Il 2 giugno del 1946 segna uno spartiacque nella storia del nostro Paese, non solo per il Referendum che chiama gli italiani a scegliere tra Repubblica e Monarchia, ma anche il momento in cui le donne fanno il loro ingresso ufficiale nella vita politica. Una “pattuglia”, come si definiranno le stesse costituenti negli anni successivi. È il primo passo di un lungo e complesso cammino verso il riconoscimento delle opportunità nelle parità.
Sono state 21 le elette all’Assemblea costituente, su un totale di 556 componenti, poco meno del 4% degli eletti, segno che le donne che votarono in massa, non scelsero una preferenza di genere (nove per la Democrazia Cristiana, nove per il Partito Comunista, due per il Partito Socialista e una per il Fronte dell’Uomo Qualunque). Tra loro ci sono anche la quarantaduenne Laura Bianchini, la ventinovenne Filomena Delli Castelli e la ventiseienne Nilde Iotti, tutte laureate all’Università Cattolica del Sacro Cuore.
Protagoniste della nostra storia repubblicana, con ruoli e gradi diversi di partecipazione, hanno contribuito alle scelte politiche del Paese e alla definizione del nuovo assetto dei diritti e dei doveri dei cittadini italiani. Lo ha messo in evidenza l’evento “Donne e Costituente” che si è svolto a Palazzo Marino il 9 giugno, promosso dall’Università Cattolica del Sacro Cuore, in collaborazione con l’Istituto Giuseppe Toniolo di Studi Superiori e il Comune di Milano.
La rettrice dell’Università Cattolica Elena Beccalli ha ricordato che il loro impegno «è alla base dei tanti, piccoli e grandi, passi che si sono compiuti per raggiungere un’effettiva parità nelle opportunità. Oggi, c’è ancora molto da fare – penso alla parità salariale, al numero di donne con responsabilità di vertice, all’autonomia finanziaria, solo per citarne alcune – e per questo ricordare il loro impulso fondativo è un modo per conoscere e farsi ispirare dalla tenacia con la quale hanno condotto battaglie decisive, alle quali dobbiamo continuare a guardare con ammirazione». Per la rettrice tre qualità uniscono trasversalmente le biografie delle Madri costituenti laureate in Cattolica: «Il legame con il territorio, l’attenzione all’educazione e la sensibilità istituzionale. Ricordarle oggi è un modo per omaggiarle, ma anche un’occasione per ribadire che sono proprio le loro testimonianze a suscitare nelle cittadine e nei cittadini un sentimento di fiducia – sincera e duratura – nei confronti della nostra Carta costituzionale».
Monsignor Mario Delpini, portando il suo saluto all’incontro, ha espresso l’idea che «il passato non è un’epoca chiusa ma una dimensione spirituale che coinvolge tutte le generazioni». E l’operato delle Madri costituenti rappresenta «una responsabilità e una intelligenza politica e sociale». Ne ha poi elogiato alcune insistenti caratteristiche: «L’attenzione alla famiglia, ai minori, alla giustizia sociale, all’equità. Fattori di una comunione spirituale che non è di 80 anni fa, ma un’eredità da mettere a frutto».
Il sindaco di Milano Giuseppe Sala ha fatto gli onori di casa ricordando l’eredità dei principi riconosciuti dalla Costituzione anche grazie al lavoro delle donne costituenti, tra cui la riforma del diritto famiglia e la costituzione di alcuni articoli fondamentali, articoli 3 sulla parità, 29 sull’uguaglianza morale e giuridica del coniuge, 37 sulla parità di retribuzione («non rispettato»), 48 sul suffragio universale e 51 sull’accesso a uffici e cariche pubbliche. «Il cristallo è stato rotto ma c’è molto da lavorare ancora. Anche questa occasione serve per accelerare un percorso che ci ha visti in marcia insieme. Milano è la realtà dove i problemi spesso nascono ma deve essere anche quella dove le soluzioni si moltiplicano».