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Liberty, tra letteratura e arte
Una lezione alternativa per gli studenti di Letteratura francese fra i quadri della mostra "Liberty. L'arte dell'Italia moderna"
| Gabriele David e Ludovica Tomassone
15 settembre 2026
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«Qui la bellezza è di casa e le opere esposte rendono ancora più preziosi i nostri spazi di per sé iconici». L’affermazione orgogliosa della rettrice Elena Beccalli è la cifra del Progetto “Brera nella città” che lunedì 14 settembre è stato presentato alla comunità universitaria in largo Gemelli.
Una proficua collaborazione è stata avviata, infatti, nel 2025 tra Università Cattolica del Sacro Cuore, Pinacoteca di Brera e Museo Nazionale Scienza e Tecnologia Leonardo da Vinci al fine di valorizzare un eccezionale patrimonio artistico. 37 affreschi sono ora esposti in diversi spazi dell’Ateneo, in gran parte risalenti al Quattrocento e all’inizio del Cinquecento, realizzati da grandi maestri del Rinascimento lombardo, tra cui i fratelli Ambrogio e Bernardino da Fossano detti Bergognone, Bernardino Lanino, Bernardino Luini e Bernardo Zenale.
Questi affreschi della Pinacoteca di Brera, acquisiti per lo più da chiese e conventi milanesi soppressi o distrutti in età napoleonica, sono stati separati dal loro supporto originario per non andare perduti e resi oggetti mobili. A causa del numero così elevato e delle loro grandi dimensioni, non è stato possibile esporli tutti all’interno degli spazi della Pinacoteca. Di qui l’ideazione del Progetto, sostenuto dalla Direzione di sede del campus di Milano dell’Ateneo che ha dedicato all’iniziativa un sito con affreschi esposti in alcuni spazi in largo Gemelli. Altri dipinti, in alcuni casi provenienti dalle stesse chiese, sono esposti nelle Gallerie Leonardo del Museo Nazionale Scienza e Tecnologia.
«Con il progetto “Brera nella città” contribuiamo attivamente, ancora una volta, a una partnership strategica tra istituzioni culturali di primo piano di Milano – ha continuato la rettrice –. Un’iniziativa culturale che accentua la nostra vocazione di Ateneo aperto alla città e a tutti coloro che desiderano confrontarsi con la bellezza artistica. Un’esperienza di valore poiché non dimentichiamo che dall’estetica nasce l’etica: la bellezza, quando è custodita, condivisa e resa accessibile, educa lo sguardo, affina la sensibilità, invita alla cura dei luoghi e delle persone».
Un articolo di
L’arte e il luogo della cultura per eccellenza vanno a braccetto e con questo Progetto l’Università diviene secondo Beccalli un «ateneo museale, aperto al mondo, dove l’arte è un patrimonio a disposizione per comprendere l’oggi e aprirsi al domani». E un museo diviene «una cattedrale laica di senso» – come ha specificato il direttore generale della Pinacoteca di Brera e Biblioteca Nazionale Braidense Angelo Crespi, raccontando la realtà di Brera al pubblico che ha gremito la Cripta dell’Aula Magna durante la serata inaugurale. «Tutti gli oggetti che esponiamo sono spesso stati oggetti di culto, poi sono diventati oggetti di cultura e di meraviglia. Credo che qualcosa di sacro permanga in essi, insieme all’idea che da essi promana bellezza».
L’accordo suggellato tra i tre partner milanesi ha preso le mosse dal primo trasferimento di opere dalla Pinacoteca di Brera al Museo Nazionale Scienza e Tecnologia Leonardo da Vinci nel 1952, come ha spiegato il suo direttore Fiorenzo Marco Galli. «La collezione di affreschi testimonia in larga misura il lascito di Leonardo al territorio lombardo con la figura e le opere di Bernardino Luini e della sua Scuola e costituisce il fondo da allora valorizzato dal nostro Museo anche come testimonianza del valore del forte connubio fra arte e scienza».
«La Pinacoteca di Brera è il museo che possiede il maggior numero di affreschi in assoluto, circa 170 pezzi entrati a Brera in seguito alle soppressioni napoleoniche e nuclei entrati con acquisizioni successivi – ha detto la storica dell’arte della Pinacoteca di Brera e co-curatrice del Progetto “Brera nella città” Cristina Quattrini –. È un patrimonio unico, molto importante per la storia di Milano e per quella delle tecniche di estrazione e restauro delle pitture murali. A lungo gli affreschi hanno avuto un posto importante negli allestimenti del museo, per poi essere in parte tolti dalla vista negli ultimi decenni del secolo scorso».
