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Educare è un'arte che ha bisogno di cura

07 ottobre 2026

Educare è un'arte che ha bisogno di cura

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Al fianco degli insegnanti perché ogni studente merita di averne uno ben preparato. Potrebbe essere questo lo slogan emerso dalla 60° Giornata mondiale degli insegnanti risuonato nell’Aula Magna "Tovini" a Brescia, lunedì 5 ottobre. Ma il diritto di avere un insegnante preparato dipende dal valore che la società dà a loro, di come la comunità educante sostiene il loro lavoro. Per questo serve una vera alleanza educativa che vede la società, il mondo della scuola e le famiglie a fianco degli insegnanti. Ne è convinto il professor Domenico Simeone, preside della facoltà di Scienze della formazione. «Certo è un lavoro faticoso, usurante, che richiede molto dal punto di vista emotivo, in prevalenza femminile – sarebbe buona cosa avere un po’ più maschi nelle classi».

Celebrare questa giornata significa anche riflettere sul futuro.Si stima che per il 2030 il fabbisogno internazionale di nuovi insegnanti sarà di 50 milioni. «E’ questa un’occasione soprattutto per ringraziarli per il loro lavoro, per la loro dedizione, per la fatica e l’entusiasmo che portano nel mondo della scuola convinto con Paulo Freire che L’educazione non cambia il mondo. L’educazione cambia le persone. Le persone cambiano il mondo».

Un contributo per riflettere sulle difficoltà e le sfide che i professionisti della formazione e dell’educazione affrontano quotidianamente nella scuola è stato proposto dalla filosofa Luigina Mortari (Università degli studi di Verona) con una lettera rivolta alle maestre e ai maestri, ripescando ricordi vividi dagli anni in cui anche lei faceva l’insegnante nella scuola.

Un articolo di

Antonella Olivari

Antonella Olivari

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Ai giovani studenti che hanno gremito l’Aula Magna ricorda il valore e la necessità della scuola perché «non c'è civiltà se non c'è educazione dei cittadini. La scuola risponde all'esigenza di formare persone in grado di costruire comunità e generare cultura, di preparare i cittadini capaci di testimoniare una diffusa aristocrazia del pensare e dell'agire. È dunque un'istituzione essenziale, ma perché ci sia questo tipo di scuola va garantita la presenza di maestre e maestri competenti».

Ciò significa non solo docenti che si limitano «a trasmettere conoscenze, ma di maestre e maestri che non solo posseggono i saperi, ma sanno come facilitare l'apprendimento appassionando i giovani e sapendo essere loro stessi testimoni di amore per la conoscenza».

Per fare questo bisogna avere massima cura della scuola e di chi la abita. «In un tempo difficile qual è quello attuale, inquinato da oscurantismi e da passioni pericolose, segnato da un deserto del pensare libero e alto. Bisogna garantire una buona  formazione alle maestre e ai maestri che hanno a cuore i giovani, si deve fare in modo che loro siano forniti di tutto quanto necessario perché possano offrire ai bambini e alle bambine,  alle ragazze e ai ragazzi, esperienza di apprendimento dove potere coltivare tutte le loro potenzialità, e in particolare imparare a pensare in modo largo e profondo, a coltivare sentimenti che governano buone relazioni e a sperimentare l'agire con gli altri per aver cura della vita e del mondo. E poi, in questo momento che sembra incapace di mettere un argine alle azioni violente, noi cittadini dobbiamo essere capaci di riconoscenza per quel difficile lavoro dell’educare che chiede un continuo investimento di energie cognitive ed emotive e un continuo lavoro di cura del tessuto relazionale che struttura la vita della classe e della scuola». 

E proprio la Giornata mondiale degli insegnanti è stata l’occasione per anticipare i temi del terzo Festival internazionale dell’educazione che si svolgerà dal 14 al 17 ottobre 2027 e che avrà per tema “Change. Il potere trasformativo dell’educazione.”

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