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L’Occidente e la retorica del declinismo

16 settembre 2026

L’Occidente e la retorica del declinismo

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«Se l'Occidente dubita di sé stesso i regimi autoritari che vogliono metterlo in difficoltà non hanno che da alimentare questo dubbio. Paolo Messa con questo libro contro una certa contro-narrazione apre una riflessione introducendo un “realismo democratico” che unisce autocritica e consapevolezza storica. Riconoscere i limiti della democrazia non vuol dire che è un fallimento. Credere nella democrazia come progetto e non come residuo è la chiave di lettura per capire se l'Occidente è vivo».

Con queste parole Antonio Campati, ricercatore dell’Università Cattolica del Sacro Cuore ha introdotto la presentazione del libro di Paolo MessaL’Occidente è vivo. W l’Occidente. Per sfatare la retorica del declinismo che, lunedì 14 settembre, con i saluti del direttore dell’Alta Scuola in Economia e Relazioni internazionali Damiano Palano, ha aperto il nuovo ciclo di ASERIncontra.

«Il libro – ha spiegato l’autore - parte dai tre grandi fatti che hanno segnato la nostra contemporaneità: il primo è l'11 settembre, una ferita importante che ha provocato anche delle risposte sbagliate, ha ridefinito il senso comune e instillato una certa diffidenza se non paura nei confronti dell'altro. Il secondo è la grande crisi economica del 2008 che è stato un altro stress test impattante sul sistema mentre il terzo è stata la pandemia Covid, altra situazione di gravità assoluta. Eppure, nonostante tutto, siamo arrivati al 2026».

E proprio sull’11 settembre, a pochi giorni del 25° anniversario dell’attacco alle Torri Gemelle, che si è soffermato il dibattito. Per la giornalista del Corriere della Sera Viviana Mazza «una cosa molto interessante emersa negli ultimi tempi è che questa generazione, comunque, è consapevole di quanto l’11 settembre, in fondo, abbia condizionato le loro vite, ma non sa bene spiegare come e perché».

E sui giovani si è soffermato Mario Vanni di Spencer Stuart che ha osservato come «oggi, a differenza del passato, oltre ai pensieri religiosi e spirituali sono anche venute meno le ideologie. I ragazzi vivono senza un sogno “più grande” e su questo forse hanno un peso anche i social network che tendono ad acuire la solitudine dell’individuo mentre la condivisione di pensieri spirituali e religiosi ci fanno sempre sentire accompagnati nel cammino. Questo secondo me è un'enorme tema su cui, naturalmente, mi interrogo e non ho risposte».

«Dobbiamo avere un'idea di Occidente aperto – ha aggiunto Messa – non dobbiamo dividere il mondo in “buoni e cattivi” e mettere da parte un certo sentimento di superiorità. Detto questo ben venga un risveglio culturale in grado di farci riscoprire i nostri valori a prescindere da destra/sinistra e dalle idee di ciascuno. I soggetti che ci sono ostili a noi stanno cercando di minare tutto quello che abbiamo costruito. Secondo me perderanno perché non c'è alternativa, non penso che si rinuncerà a qualcosa che non piace per qualcosa di...peggio. Analizziamo e individuiamo quali sono le criticità e quali sono invece i nostri punti di forza ma non nascondiamoci che abbiamo una società più ricca e più longeva. Ritroviamo la gioia di un sorriso e di dire "siamo fortunati"».

«Quando sono arrivata al Corriere nel 2006 – ha aggiunto Mazza - usavamo sempre la parola “Occidente” negli articoli. Oggi quasi non la usiamo più. Se oggi andate sul Corriere la trovate in misura decisamente minore. Non so quando si è creata questa spaccatura ma in effetti c’è».

«L'Occidente – ha ricordato Valbona Zeneli dell’Atlantic Council’s Europe Center - non è un concetto geografico ma politico. Negli ultimi anni c'è un miglioramento della consapevolezza della democrazia nel mondo, i giovani conoscono i problemi del mondo molto meglio di quel che noi pensiamo. Tuttavia, la democrazia, alla fine, sarà giudicata dai risultati. Se non rispondiamo ai bisogni delle popolazioni, a poco servirà avere la visione e valori giusti. Senza risultati tutto perde valore strategico. Dobbiamo fare autocritica, come possiamo convincere i giovani che la democrazia è la strada da migliore da percorrere oggi che hanno meno opportunità rispetto ai loro padri e loro nonni?».

Un articolo di

Luca Aprea

Luca Aprea

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ASERINCONTRA - I prossimi eventi

L'evento "L’Occidente è vivo. W l’Occidente" segna il ritorno degli appuntamenti di ASERIncontra, dialoghi sull’attualità con esperti di relazioni internazionali, giornalismo ed editoria. 

Il prossimo incontroè previsto per mercoledì 30 settembre 2026, alle 17.30, con la presentazione del libro "Dentro la testa di Trump. Storia delle idee che non sa di avere" di Mattia Ferraresi. Ad aprire i lavori sarà Damiano Palano, direttore Aseri, mentre a discutere del volume interverranno Lorenzo Ornaghi, presidente onorario ASERI, e l'autore, giornalista de Il Domani.

Si prosegue martedì 20 ottobre 2026, sempre alle 17.30, con "I partigiani di Allah" di Laura Silvia Battaglia. L'incontro sarà introdotto da Paolo Maggiolini, direttore del Master MIMES, e vedrà la partecipazione dell'autrice, giornalista e direttrice testate e coordinatrice della Scuola di Giornalismo dell'Università Cattolica.

Martedì 27 ottobre 2026, alle 17.30 si parlerà del volume "Egemonia senza cultura. Storia sentimentale di un'ossessione italiana"  di Andrea Minuz. Dopo l'introduzione di Damiano Palano, direttore Aseri, ne discuteranno l'autore, professore di Storia del cinema all'Università di Roma La Sapienza, Barbara Carnevali, professoressa di Filosofia all'École des Hautes Études en Sciences Sociales (EHESS) di Parigi e Marco Santoro, docente di Sociologia all'Università di Bologna.

Tutti gli incontri si svolgono a Milano presso la sede di Aseri in via San Vittore.

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