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Commenti d'odio, perdita di controllo sull'IA e privacy. Le preoccupazioni dei ragazzi europei

10 settembre 2026

Commenti d'odio, perdita di controllo sull'IA e privacy. Le preoccupazioni dei ragazzi europei

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I bambini e gli adolescenti in tutta Europa stanno utilizzando la tecnologia digitale, ma sono preoccupati per i rischi che essa comporta, tra questi l'odio online, le violazioni della privacy e l’impatto che l’uso delle tecnologie potrà avere in futuro sul pianeta e sull’autonomia degli esseri umani.

Queste sono alcune delle evidenze emerse dal nuovo Rapporto di EU Kids Online, presentato giovedì 10 sttembre alla Conferenza della Presidenza irlandese dell'Unione Europea sulla sicurezza online dei bambini e degli adolescenti presso il Dublin Castle.

Il rapporto completo EU KIDS ONLINE

Questo Rapporto si basa su un sondaggio condotto tra aprile 2025 e aprile 2026 su 28.465 ragazzi di età compresa tra i 10 e i 16 anni in 19 Paesi europei (Austria, Belgio, Svizzera, Cechia, Estonia, Spagna, Finlandia, Croazia, Irlanda, Italia, Lussemburgo, Lettonia, Malta, Norvegia, Polonia, Portogallo, Romania, Serbia, Slovacchia).  


I dati dell’ultimo Rapporto di EU Kids Online

Accesso a Internet

Lo smartphone è di gran lunga il dispositivo principale utilizzato da bambini e ragazzi per accedere a Internet. L'87% utilizza uno smartphone o un telefono cellulare per andare online ogni giorno, un ulteriore aumento rispetto all'80% del 2020. Le ragazze riferiscono un accesso più frequente allo smartphone rispetto ai coetanei maschi. Nei vari paesi il 61% delle ragazze, contro il 55% dei ragazzi, lo utilizza per andare online più volte al giorno. Questo uso quotidiano abituale aumenta costantemente con l'età, passando dal 27% dei bambini di 10 anni al 76% degli adolescenti di 15-16 anni.

Sviluppi legati all'IA

In tutta Europa, circa due terzi dei minori dichiara di utilizzare regolarmente strumenti di IA, considerandoli spesso utili come supporto all’apprendimento e per risparmiare tempo. Ad esempio, il 37% degli intervistati spera che l'IA possa potenziare la creatività umana. Inoltre, un terzo ritiene che le nuove tecnologie libereranno studenti e lavoratori dal tempo dedicato ad attività noiose.

Tuttavia, altri sono preoccupati per il futuro: il 41% ha espresso la preoccupazione che le tecnologie basate sull'IA danneggino l'ambiente e consumino troppe risorse naturali, e che l'IA possa superare l'intelligenza umana al punto da rendere impossibile mantenerne il controllo.

Privacy

I ragazzi utilizzano le tecnologie digitali sempre più spesso, ma sono anche diffidenti rispetto alle modalità di raccolta e utilizzo dei dati personali. La metà teme che questi vengano utilizzati per la pubblicità targettizzata, e quattro su dieci temono che le aziende condividano i loro dati con terzi senza il loro consenso. Esiste una certa sfiducia nei confronti delle aziende tecnologiche: il 39% del campione non crede che le aziende protegga adeguatamente i propri comportamenti e preferenze online. D'altro canto, il 30% dichiara di fidarsi delle aziende per la tutela della propria privacy.

Le preoccupazioni riguardano anche l'uso dei dati da parte delle autorità e delle istituzioni. Più di un quarto degli intervistati teme che le informazioni raccolte da app e siti web possano influenzare le decisioni della polizia su chi arrestare, mentre solo uno su cinque è favorevole all'uso dell’IA per prevedere l'ammissione scolastica o le prospettive lavorative future.

Messaggi d'odio e contenuti dannosi

L'esposizione a contenuti dannosi è un aspetto significativo delle esperienze online dei minori con una variazione da paese a paese. Il 30% incontra messaggi d'odio almeno una volta al mese, passando dal 15% in Irlanda al 40% in Serbia. Le femmine riferiscono un'esposizione maggiore rispetto ai maschi in generale, con il 60% delle ragazze e il 55% dei ragazzi che ha incontrato messaggi d'odio nei vari paesi.

