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Lo sguardo che trasforma

30 giugno 2026

Lo sguardo che trasforma

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La prospettiva di una domanda ampia e di un intreccio di sguardi, femminili e maschili, sul modo in cui pensare le città e le organizzazioni.

È questo uno dei messaggi emersi dal convegno “Lo sguardo delle donne su sostenibilità ambientale, sociale e di governance”, promosso dall’Alta Scuola per l’Ambiente dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, in collaborazione con il Comitato per le Pari Opportunità dell’Ateneo e con il “Centro di Documentazione e informazione sulla salute di genere” di Brescia.

L’incontro, ospitato giovedì 25 giugno 2026 nella sede bresciana dell’Università Cattolica in via della Garzetta, ha messo al centro il rapporto tra sostenibilità, criteri ESG e parità di genere, proponendo una riflessione che ha attraversato il mondo universitario, quello delle organizzazioni, l’impresa e il territorio.

Dopo i saluti istituzionali di Alessandra Vischi, Direttrice dell’Alta Scuola per l’Ambiente, Antonio Campati, del Comitato per le Pari Opportunità dell’Università Cattolica, Donatella Albini, presidente del Centro di Documentazione e informazione sulla salute di genere, e Annalisa Voltolini, fondatrice dello stesso Centro, i lavori sono entrati nel vivo con gli interventi coordinati da Caterina Braga, responsabile area formazione dell’Alta Scuola per l’Ambiente.

Nel corso dei saluti, Donatella Albini ha richiamato l’immagine del logo del Centro di documentazione e informazione sulla salute di genere di Brescia, le Mulieres Salernitanae, evocando una storia di presenza, cura, impegno civile e costruzione di legami.

Un riferimento che ha dato profondità simbolica al convegno, ricordando come ogni percorso di cambiamento abbia bisogno di memoria, radicamento e continuità.

Il convegno ha chiarito che occuparsi di ESG significa interrogarsi sul modo in cui imprese, istituzioni e comunità producono valore senza consumare futuro, senza generare nuove disuguaglianze e senza separare la crescita dalla responsabilità.

Ambiente, società e governance non sono ambiti distinti, ma dimensioni intrecciate di un’unica responsabilità verso il bene comune.

Nel suo intervento introduttivo, Antonio Molinari, referente dell’Area innovazione ed economia circolare dell’Alta Scuola per l’Ambiente, ha richiamato il valore degli indicatori ESG come strumenti per rendere la sostenibilità misurabile, comparabile e verificabile.

Non si tratta di aggiungere un nuovo linguaggio tecnico alla vita delle organizzazioni, ma di passare dalle dichiarazioni di principio alla capacità concreta di valutare impatti ambientali, qualità del lavoro, inclusione, trasparenza della governance e responsabilità nei processi decisionali.

Il tema non riguarda soltanto la presenza numerica delle donne nei luoghi di lavoro o nei consigli di amministrazione, ma la possibilità di incidere realmente sulle decisioni, sulle priorità e sulle forme di sviluppo, valorizzando la qualità democratica, organizzativa ed economica di una comunità.

L’intervento di Valentina Zocchi, formatrice per la parità di genere, ha approfondito il rapporto tra sostenibilità e organizzazioni, mostrando come le politiche di genere non possano limitarsi a interventi formali o settoriali.

In questo quadro è stato richiamato anche il recente Decreto legislativo 7 maggio 2026, n. 96 ed entrato in vigore il 7 giugno, che recepisce la direttiva europea sulla trasparenza retributiva e rafforza l’applicazione del principio della parità di retribuzione tra donne e uomini per uno stesso lavoro o per un lavoro di pari valore.

Si sposta così il tema della parità dal piano delle intenzioni a quello della verificabilità rappresentando un indicatore concreto della qualità sociale e della governance di un’organizzazione.

Particolarmente significativa è stata anche la testimonianza di Francesca Morandi, responsabile Relazioni Esterne di Siderweb S.p.A. Società Benefit, che ha portato lo sguardo del mondo industriale evidenziando le sfide della presenza femminile in un settore tradizionalmente caratterizzato da una forte impronta maschile, ma anche la possibilità di interpretare la leadership in modo nuovo.

Non si tratta di “scimmiottare” modelli ereditati, né di assumere semplicemente le forme della leadership maschile, ma di costruire uno stile capace di valorizzare sensibilità, relazione, responsabilità e attenzione all’economia sociale e di comunità.

Due parole hanno attraversato in modo particolare questa riflessione: cura e levatrice. La cura come capacità di tenere insieme persone, processi, territori e organizzazioni; la levatrice come immagine di una leadership che non impone dall’alto, ma accompagna, fa emergere, genera possibilità. In questa prospettiva, la leadership femminile non viene presentata come contrapposizione, ma come occasione per ripensare complessivamente il modo in cui le organizzazioni producono valore e abitano la comunità.

A raccogliere e rilanciare il senso complessivo del pomeriggio sono state le conclusioni di Elisabetta Donati che ha richiamato la necessità di non disperdere quanto emerso nel confronto, trasformando lo “sguardo delle donne” in una pratica culturale e politica capace di incidere nella vita concreta delle comunità.

Diviene una chiave per interrogare le istituzioni, le organizzazioni e la città sulle forme dell’esclusione, della cura e della responsabilità, facendo sì che ciò che resta ai margini deve diventare oggetto di attenzione, progettazione e responsabilità condivisa.

Il confronto ha mostrato che la sostenibilità è prima di tutto un processo culturale: gli indicatori, le certificazioni e le strategie sono indispensabili, ma diventano realmente trasformativi quando aiutano le comunità a cambiare lo sguardo.

Lo sguardo delle donne, in questo senso, non è un punto di vista separato o minoritario, ma una risorsa per rendere più completa la lettura della realtà e più giuste le politiche pubbliche e organizzative.

Un articolo di

Redazione

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