A volgere l’attenzione in avanti ha contribuito in modo decisivo l’Arcivescovo di Milano, che non si è limitato a un semplice saluto.
Monsignor Mario Delpini ha esortato, a suo modo, i numerosi imprenditori presenti, provenienti sia dal Nord sia dal Sud, a dare segnali concreti di novità, piuttosto che soffermarsi su un’epoca gloriosa ma ormai alle spalle.
«Tutti dicono di rispettare la persona, di coinvolgere non solo gli azionisti ma anche i lavoratori, di rispettare l’ambiente», ha osservato. Ma «da un’assemblea come questa mi aspetto una dimostrazione convincente e comprensibile che questi principi non siano semplici appelli ideali, ma possano ispirare la condizione delle aziende di oggi», ha aggiunto.
Un invito chiaro e fermo, insomma, a dimostrare nei fatti ciò che si proclama con le parole.
Ma da dove cominciare?
Rispondendo all’invito dell’Arcivescovo, il presidente dell’UCID Nazionale, Gian Luca Galletti, ha proposto di partire dal riconoscimento che un modello, che pure «ha fatto dell’Italia la settima potenza mondiale», si è esaurito.
Al capitalismo ruggente, che ha portato benessere ma anche disuguaglianze sociali e danni ambientali, va sostituito un diverso paradigma economico nel quale «l’impresa sia concepita non più come una somma di beni, ma come un insieme di relazioni», dove si persegua non la «massimizzazione degli utili, ma il giusto profitto» e dunque si remunerino il rischio e i talenti dell’imprenditore, senza tralasciare gli investimenti e la responsabilità sociale.
Sono, in buona parte, i tratti dell’economia civile, ispirata dalla Dottrina sociale della Chiesa e teorizzata da tempo da diversi economisti: Stefano Zamagni, Luigino Bruni, Leonardo Becchetti.
A torto e a lungo considerata figlia di un dio minore, questa forma di capitalismo sta oggi dando segnali di grande vitalità.
Proprio Becchetti, in collegamento, ha fatto osservare che «più della metà dei fondi di investimento rispetta i vincoli più stringenti in materia di responsabilità sociale e ambientale». E le imprese con maggiore qualità relazionale — ha spiegato — risultano anche le più produttive. Ciò che serve è «una nuova narrazione dell’economia relazionale» che, ha sottolineato, «è stata uno dei segreti del successo italiano».
Questo nuovo modello dovrebbe anche riequilibrare il rapporto tra i generi. È il tasto su cui ha insistito Anna Maria Tarantola, ex presidente della Fondazione Centesimus Annus Pro Pontefice.
«La parità tra uomini e donne nel mondo del lavoro — ha evidenziato — non è la rivendicazione di un diritto, ma una condizione imprescindibile per lo sviluppo: le imprese con una maggiore presenza femminile nei ruoli apicali sono spesso anche quelle più solide, orientate all’innovazione e attente al capitale umano».
Sarebbe anche auspicabile, correggendo il passato, ritrovare le motivazioni per le quali si lavora e si fa impresa. E, come ha osservato Andrea Dellabianca, presidente della Compagnia delle Opere, forse i tempi sono maturi se anche «un noto brand sportivo ha cambiato il suo motto da “Just do it” a “Why do it”, cioè dall’imperativo a praticare lo sport senza accampare scuse a un invito a chiedersi perché valga la pena farlo».
In fondo, il punto è forse restituire al lavoro il valore che gli è proprio. È stata questa l’indicazione del cardinale Angelo Bagnasco, consulente ecclesiastico dell’UCID, che ha offerto una riflessione più ampia sul contesto culturale contemporaneo, segnato — a suo avviso — da una progressiva “de-spiritualizzazione” dell’uomo e dal relativismo.
«Occorre riconoscere che l’uomo lavora per guadagnarsi il pane, ma anche per esprimere se stesso, per partecipare a una società che sia una comunità di vita e di destino, non solo una somma di interessi».
Di questa verità, il cardinale ha invitato gli imprenditori a dare testimonianza nel mondo del lavoro.
Una responsabilità emersa chiaramente anche dalle parole di Paolo Nusiner, direttore generale dell’Università Cattolica: «Pastori e laici camminano insieme; i fedeli laici non sono ospiti nella Chiesa, sono a casa loro e sono invitati a prendersene cura».