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Le madri costituenti della Cattolica fondatrici della nostra democrazia

10 giugno 2026

Le madri costituenti della Cattolica fondatrici della nostra democrazia

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Il 2 giugno del 1946 segna uno spartiacque nella storia del nostro Paese, non solo per il Referendum che chiama gli italiani a scegliere tra Repubblica e Monarchia, ma anche il momento in cui le donne fanno il loro ingresso ufficiale nella vita politica. Una “pattuglia”, come si definiranno le stesse costituenti negli anni successivi. È il primo passo di un lungo e complesso cammino verso il riconoscimento delle opportunità nelle parità. 

Sono state 21 le elette all’Assemblea costituente, su un totale di 556 componenti, poco meno del 4% degli eletti, segno che le donne che votarono in massa, non scelsero una preferenza di genere (nove per la Democrazia Cristiana, nove per il Partito Comunista, due per il Partito Socialista e una per il Fronte dell’Uomo Qualunque). Tra loro ci sono anche la quarantaduenne Laura Bianchini, la ventinovenne Filomena Delli Castelli e la ventiseienne Nilde Iotti, tutte laureate all’Università Cattolica del Sacro Cuore.

Protagoniste della nostra storia repubblicana, con ruoli e gradi diversi di partecipazione, hanno contribuito alle scelte politiche del Paese e alla definizione del nuovo assetto dei diritti e dei doveri dei cittadini italiani. Lo ha messo in evidenza l’evento “Donne e Costituente” che si è svolto a Palazzo Marino il 9 giugno, promosso dall’Università Cattolica del Sacro Cuore, in collaborazione con l’Istituto Giuseppe Toniolo di Studi Superiori e il Comune di Milano. 

La rettrice dell’Università Cattolica Elena Beccalli ha ricordato che il loro impegno «è alla base dei tanti, piccoli e grandi, passi che si sono compiuti per raggiungere un’effettiva parità nelle opportunità. Oggi, c’è ancora molto da fare – penso alla parità salariale, al numero di donne con responsabilità di vertice, all’autonomia finanziaria, solo per citarne alcune – e per questo ricordare il loro impulso fondativo è un modo per conoscere e farsi ispirare dalla tenacia con la quale hanno condotto battaglie decisive, alle quali dobbiamo continuare a guardare con ammirazione». Per la rettrice tre qualità uniscono trasversalmente le biografie delle Madri costituenti laureate in Cattolica: «Il legame con il territorio, l’attenzione all’educazione e la sensibilità istituzionale. Ricordarle oggi è un modo per omaggiarle, ma anche un’occasione per ribadire che sono proprio le loro testimonianze a suscitare nelle cittadine e nei cittadini un sentimento di fiducia – sincera e duratura – nei confronti della nostra Carta costituzionale».  

Monsignor Mario Delpini, portando il suo saluto all’incontro, ha espresso l’idea che «il passato non è un’epoca chiusa ma una dimensione spirituale che coinvolge tutte le generazioni». E l’operato delle Madri costituenti rappresenta «una responsabilità e una intelligenza politica e sociale». Ne ha poi elogiato alcune insistenti caratteristiche: «L’attenzione alla famiglia, ai minori, alla giustizia sociale, all’equità. Fattori di una comunione spirituale che non è di 80 anni fa, ma un’eredità da mettere a frutto».

Il sindaco di Milano Giuseppe Sala ha fatto gli onori di casa ricordando l’eredità dei principi riconosciuti dalla Costituzione anche grazie al lavoro delle donne costituenti, tra cui la riforma del diritto famiglia e la costituzione di alcuni articoli fondamentali, articoli 3 sulla parità, 29 sull’uguaglianza morale e giuridica del coniuge, 37 sulla parità di retribuzione («non rispettato»), 48 sul suffragio universale e 51 sull’accesso a uffici e cariche pubbliche. «Il cristallo è stato rotto ma c’è molto da lavorare ancora. Anche questa occasione serve per accelerare un percorso che ci ha visti in marcia insieme. Milano è la realtà dove i problemi spesso nascono ma deve essere anche quella dove le soluzioni si moltiplicano».