Il co-curatore del Progetto e storico dell’arte del Museo Nazionale Scienza e Tecnologia Claudio Giorgione ha aggiunto che «gli affreschi di Brera sono al Museo prima ancora della sua apertura ufficiale dell'anno successivo. Questo fu possibile grazie a un accordo tra il suo Fondatore, Guido Ucelli, e la direttrice della Pinacoteca, Fernanda Wittgens, sotto gli auspici dell'architetto Piero Portaluppi che si era occupato della ricostruzione di entrambe le istituzioni dopo i danni bellici. Nel corso di più di settant'anni il nucleo di affreschi in deposito si è modificato, passando dall'originale destinazione, decorare gli ambienti monumentali del Museo, a una nuova valorizzazione nelle Gallerie Leonardo».
L’ultima a prendere la parola è stata la curatrice e storica dell’arte medievale e lombarda Stefania Buganza dell’Università Cattolica che ha illustrato il percorso museale tra i cinque spazi dell’Ateneo dove sono stati collocati gli affreschi acquisiti dalla Pinacoteca di Brera. «Un lascito temporaneo di grande bellezza e prestigio che ci consente di vedere frammenti di storia e di arte della nostra città camminando tra gli spazi del nostro Ateneo». Gli affreschi provengono in gran parte da importanti chiese milanesi soppresse negli anni della dominazione napoleonica, sul finire del Settecento, e successivamente distrutte: Santa Maria dei Servi, sede in città dell’omonimo ordine dei Servi di Maria, un tempo ubicata in corso Vittorio Emanuele II (dove ora sorge la chiesa di San Carlo); Santa Maria di Brera, centro nevralgico degli Umiliati, ordine religioso nato in Lombardia nel XII secolo e dedito per secoli alla lavorazione della lana; Santa Marta, già in piazza Mentana, chiesa di un monastero agostiniano femminile particolarmente importante al principio del Cinquecento, quando era retto dalla visionaria priora Arcangela Panigarola; Santa Maria delle Vetere, un tempo affacciato sulla omonima via Vetere, in porta Ticinese, antico monastero domenicano femminile.
«Gli affreschi più antichi, datati tra fine XIV e metà del XV, sono oggi visibili nell’aula Negri da Oleggio a testimoniare il gotico internazionale in Lombardia durante la dominazione degli ultimi Visconti – ha spiegato Buganza –. Agli anni del Rinascimento data la gran parte degli altri affreschi oggi esposti in aula Maria Immacolata realizzati da Ambrogio e Bernardino Bergognone, da Bernardino Luini e Vincenzo Foppa. Ci spostiamo poi agli anni Venti del Cinquecento per vedere gli affreschi di quattro figure monumentali a monocromo nella Veranda dell’aula Magna, dedicati a Marta, Lazzaro, Maddalena e Santa Marcella, dipinti da Bernardo Zenale. Bernardino Luini poi è protagonista anche dell’esposizione delle opere in Sala Professori con un nutrito gruppo di affreschi, realizzati in parte da una bottega fortemente connotata dall’ascendente del maestro. In aula Gemelli, infine, si può ammirare un assaggio delle mode pittoriche di metà Cinquecento. L’aula ospita tre pregevoli affreschi di Bernardino Lanino, un tempo in Santa Marta, raffiguranti la dedicataria del monastero, la sorella Maddalena e un gruppo di paffuti angeli musicanti».
Questo patrimonio rappresenta un arricchimento per la comunità accademica ma anche per la città di Milano. «In particolare, per i docenti, i dottorandi e per gli studenti dei corsi di laurea in Scienze dei beni culturali e Archeologia e Storia dell'arte e della Scuola in Beni storico artistici questi affreschi sono lo stimolo per nuove ricerche, per affondi storici, per la messa a fuoco di personalità note o meno note dell'arte lombarda tra Gotico e Rinascimento – ha concluso Buganza.
Le visite guidate che saranno proposte dall’Ateneo saranno una delle modalità per la fruizione gratuita di questa ricchezza artistica. E con le parole della Rettrice «per una Università come la nostra, questo è un tratto distintivo: fare della bellezza non soltanto un patrimonio da ammirare, ma una via per generare consapevolezza, dialogo e bene comune».