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L’altra faccia della vita, un Dialogo sull’esistenza umana

07 ottobre 2026

L’altra faccia della vita, un Dialogo sull’esistenza umana

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Un Dialogo fra esseri umani sulle tracce del divino che ha toccato le corde più profonde dell’esistenza e interpellato menti e cuori sui temi essenziali del vivere, quelli che il timore relega a pensiero nascosto, e lo custodisce, ma la quotidianità pone, spesso in concretezza, di fronte a ciascuno.

Questo il centro del Dialogo dal titolo “L’altra faccia della vita” che si è tenuto martedì 6 ottobre nella sede di Roma dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, promosso dalla Fondazione Cortile dei Gentili, in collaborazione con l’Ateneo e con la Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS, animato da S. Em. il Cardinale Gianfranco Ravasi e dai professori Ivano Dionigi e Massimo Cacciari.

Un articolo di

Federica Mancinelli

Federica Mancinelli

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All’evento, aperto dai saluti della Rettrice dell’Università Cattolica del Sacro Cuore Elena Beccalli e del Direttore Generale della Fondazione Policlinico Universitario “Agostino Gemelli” IRCCS Daniele Piacentini, e introdotto dai professori Andrea Salonia, Ordinario di Urologia all’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, e Bernardo Rocco, Ordinario di Urologia all’Università Cattolica del Sacro Cuore, ha partecipato la comunità universitaria e studentesca, in attento e profondo ascolto.

«La morte esiste soltanto vivendo – ha detto il professor Cacciari -. La morte è una dimensione fondamentale della vita, e non nascosta: in ogni istante della vita noi non solo sappiamo di morire, ma quello che conta è che dobbiamo anticipare questa morte. E non si anticipa solo pensandola, ma cercando, in ogni istante della vita, che quella vita sia compiuta. Per cui la morte diventa un compimento. Questo, anche per il cristiano, è ciò che conta».

Ha condiviso poi la sua riflessione il professor Dionigi sulla scia degli autori classici per i quali «la morte era la fine della vita. I moderni, soprattutto i poeti, ci hanno abituato a un’altra idea della morte, con un messaggio positivo anche per i giovani: non una netta distinzione tra vita e morte, ma, anche per apprezzare di più la vita, una compresenza, una coabitazione».

Tutti gli interventi hanno tracciato un personale e particolare percorso: filosofico, letterario, spirituale. Tutti toccando basi universali e al contempo uniche, verso un ripensare e ripensarsi in una dimensione antropologica che non prevede cesure, ma osmosi continua fra visibilità e invisibilità, sentimenti e “non detti”, fede e trascendenza.

«L’umanità si è sempre confrontata con la morte – ha concluso il Cardinale Ravasi -, con due grandi sguardi che hanno illuminato due dimensioni. Da un lato ci si è inoltrati su un percorso oscuro, tenebroso, di quelli che pensano che alla fine la vita sia semplicemente approdare a una sorta di “grembo oscuro” nel quale ci si spegne totalmente. Altri, invece, hanno pensato che iniziasse un’altra “faccia della vita” rispetto a quella rivolta verso di noi e che ora vediamo. E in questa luce, naturalmente, sono fondamentali le culture filosofiche, le culture orientali e, soprattutto, la visione cristiana con quella componente che è la più complessa rispetto all’immortalità dell’anima: la risurrezione».

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