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OnLife, l’impatto dell'AI sulla vita dei Consigli dei Ragazzi

27 febbraio 2026

OnLife, l’impatto dell'AI sulla vita dei Consigli dei Ragazzi

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Qual è il sottile limite che distingue il nostro stare online (digitale) dal nostro essere off line (fisico, analogico)? Negli ultimi anni, l’intelligenza artificiale è diventata sempre più presente nelle nostre vite e ciò che si verifica è una continua ibridazione degli ambienti. Sulla base di questa considerazione, il Centro di Ricerca sull'Educazione ai Media, all'Innovazione e alla Tecnologia (Cremit), in riferimento al progetto ConsigliaMI, che promuove i Consigli dei Ragazzi e delle Ragazze, ha approntato una survey per indagare l’impatto dell’intelligenza artificiale sulle esperienze di cittadinanza attiva, presentata in occasione del seminario "Consigli OnLife" che si è tenuto in Cattolica lunedì 23 febbraio.

Ulderico Maggi, Coordinatore cittadino dei Consigli di Municipio delle Ragazze e dei Ragazzi per ABCittà, ha infatti evidenziato come questi consigli siano un esempio concreto di impegno civico. Rivolgere loro l’indagine, quindi, significa rivolgersi a realtà attive e profondamente inserite in un contesto permeato dal digitale. «Questi Consigli sono una vera e propria risorsa per l’amministrazione cittadina e il loro funzionamento permette di prendere scelte con uno sguardo fresco e attento al futuro», capirne le idee sul tema permette di prendere decisioni mirate anche a livello educativo. Maggi sottolinea comunque anche l’importanza del ruolo degli adulti nell’ambito dei Consigli dei Ragazzi: «Nell’ambito dei Consigli dei ragazzi il ruolo degli adulti è cruciale. Dialogo, progettazione, consultazioni, confronto. Tutto questo porta a una diffusa e strutturale esperienza di partecipazione per cittadini piccoli e grandi».

Secondo la coordinatrice del Cremit Simona Ferrari, infatti, la didattica digitale dev’essere “capacitante e ibridata”. Al centro, c’è sempre la persona. L’intelligenza artificiale diventa, invece, uno strumento di confronto e progettazione. La stessa Presidente della commissione educazione del comune di Milano, Marzia Pontone, evidenzia che «serve equilibrio tra il fondamentale utilizzo dello strumento e quelle che sono giuste preoccupazioni di tutela dei ragazzi». È infatti necessario guardare ai rapporti che i ragazzi instaurano con la macchina attraverso l’intelligenza artificiale. 

I sondaggi condotti, presentati da Stefano Pasta, ricercatore didattica e pedagogia speciale per Cremit, e dal professor Michele Marangi, docente di Scienze della formazione dell’Università Cattolica, mostrano il riconoscimento, da parte dei ragazzi parte dei Consigli comunali, delle potenzialità dell’IA nella progettazione e produzione comunicativa, come strumento utile per generare testi e immagini, ma anche come mezzo per stimolare riflessioni e confronti e progettare una formazione più attiva e coinvolgente.

Viceversa, l’intelligenza artificiale viene vista con dubbio quando si parla di «sfruttare l’attività politica nei Consigli» e «conoscere meglio le esigenze del territorio». È, infatti, evidente lo scetticismo sull’uso dell’intelligenza artificiale in contesti organizzativi o decisionali della politica, forse per timori legati alla delega delle responsabilità. Dal sondaggio emerge anche la sfiducia dei ragazzi inseriti in queste realtà nelle capacità di riconoscere i bisogni reali delle persone da parte dell’AI. 

Gaia Romani, assessora al decentramento quartieri e attiva in servizi civici e generali del comune di Milano, ribadisce, infatti, proprio quanto emerso dal sondaggio: «C’è un atteggiamento selettivo verso l’AI». Questo strumento, per l’assessora, ha sì un posto ma non sostituisce il singolo, né tantomeno il gruppo.

Il seminario Consigli Onlife è stata un’ottima occasione per discutere e riflettere, insieme a politici, insegnanti ed educatori, su quanto l’AI possa essere utile in un progetto come i Consigli di Municipio delle Ragazze e dei Ragazzi, incentrato sulla partecipazione attiva e sulla cittadinanza, e su come essere adulti significativi che ascoltano possa valorizzare la voce delle ragazze e dei ragazzi.

Un articolo di

Marco Giorgini e Cecilia Carabelli

Scuola di Giornalismo

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