Un momento reso solenne dalla partecipazione di tre presidi dell’Ateneo - Domenico Simeone di Scienze della formazione, Andrea Santini di Scienze politiche e sociali, Andrea Canova di Lettere e filosofia -, dal prefetto di Brescia Andrea Polichetti, dall’assessora comunale alle Politiche educative, alle Pari Opportunità, alle Politiche giovanili Anna Frattini e dalla dirigente del Liceo Classico Arnaldo, dove la Bianchini insegnò per alcuni anni, Elena Lazzari. Ma un’occasione anche fraterna e conviviale per la partecipazione di tante studentesse e studenti delle scuole superiori bresciane e, in particolare, del Liceo Arnaldo, che hanno dato voce alla memoria.
Elena Riva, docente di Storia moderna in Cattolica, ha ripercorso gli ostacoli che le donne hanno incontrato nel loro approccio alla politica attiva. La scarsa rappresentanza nella Costituente (il 4%), per fortuna, non diventa un limite insormontabile a fare sentire la propria voce: «Le diverse fedi politiche e il fatto di essere in un numero esiguo rispetto ai colleghi maschi non impediscono alle neodeputate di sentirsi rappresentanti di tutte le donne italiane e di trasformare tale consapevolezza nella loro principale forza dentro i lavori della Costituente, costruendo un lavoro di squadra eccezionale».
Di «gioiosa fame di libertà» ha parlato Chiara Continisio, docente di Storia del pensiero politico in Cattolica, rammentando il lungo digiuno che avevano patito le donne nei confronti della politica. Quel 2 giugno 1946 le code al femminile fuori dai seggi, che facevano ricordare quelle fuori dai negozi con la tessera annonaria durante il fascismo, erano diverse: «Alla fine ci sarebbe stato qualcosa per tutte e tutti; ci sarebbe stata la prova che la libertà era finalmente arrivata e ciascuna ne avrebbe avuto la sua parte: due schede, una matita e due urne in cui sistemare il primo atto politico di quella libertà che prometteva di non finire più».
L’estrazione popolare, la «profonda spiritualità evangelica», gli studi magistrali, prima, e universitari, poi, all’Ateneo fondato da padre Gemelli, la scelta antifascista e la militanza nelle Fiamme verdi, formazione resistenziale d’ispirazione cristiana (“Non potevamo essere fascisti, perché la dottrina del fascismo è anticristiana”). E poi il Comitato di Liberazione Nazionale, la Democrazia Cristiana, fino all’elezione nella Costituente. È il profilo che traccia di Laura Bianchini Daria Gabusi, docente di Storia contemporanea all’Università di Verona. Che ne fa risaltare una visione chiara: «Solo un’intensa opera educativa avrebbe potuto abbattere le frontiere dell’analfabetismo strumentale ed etico-civile, della miseria, dell’ingiustizia, del privilegio, garantendo una pace duratura, lo sviluppo democratico e la crescita sociale, ma anche prevenendo il riemergere della mentalità fascista».
Alla fine della cerimonia, insieme alla memoria, resta la targa sulla porta dell’aula 4 e la bellissima cartolina che gli studenti dell’Istituto Golgi di Brescia hanno dedicato a Laura Bianchini e agli altri Costituenti bresciani. Un modo semplice e immediato per innestare nella vita quotidiana di una università le radici della nostra vicenda democratica e della nostra libertà.