 

Un percorso a ostacoli, come è emerso durante il dibattito moderato dal direttore di Avvenire Marco Girardo. Infatti, ha detto la storica contemporanea dell’Università Cattolica Elena Riva «la campagna elettorale delle donne per la Costituente è stata dura, svolta spesso senza l’appoggio della stampa che indugia, sovente con sarcasmo, sull’inesperienza e volubilità del genere femminile e sulla sua scarsa inclinazione alla politica, e senza nemmeno l’appoggio dei partiti, i quali lasciano spesso prive le loro candidate dei supporti operativi per offrirli, invece, ai colleghi maschi. Ai tanti pregiudizi verso il genere femminile che complicano già in partenza la costruzione delle candidature, si aggiunge anche l’immagine ideale della donna-candidata che i partititi cercano di offrire ai loro elettori, basata su un cliché mediterraneo che vuole le donne formose, dolci, madri». 

A dispetto degli stereotipi e dei tabù, le donne della Costituente sono, per quanto giovani, acculturate, determinate e mosse da una grande passione per la libertà. «Hanno un’età media di 40 anni e sono tutte molto preparate, tanto che più della metà è laureata. Pur appartenendo a schieramenti politici diversi che, nella sostanza, ripropongono i rapporti tra le tre principali forze politiche del momento, molte di loro hanno in comune il recente passato antifascista, spesso trascorso in clandestinità, e la lotta nella Resistenza, oltre che una militanza politica iniziata già da giovanissime».

Parlando delle tre costituenti Bianchini, Delli Castelli e Iotti, la storica contemporanea dell’Università Cattolica Maria Bocci ha illustrato il loro legame non casuale con l’Ateneo dei cattolici italiani: «Tra anni Venti e Trenta, infatti, l’Ateneo attira studenti da tutta Italia non solo perché i cattolici lo considerano la ‘loro’ università, ma anche perché appare un contesto formativo più di altri capace di mantenere una certa distanza dalla fascistizzazione universitaria. Non per niente, fra gli immatricolati non mancano gruppi clandestini antifascisti e studenti assai tiepidi verso il regime. Il ‘clima’ che si respira in Università Cattolica riflette l’obiettivo strenuamente perseguito da padre Agostino Gemelli e da alcuni docenti: preparare la classe dirigente che avrebbe dovuto costruire un’Italia diversa sia da quella fascista, sia da quella liberale». Si tratta di un progetto a lunga scadenza: contribuire a fondare una democrazia caratterizzata da un forte contenuto sociale. «Uno degli esiti più rilevanti di tale progetto è stata la presenza dei “professorini” di Milano in Assemblea costituente, in particolare nella Commissione dei 75 e nelle sottocommissioni incaricate di declinare diritti e doveri dei cittadini, anche in ambito economico e sociale. Le donne costituenti, comprese quelle laureate in Università Cattolica, intervengono con richieste attente alla concretezza dei bisogni della popolazione, sottolineando il valore delle relazioni sociali e concentrandosi su temi come la famiglia, l’istruzione, l’infanzia, la maternità e il lavoro, specie femminile». 

Una figura chiave per il contributo delle donne cattoliche alla vita sociale e politica del Paese è senza dubbio Armida Barelli. A descriverne il valore è stato Ernesto Preziosi, autore Armida Barelli, il lungo viaggio delle donne verso la partecipazione democratica (Ave Roma). «Non è una femminista, non farà carriera politica e non sarà candidata né in quella consultazione né in quelle che seguiranno, ma una donna che avrà un grande merito nell’aver motivato migliaia di donne alla partecipazione democratica».

Nei suoi confronti c’è un debito di riconoscenza, in particolare per la sua intensa azione formativa nell’ambito dell’associazionismo. Preziosi ha, infatti, messo in evidenza come si sia impegnata fin dagli anni Venti «a sostenere il diritto di voto delle donne anche, dopo il primo conflitto mondiale e più ancora negli anni del totalitarismo». È questo il periodo in cui la Barelli propone, con una formula originale, le “Settimane sociali”, volte a «una formazione civica delle giovani donne che lei guidava nella Gioventù femminile cattolica (GFC)». È dunque un “sincero amor di patria” quello di Armida Barelli per l’emancipazione femminile, per dirla con le parole di Padre Gemelli. Lo stesso sentimento che ha guidato lo spirito rivoluzionario delle Madri costituenti. Con l’auspicio che la loro «commemorazione», ha affermato icasticamente l’Arcivescovo Delpini, diventi «un momento di comunione spirituale per dare un volto di speranza alla nostra società».
 

Un articolo di

Katia Biondi e Emanuela Gazzotti

Katia Biondi e Emanuela Gazzotti

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