricorda quello con Indro Montanelli, che lo scelse, giovanissimo, per scrivere su Il Giornale dopo aver letto i suoi articoli scritti per La Provincia di Cremona, di cui era direttore Mauro Masone (altro incontro importantissimo), che per primo gli diede la possibilità di scrivere su un giornale. Ma anche quello con Matilde Chizzoli, la sua insegnante di terza media: «Mi ha insegnato che se hai un dono, devi condividerlo ed essere generoso. E che tutto ti torna indietro».

Lo ha raccontato il giornalista e scrittore Beppe Severgnini agli studenti del liceo Anguissola di Cremona in uno degli incontri di PESES, il Programma di Educazione per le Scienze Economiche e Sociali, promosso dall'Università Cattolica del Sacro Cuore e diretto da Carlo Cottarelli, nato nel 2023 con l'obiettivo di offrire agli studenti delle scuole secondarie di tutta Italia l’occasione di dialogare e confrontarsi con protagonisti e esperti della recente scena politica ed economica italiana.

Nella splendida cornice del campus di Santa Monica dell’Università Cattolica, l’editorialista del Corriere della Sera ha impostato il suo incontro come un dialogo: «Vi porrò qualche domanda, ma vorrei anche che foste voi a farle a me: quindi ci alterneremo. Tutti parlano di voi, psicologi, insegnanti commentatori, ma in pochi vi conoscono veramente. Ecco oggi a me interessa conoscere voi, i vostri sogni, i vostri timori».

A rompere il ghiaccio la diciottenne Melek, originaria del Marocco, che vive a Cremona e chiede: «L’Italia soffre per la fuga di cervelli: cosa fare per arginarla?». «Primo: pagarli di più» la risposta netta di Severgnini: «Abbiamo un problema gigantesco di stipendi rispetto anche agli Stati vicini». Poi c’è il tema del trasporto, ma non solo: «Se ti pagano bene, lavori in un luogo bello (i luoghi belli fanno venire belle idee), ci arrivi facilmente e il tuo capo crede in te, tu dall’Italia non vai via». 

Un articolo di

Sabrina Cliti

Sabrina Cliti

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La domanda di Severgnini per gli studenti arriva subito dopo: «Cosa vi preoccupa oggi? Cosa vi mette ansia? Il futuro? I voti a scuola? La guerra? Trump? Ci sono mille teorie, ma a me interssa saperlo da voi». La prima a rispondere è Giorgia: «Mi mette ansia l’idea di studiare tanto per poi non trovare nel mio paese un lavoro che rispecchi la mia preparazione»; le altre risposte vanno nella stressa direzione. Emerge la paura dell’’incertezza, del continuo cambiamento, l’impossibilità di prevedere. Spaventa il non essere abbastanza per quello che verrà, il «vedere che le aziende preferiscono investire nelle macchine, nell’AI, anziché nelle persone, e questo rende l’essere umano apatico».

Con ironia e spirito critico, ma anche con il pragmatismo di chi da sempre ha a che fare con l’agricoltura e con la terra, Severgnini ha citato i molti esempi del passato di mestieri che sono scomparsi nel giro di pochi anni o addirittura mesi. «È una cosa che è sempre accaduta. Un consiglio, se posso è: quando scegliete un lavoro, pensate sempre che se ne una macchina potrà sostituirvi, lo farà. Quindi: i cambiamenti ci sono, l’importante è saperne cogliere i segnali e agire di conseguenza». Del resto, ricorda Severgnini ai ragazzi: «l’Italia del futuro la farete voi, ne avete tutte le capacità. Io rientro nella categoria terza età: ho già fatto tutto quello che potevo: ora tocca a voi».

E se la situazione internazionale sembra non preoccupare nell’immediato, è sui social e, in particolare, sul loro impatto nella vita di ciascuno, a orientarsi la curiosità dei giovani presenti: Severgnini invita a non demonizzare, anche se «sono da gestire con spirito critico, intelligenza e cultura».

Passando per il tema della censura («rispetto a Russia, Cina o Iran l’Italia e, in generale, l’Europa, sono oasi: è giusto preoccuparsi della libertà di espressione, che non riguarda tutti noi, ma non dobbiamo trasformare la nostra imperfezione con la grave situazione che si vive in altri paesi»), delle fake news e della spettacolarizzazione del dolore, si è arrivati a parlare di salute mentale nei giovani, questione che sta molto a cuore a Severgnini, che non vuol sentir parlare di ragazzi apatici, pigri o egocentrici: «Secondo me mancano adulti di riferimento, che facciano gli adulti significativi, non gli amici. È impegnativo. Ma è doveroso».

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