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A Cristian Ripoli l’Armenise Harvard Airalzh Award 2025 per la ricerca sull’Alzheimer

13 gennaio 2026

A Cristian Ripoli l’Armenise Harvard Airalzh Award 2025 per la ricerca sull’Alzheimer

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Il 2026 si apre con una buona notizia per la ricerca sull’Alzheimer: il professor Cristian Ripoli, Ordinario di Fisiologia della Facoltà di Medicina e chirurgia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e ricercatore del Team della Linea di Ricerca di Neuroscienze della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS, è il vincitore del bando da 200mila dollari messo a disposizione dall’associazione Airalzh Onlus (Associazione Italiana Ricerca Alzheimer) e dalla Fondazione Armenise-Harvard.

L'obiettivo dell’attività di ricerca del professor Ripoli è quello di sviluppare delle proteine ingegnerizzate capaci di intervenire sul malfunzionamento sinaptico che caratterizza le persone affette dalla malattia di Alzheimer: «La maggior parte delle terapie attualmente in fase di sperimentazione per l’Alzheimer mira a contrastare i fattori scatenanti della malattia, come l’accumulo di proteine che non si ripiegano correttamente e formano depositi tossici nel cervello. Noi, invece, proponiamo di intervenire non sulle cause, ma sulle conseguenze, ossia sulla vulnerabilità delle sinapsi e sulla perdita della plasticità neuronale, responsabili del deficit cognitivo. Ci siamo ispirati alle strategie utilizzate dagli ingegneri per proteggerci dai disastri naturali  – spiega il professor Ripoli -. Proprio come non possiamo controllare l’insorgenza e la forza di un terremoto, non possiamo prevedere l’insorgenza della malattia di Alzheimer. Tuttavia, proprio come fanno gli ingegneri, possiamo progettare strutture più resistenti e resilienti: il nostro obiettivo è quindi rendere le sinapsi più forti, plastiche e reattive, in grado di resistere all'urto della malattia. Per farlo sfruttiamo tecniche di ingegneria proteica che ci permettono di inserire interruttori molecolari capaci di rispondere a farmaci già approvati e sicuri». 

«Grazie a questo finanziamento – continua - avremo anche la possibilità di sviluppare e testare un sistema terapeutico completamente autonomo. Abbiamo infatti progettato proteine ingegnerizzate in grado di attivarsi spontaneamente quando enzimi ‘spia’ segnalano una precoce sofferenza cellulare o sinaptica. È un sistema ‘on demand’: la cura si attiva autonomamente solo nella cellula malata e solo nel momento del bisogno, prima che avvenga la degenerazione». Da tre anni, le due organizzazioni sono alleate nell’offrire una borsa da 100mila dollari all’anno per un biennio a sostegno delle più interessanti ricerche di base nel campo delle malattie neurodegenerative. Con un vincolo rispetto ai bandi tradizionali: è possibile partecipare solo se si è a capo di un laboratorio indipendente, in Italia da almeno cinque ma non più di 12 anni.

Una scelta che consente di indirizzare i finanziamenti verso le attività e le scoperte che hanno necessità di consolidare i risultati, in una fase estremamente delicata nella carriera di uno scienziato. Analogamente a quanto accade per tutti i più prestigiosi finanziamenti europei, il grant ‘Armenise Harvard Airalzh Mid-Career Award’ è concesso all’esito di un processo di valutazione molto scrupoloso, durante il quale il ricercatore ha anche un colloquio con una commissione di esperti per discutere le sue aspirazioni e le criticità del progetto da finanziare.

Sul valore scientifico dell’iniziativa interviene il professor Claudio Grassi, Direttore del Dipartimento di Neuroscienze della Facoltà di Medicina e chirurgia e Team Leader della Linea di Ricerca Neuroscienze Precliniche della Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS: «Le linee di ricerca del professor Cristian Ripoli si sono da sempre contraddistinte per la loro grande innovatività e per essere finalizzate all’affronto di problematiche di assoluta rilevanza clinica, attraverso lo sviluppo di approcci biotecnologici di ultima generazione. Il progetto finanziato è una naturale continuazione dell’attività di ricerca del professor Ripoli che, negli ultimi anni, ha ottenuto svariati finanziamenti nazionali ed internazionali da parte del Ministero della Salute, del Ministero dell’Università e della Ricerca e della Fondazione statunitense Alzheimer’s Association».

«Sono certo – continua Grassi - che questo finanziamento consentirà al professor Ripoli di compiere un ulteriore passo avanti nello sviluppo di strategie terapeutiche innovative basate sulla modulazione mirata della funzione sinaptica tramite proteine ingegnerizzate. L’orizzonte scientifico nel quale si inserisce questa progettualità è la messa a punto di strumenti in grado di cambiare l’approccio alla cura delle malattie neurodegenerative, con potenziali ricadute rilevanti in ambito scientifico, terapeutico e industriale. Sono orgoglioso che questa ricerca venga sviluppata nel nostro Dipartimento e fiducioso nel suo impatto sulle attività scientifiche future del Dipartimento e della Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS».

«Come Fondazione Armenise Harvard, insieme ad Airalzh – dice Elisabetta Vitali, Executive Director della Fondazione Armenise Harvard – vogliamo portare all’attenzione del Governo e altre organizzazioni che sostengono la ricerca questo rilevante problema che necessita di un approccio strutturale. L’esperienza trentennale della Fondazione Armenise Harvard è emblematica: col programma Career Development Award (CDA) abbiamo sostenuto le ricerche in Italia di oltre 30 giovani scienziati che, a loro volta, hanno raccolto fondi per oltre 100 milioni di euro, pubblicando più di 1000 peer-reviewed paper con un H-index medio di 27 e circa 4.700 citazioni medie. È evidente che non è un problema di qualità della ricerca perché anche i ricercatori più produttivi, nonostante ottengano risultati straordinari, soffrono di questa situazione».

«Siamo orgogliosi di sostenere, assieme alla Fondazione Armenise Harvard, il lavoro del professor Cristian Ripoli – afferma la professoressa Alessandra Mocali, Presidente di Airalzh Onlus – la Ricerca di base è importante per lo sviluppo di nuove conoscenze scientifiche che, per forza di cose, non può avvenire in tempi rapidi. Proprio per questo motivo è fondamentale aiutare chi, da tempo, sta lavorando con costanza ed impegno nella Ricerca ma ha bisogno di finanziamenti per arrivare ai risultati concreti. La nostra Associazione, da più di 10 anni, si impegna sostenendo la Ricerca di base e clinica attraverso l’erogazione di assegni di ricerca e grants su scala nazionale, coinvolgendo Università e Centri di ricerca d’eccellenza. Ad oggi sono stati investiti oltre 4 milioni di euro, grazie al sostegno di grandi e piccoli donatori, per finanziare 82 assegni di ricerca e 38 progetti di ricerca».

Un articolo di

Federica Mancinelli

Federica Mancinelli

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