Gli intervistati riferiscono, inoltre, di essere esposti a una serie di contenuti online potenzialmente dannosi. Le immagini violente o cruente sono la categoria più comunemente segnalata (40%), seguita da contenuti su come dimagrire (39%) e su come farsi fisicamente del male (37%), sul suicidio che è la categoria meno segnalata tra quelle analizzate (25%). Guardando in particolare ai contenuti su come farsi fisicamente del male, il 15% dei ragazzi dichiara di aver visto tali contenuti almeno una volta al mese e un ulteriore 24% li ha visti alcune volte (dal 6% in Irlanda al 24% in Belgio e nella Repubblica Ceca).

Queste aspettative, preoccupazioni e speranze dei ragazzi suggeriscono alcune priorità per i responsabili politici, tra cui la riduzione dei costi ambientali dell'IA, la garanzia di una supervisione umana in ogni processo algoritmico e di IA, la progettazione di spazi e tecnologie digitali più sicuri, privati e capaci di dare potere ai ragazzi, progettazione di misure di sicurezza online differenti perché non esiste un'unica "infanzia digitale europea".

Evidenze dei dati italiani

La referente per l’Italia di EU Kids Online e docente di Media digitali e società dell’Università Cattolica Giovanna Mascheroni sottolinea alcuni dati italiani su cui riflettere: «Solo il 19% di adolescenti e bambini italiani dice di sentirsi sicuro online: il dato più basso in Europa e molto inferiore alla media europea (48%). Solo 14% è convinto che online ci siano persone gentili e collaborative. Che il clima online nel nostro paese sia particolarmente negativo si evince anche dal dato relativo alla presenza di messaggi d’odio, contenuti razzisti e discriminatori: la percentuale di intervistati che incontra discorsi d’odio è superiore alla media europea, e inferiore solo a Belgio, Serbia e Finlandia. L’Italia è anche seconda solo alla Romania per numero di adolescenti e bambini che cercano intenzionalmente contenuti d’odio».

Sebbene la maggior parte dei bambini (58%) sappia cosa fare quando qualcuno si comporta online in modi che non apprezza, solo il 19% dei ragazzi italiani di 10-16 anni dichiara di sentirsi sicuro online (contro il 48% del campione europeo complessivo). Le differenze di genere sono considerevoli (solo il 13% delle bambine italiane si sente sicura online, contro il 24% dei maschi). Differenze legate all'età, al genere e allo status socioeconomico emergono anche nell'esposizione ai rischi.

L'esposizione intenzionale a contenuti d'odio è più elevata in Italia (15%) rispetto alla media europea (10%), in particolare tra i ragazzi, gli adulti di 15-16 anni e i bambini di status socioeconomico più basso.

Il numero di bambini e adolescenti che si sono sentiti infastiditi (turbati, a disagio o spaventati) da qualcosa vissuto su Internet è ulteriormente aumentato dal 2018: infatti, in linea con la media europea, il 22% ha dichiarato di essersi sentito turbato nell'ultimo mese. Sebbene il rischio più comune sia l'esposizione a contenuti generati dagli utenti dannosi (72%) o a discorsi d'odio (62%), è anche significativo che ora il 51% dei minori italiani abbia dichiarato di essere stato trattato in modo offensivo o sgradevole, sia online che di persona. Le ragazze hanno maggiori probabilità di essere vittime di bullismo e di essere esposte a contenuti d'odio.

Le disuguaglianze socio-digitali sono sistematiche e persistenti, specialmente per quanto riguarda le competenze di navigazione: le bambine (38%), i bambini di 11-12 anni (40%) e i bambini di status socioeconomico più basso (34%) hanno meno probabilità, rispetto ai maschi (50%), agli adolescenti di 15-16 anni (55%) e ai bambini di status socioeconomico più elevato (46%), di dichiarare di essere in grado di verificare se le informazioni che trovano online sono vere.

Un articolo di

Emanuela Gazzotti

Emanuela Gazzotti

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