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Vittimizzazione, per le donne è “al quadrato”

09 ottobre 2026

Vittimizzazione, per le donne è “al quadrato”

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Della violenza di genere si parla tanto. Da anni. E molte sono le azioni intraprese in ambito formativo, giuridico, sociale, psicologico per arginarla. Eppure, se i reati violenti in Italia sono in calo, la violenza di genere è stabile al 30%. Dov’è l’errore? Viene da chiedersi. Cosa occorre migliorare per contrastare un fenomeno che porta con sé un fiume di dolore e pesanti ripercussioni non solo sulle vittime ma anche sul contesto familiare e sociale in cui esse vivono? Sì, perchè «la violenza di genere non è un fatto personale ma nasce in un contesto relazionale». L’ha specificato Raffaella Iafrate, delegata alle Pari opportunità dell’Università Cattolica aprendo lo scorso 8 ottobre l’evento annuale di premiazione delle tesi di laurea sul tema. “Violenza di genere, dalla ricerca all’azione” è il titolo scelto per l’ultima edizione di questi incontri, occasione preziosa per dare voce ai molti interlocutori che lavorano su più fronti. E l’università è luogo privilegiato di azione attraverso le sue tre missioni: didattica, ricerca e terza missione.

La Facoltà di Psicologia dell’Ateneo ha istituito un corso magistrale in Psicologia della violenza di genere, primo in Italia, che dal 2018 a oggi ha già laureato circa 900 tra studenti e studentesse. La sua impronta multidisciplinare è confermata dalle lezioni non solo a cura di psicologi, ma anche di operatori dei centri antiviolenza, del sociale, dell’area giuridica e sociologica.

Le due tesi premiate nella mattinata toccano temi cruciali oggi: l’impatto della violenza sulla percezione del proprio corpo e la violenza digitale. 

Irene Rosa Brambilla, laureata in Psicologia Clinica e della Salute: persona, relazioni famigliari e di comunità, ha intitolato la sua tesi “Storia di un corpo: la percezione corporea a seguito della violenza sessuale. La narrazione delle operatrici nei centri antiviolenza”. Questo lavoro “si distingue per il focus clinico specifico e poco esplorato sugli effetti della violenza sessuale sulla percezione corporea, sulla sessualità e sul rapporto con il corpo con implicazioni per la presa in carico specialistica”, come si legge nelle motivazioni del riconoscimento.

La tesi di Cecilia Bianco - anche lei con la stessa laurea della collega Brambilla - “Violenza di genere: la violenza sessuale e i suoi risvolti digitali” ha ricevuto il premio in quanto “presenta piena pertinenza e forte attualità rispetto al tema della violenza sessuale facilitata dalla tecnologia e propone un inquadramento originale della diffusione non consensuale di immagini intime come forme di violenza sessuale e di genere”.

Meritevoli di menzione sono state anche Sara Fiamberti Colangelo con la tesi “La trasmissione intergenerazionale della violenza intrafamiliare: un’analisi retrospettiva con il protocollo Fdr-FP” e Virginia Mortarotti, con la tesi “Essere madri in contesti violenti: uno studio empirico sulla genitorialità nei casi di Intimate Partner Violence”. 
 

 

Nell’ambito della seconda missione dell’università, la ricerca, «ci occupiamo di violenza assistita, di protezione ma anche di ciò che alimenta la violenza di genere che ha una matrice sociale (indagando l’economia di genere, l’ambito aziendale e di intervento nei servizi sociali)» – ha spiegato Luca Milani, titolare del corso e docente di Psicologia della violenza di genere. La partecipazione ai bandi finanziati consente di passare dalla ricerca all’azione con azioni concrete. Come quello di Regione Lombardia a cui l’Ateneo partecipa da anni. Uno dei frutti di questa collaborazione è il Progetto Generazione rispetto un percorso che coinvolge diverse università lombarde per parlare di rispetto, parità e violenza maschile sulle donne. Dal lavoro dei partecipanti, studenti e studentesse, giovani amministratori locali e operatrici delle reti anti violenza è nata la Carta degli impegni che quest’anno è itinerante tra diversi atenei lombardi, a partire proprio dall’Università Cattolica, dove resta in mostra al polo studenti fino al prossimo 16 ottobre.

Nell’ambito del bando “Promozione di progetti formativi nel sistema universitario lombardo sulle tematiche di prevenzione e contrasto alla violenza contro le donne di Regione Lombardia, è stato finanziato anche il progetto “La violenza contro le donne e la sua evoluzione digitale. Un dialogo fra discipline giuridiche e psico-sociali”, coordinato dall’Alta Scuola Federico Stella sulla Giustizia Penale, che prevede diverse azioni di cui ha parlato la penalista Marta Lamanuzzi. Tra queste, un percorso formativo interdisciplinare aperto in particolare a dottorande e dottorandi delle discipline giuridiche, pedagogiche, psicologiche e sociali dell’Università Cattolica ma anche a studenti, professionisti e operatori dei servizi; una giornata aperta l’8 marzo in occasione della Giornata internazionale della donna; un premio di laurea; un percorso di formazione scuola lavoro. «Ci occuperemo di violenza digitale contro donne, adolescenti e bambine, delle culture sessiste, di cyber bullismo sessista, cyber stalking che comportano un attacco al corpo». 

«Se si vuole contrastare il fenomeno della violenza bisogna passare dalla ricerca e dalla legge all’azione e questo passaggio è difficile – ha detto Claudia Mazzucato, docente di Diritto penale –. Per esempio, questo per noi significa occuparci della violenza ostetrica, della donna migrante, della donna detenuta che non può chiamare il numero verde. La vittimizzazione femminile è “al quadrato” per il ruolo che le donne rivestono nella società, sia perché spesso sono marginalizzate, sia perchè hanno enormi risorse spese al servizio di altri soggetti vulnerabili e marginalizzati. E ancora, significa lavorare sui reati spia, quelli ancora non gravi, che proprio per questo sono trascurati. Chi è qui oggi diventa una “sentinella”». 

Un termine, sentinella, che ha dato il nome a un evento come ha raccontato la psicologa delle relazioni traumatiche Chiara Ionio. «Nell’ambito della terza missione, sempre grazie a Regione Lombardia, abbiamo lavorato all’interno dei pronto soccorso con una formazione specifica agli operatori che accolgono ragazzi e ragazze che hanno subito violenza perchè diventino più sensibili alle realtà che incontrano. Il “Pronto soccorso sentinella” rileva, ascolta e protegge. E questo è il titolo di una giornata di formazione il prossimo 3 dicembre nel campus di via della Garzetta a Brescia con l'obiettivo di creare un legame tra i diversi soggetti che lavorano sul territorio (consultori, centri di violenza, case di comunità)». 

Un articolo di

Emanuela Gazzotti

Emanuela Gazzotti

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