NEWS | Art Cut 26

Exercises in Empathy, un laboratorio artistico per custodire l’umano

07 ottobre 2026

Exercises in Empathy, un laboratorio artistico per custodire l’umano

Condividi su:

«È a partire dalla capacità di collocarsi dentro l’esperienza dell’altro e di abitarne il punto di vista, che l’università può compiere la sua vocazione più innata, ossia: generare comunità attorno alla verità». In una frase il Cardinal José Tolentino de Mendonça, Prefetto del Dicastero per la Cultura e l’Educazione, ha racchiuso il significato profondo della prima edizione della Triennale d’Arte contemporanea delle Università Cattoliche nel mondo che martedì 6 ottobre è arrivata nel campus di Milano dell’Università Cattolica, con la mostra “Exercises in Empathy – Spiritual Machines” a cui partecipano gli artisti Gian Maria Tosatti, Rodrigo Cass, Rui Chafes, Orla Barry. 

Partner insieme ad altri sei atenei cattolici dislocati in tre continenti, l’Ateneo ospita l’esposizione di arte contemporanea in diversi spazi di largo Gemelli, abitati quotidianamente dalla comunità universitaria. L’obiettivo dell’iniziativa è quello di avvicinare le università cattoliche e di affermarle come grandi laboratori culturali della contemporaneità. 
Questa Triennale nasce dall’appello di Papa Leone XIV che nell’enciclica Magnifica Humanitas sostiene che i sistemi tecnologici e l'Intelligenza Artificiale possono simulare l'empatia, «ma non comprendono ciò che producono, perché non penetrano l'orizzonte affettivo, relazionale e spirituale» tipico dell'essere umano (MH, n. 99). Il Pontefice insiste affinché le università «possano avere voce in capitolo e contribuire al discernimento sulle scelte che incidono sulla vita delle persone» (MH, n. 72).
 

Un articolo di

Emanuela Gazzotti

Emanuela Gazzotti

Condividi su:

 

«La capacità di abitare la complessità e quella di realizzare il discernimento etico appaiano associate: solo un’università capace di empatia riesce a trasformare la frammentazione dei saperi specializzati in una sapienza orientata al bene delle persone e delle società concrete» – ha continuato il Cardinal de Mendonça durante l’inaugurazione. 

È in sintonia con queste parole la rettrice Elena Beccalli che ha dato il via all’inaugurazione della mostra: «Entrare dentro l’esperienza dell’altro e abitarne il punto di vista è la sfida più grande che ci troviamo ad affrontare come educatori. Una domanda su tutte dovrà provocarci: come docenti e come studenti, in che modo ci riconosciamo nell’esperienza dell’altro? Non si tratta semplice¬mente di coglierne le esigenze, le paure, le attese, ma più radicalmente di costruire una relazione che ha nel dialogo e nell’ascolto la sua linfa vitale. Nell’era dell’intelligenza artificiale, sarà l’arte a guidarci nel cogliere il valore dell’empatia, che nasce dal cuore e dallo spirito. Instaurare un rapporto empatico è qualcosa di ben più profondo rispetto alla relazione, significa abitare il mondo dell'altro. Le opere esposte e qui illustrate rendono manifesto un intento così nobile. Guardandole, ci facciamo ispirare per rendere concreto il nostro impegno a generare comunità attorno alla verità». 
 

 

“Esercizi di empatia – macchine spirituali” ha la curatela generale del professore e ricercatore portoghese Nuno Crespo, ed è co-curata dalla docente di Storia dell’arte contemporanea dell’Università Cattolica Elena Di Raddo e dalla docente di Museologia dell’Ateneo Alessandra Squizzato. «Una mostra, 104 artisti, 14 curatori, 8 città, 3 conti¬nenti, attraverso i quali circolano idee di arte, empatia, educazione, conoscenza, università e, naturalmente, futuro – ha commentato Crespo –. Un progetto alimentato dalla convinzione che i linguaggi artistici siano uno strumento privilegiato per instaurare relazioni, dialoghi e affinità senza im¬pedimenti culturali, linguistici o politici». In particolare, secondo Crespo «Questa Triennale, in quanto Scuola di Empatia, si propone come un laboratorio morale nel quale viene proposto un insieme di esercizi in cui ogni opera, ogni mostra, ogni artista ci conduce verso pratiche col¬lettive di empatia, estetiche, etiche, umane, politiche e sociali».

 

“Exercises in Empathy – Spiritual Machines” presenta 14 opere realizzate dagli artisti contemporanei Gian Maria Tosatti, Rodrigo Cass, Rui Chafes, Orla Barry e collocate in diversi luoghi aperti e chiusi della sede per essere fruibili da tutti. Qui l’arte dialoga attraverso la materia e le forme dello spazio con il bisogno di spiritualità e trascendenza dell’uomo contemporaneo. La domanda aperta non è se le macchine abbiano un’anima, ma come l’interazione con esse stia ridefinendo il concetto di sacro, di coscienza e di mortalità. Gli artisti si lasciano interrogare dagli ambienti riconfigurati dalle loro opere che li trasformano in contesti empatici capaci di sollecitare domande sulla nostra interiorità e sul rapporto con ciò che ci circonda.

 

Gian Maria Tosatti (Roma, 1980), artista visivo, giornalista e saggista italiano, presenta Respiro, un’installazione ambientale posizionata nell’ambulacro della sede, trasformando il passaggio quotidiano in momento di riflessione a partire dallo spazio come luogo in cui la storia lascia tracce, anche quando queste non sono immediatamente vi¬sibili. In Re¬spiro questa presenza invisibile assume una forma concreta nella lenta gocciolatura di sangue (sinte¬tico) proveniente dalla grata di aerazione. Il sangue diviene così la traccia di qualcosa che attraversa l’edificio “sotto pelle”: un’immagine insieme fisica e spirituale, che suggerisce la persistenza della storia e delle sue ferite nel presente. 

Di Rodrigo Cass (São Paulo, 1983 - 2026), artista brasiliano e monaco dell’Ordine Carmelitano, si può ammirare una grande installazione nell’aula G128 con sei opere neo-concretiste, che si animano attraverso videoproiezioni che interagiscono con il pubblico. Attraverso pittura, scultura, rilievo e video, e l’impiego di materiali come cemento, lino, fibra di vetro e tempera, Cass supera i confini tra quadro e scultura, esplorando i rapporti tra astrazione, trascendenza, movimento, materia e corpo.

Infine, le grandi sculture in ferro dalle forme organiche dello scultore portoghese Rui Chafes (Lisbona, 1966) sono collocate tra l’ingresso dell’Ateneo, il Cortile d’onore, i chiostri bramanteschi e la sede San Francesco dell’Ateneo. Le sue opere, che partono dalla sovrapposizione di lamine a creare spazi vuoti e pieni, instaurano un dialogo empatico tra opera, spazio e percezione. L’opera Unsaid è nata in collaborazione con l’artista e poetessa irlandese Orla Barry (Wexford, 1969) che unisce scultura e voce. Legata all’opera è l’immagine fotografica della schiena della artista tatuata con segni che alludono agli organi interni del corpo.
 

Newsletter

Scegli che cosa ti interessa
e resta aggiornato

Iscriviti