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Sandro Mazzola, l’ultimo canto di un Novecento epico

22 settembre 2026

Sandro Mazzola, l’ultimo canto di un Novecento epico

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Chi non era presente ai funerali di Sandro Mazzola, celebrati a Sant’Ambrogio lunedì 21 settembre, può solo immaginare ciò che è accaduto dentro e fuori le porte della basilica. Non eravamo allo stadio di San Siro, ma è come se lo fossimo perché le bandiere giganti sventolavano come sugli spalti e le voci, gli applausi, i visi, i commenti avevano una medesima liturgia. Il sentimento che trapelava non era un sentimento di tristezza, ma di gratitudine, di riconoscenza verso un uomo – prima ancora che un campione – a cui la vita ha regalato tanto e che lui poi non ha tenuto avaramente per sé.

Gratitudine e riconoscenza sono state le parole evocate all’interno della chiesa, durante la funzione, in nome certo di quel che Mazzola aveva restituito sia alla gente che lo aveva accompagnato nella sua lunga carriera in maglia nerazzurra, sia a chi ne ha continuato a ricordare le gesta, le corse sul campo, i gol, i duelli con gli avversari, finiti dentro le foto o nei fotogrammi di una stagione della nostra giovinezza da cui proviene, ancora caldo, il senso dell’impresa.

Sandro Mazzola, a sinistra, contrastato da Giovanni Trapattoni nel derby Milan-Inter del campionato di Serie A 1969-70

Il tempo di Mazzola resta forse l’ultimo canto di un Novecento epico, la sopravvivenza di una civiltà che vestiva i campioni ancora con i panni della gente umile, della nebbia a Milano, dei campi di periferia e dei primi bagliori di un’Italia che cercava di lasciarsi alle spalle la povertà contadina. Ma un campione non è mai tale soltanto sul rettangolo verde, all’apice dei suoi successi. Lo è anche quando invecchia, quando tramonta la sua stella e la sua faccia sparisce dai riflettori e nelle parole che Massimo Moratti ha rivolto non si poteva non intuire un modo familiare di conversare, come se avendo giocato Mazzola nella Grande Inter di Angelo Moratti, il padre di Massimo, si fosse stabilito un legame che andava oltre il campo, oltre gli spogliatoi e la bacheca piena di trofei. «Adesso raggiungi i Campioni assieme a te della Grande Inter» diceva Moratti nel suo accorato messaggio.

E l’immagine di Mazzola tornato a indossare la divisa nerazzurra, a stringere i lacci delle scarpette per giocare con i suoi vecchi compagni di squadra è la stata la più convincente per dare un senso all’addio.

 

 

 


Immagini di pubblico dominio

Un articolo di

Giuseppe Lupo

Giuseppe Lupo

Docente di Letteratura italiana - Università Cattolica

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