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Scuole che costruiscono: dieci anni di ricerca condivisa tra università, scuola e territorio

11 settembre 2026

Scuole che costruiscono: dieci anni di ricerca condivisa tra università, scuola e territorio

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C'è un filo che da dieci anni tiene insieme le aule delle scuole piacentine e i corridoi dell'Università Cattolica, ed è un filo fatto di domande più che di risposte preconfezionate. È emerso con chiarezza nella sala “Mazzocchi” dove il seminario "Scuole che costruiscono: un cantiere aperto" ha richiamato quasi 400 tra insegnanti di scuole materne, primarie e secondarie di primo grado, riuniti per fare il punto su un decennio di lavoro comune e per guardare al prossimo triennio, quello 2026-2029.

"Cantiere” non è una parola usata per caso: un'immagine che rende bene l'idea di un progetto in costruzione, esattamente come i bambini e i ragazzi che ogni giorno crescono tra i banchi delle scuole del territorio. Ad aprire i lavori l'assessore comunale alle politiche educative e allo sport Mario Dadati, che ha ricordato quanto sia strategico rafforzare il legame tra scuola e territorio negli anni a venire. È seguito il collegamento internazionale con Francesco Tonucci, pedagogista e ricercatore associato del CNR, che ha richiamato la necessità di una scuola capace di rendere bambine e bambini veri protagonisti del proprio percorso educativo, citando la lezione di Mario Lodi: è la scuola, non l'alunno, a dover trovare gli strumenti perché ciascuno possa esprimere le proprie capacità.

A raccogliere e rilanciare questi temi è stato Pierpaolo Triani, professore ordinario di Pedagogia generale e sociale all'Università Cattolica, che ha offerto una lettura lucida delle sfide che oggi attraversano il mondo della scuola. «Le sfide della scuola di oggi sono molto complesse e riguardano il come crescere le persone, come accompagnare i singoli studenti nel loro percorso», ha spiegato Triani. «Come rete Scuole che costruiscono cerchiamo di affrontare con spirito di ricerca questa domanda cruciale, confrontandoci anche con esperienze significative, che propongono una scuola con uno sguardo diverso, dove le aule sono viste come laboratori, dove i bambini possono lavorare accompagnati dai docenti».

Il professore ha ricordato come in questi anni la rete abbia attivato percorsi orientati a rendere gli studenti sempre più capaci di collaborare tra loro, con l'obiettivo dichiarato di sostenere gli insegnanti nel non arrendersi di fronte alle difficoltà quotidiane, ma di trasformarle in occasione di creatività didattica. Un passaggio, quello di Triani, che ha toccato anche il tema della multiculturalità in classe: «Gli studenti con origine non italiana sono una grande risorsa per la scuola perché permettono di vivere l'incontro tra le differenze e si possa crescere insieme in una cultura condivisa».

A tracciare il bilancio del decennio è stata Simona Favari, dirigente scolastica degli Istituti comprensivi 4 e 6 di Piacenza, che ha sottolineato il valore aggiunto rappresentato dal legame diretto con l'ambiente universitario. «Nata in stretta collaborazione con l'Università, in questi dieci anni la rete Scuole che costruiscono ha avuto come focus l'innovazione didattica, il confronto e la condivisione su questo», ha ricordato Favari. «Nata in università, che ci assicura un confronto costante con la ricerca, la rete ha arricchito moltissimo le scuole piacentine».

Un bilancio condiviso anche da Leonardo Mucaria, dirigente scolastico dell'istituto comprensivo "U. Amaldi" di Cadeo, e testimoniato dagli interventi dei rappresentanti degli istituti comprensivi del territorio, che dal palco hanno raccontato esperienze e pratiche sviluppate nei diversi ordini di scuola. Per la primaria sono emersi come elementi centrali l'ambiente, le emozioni e le relazioni, insieme alla valorizzazione del dialogo con gli alunni e a una diversa organizzazione degli spazi, pensati come veri strumenti educativi e non semplici arredi. Veronica Baroni ha invece approfondito il legame tra dimensione emotiva e cognitiva nell'apprendimento, uno dei filoni trasversali individuati dal "cantiere".

"Scuole che costruiscono" non si ferma: la rete ripartirà ora da un nuovo percorso di ricerca, fondato sull'osservazione delle pratiche in classe, sullo scambio di esperienze tra scuole e sull'approfondimento condiviso di metodologie e strumenti didattici. L'obiettivo, per il prossimo triennio, è consolidare una rete solida, capace di guardare alle sfide del domani con lo stesso spirito che ha animato questo decennio: la libertà di ogni bambino di esprimersi e la condivisione come metodo di lavoro tra scuola, università e territorio.

Un articolo di

Sabrina Cliti

Sabrina Cliti

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