Durante l’evento sono state presentate le rilevazioni di due survey sul tema del benessere e della promozione del welfare.
Survey su welfare e benessere condotta dall’Area Persone e Organizzazione
Si tratta di un questionario sulle dimensioni del welfare e del benessere organizzativo proposto a tutti i dipendenti dell’Ateneo. La dottoressa Ranucci ha evidenziato l’importanza di essersi dotati di questo strumento che ha ricevuto oltre 1300 risposte, pari al 51% della popolazione raggiunta. Gli esiti dicono di un significativo apprezzamento dei rispondenti rispetto alle iniziative di welfare dall’Ateneo ma anche una non approfondita conoscenza delle proposte. Una considerazione che invita a promuovere una comunicazione più incisiva ed efficace perché tutti possano conoscere e fruire delle diverse iniziative.
L’evento è stato occasione preziosa per rilanciare anche il catalogo del welfare presente sulla Intranet del sito dell’Ateneo, costituito da circa 80 misure, convenzioni e iniziative già presenti in Ateneo, suddivise in quattro cataloghi tra sedi padane e sede di Roma negli ambiti tematici salute e sport, famiglia, ristorazione, mobilità, comunità e spiritualità, previdenza e servizi amministrativi, lavoro e didattica, tempo libero, cultura e shopping.
Survey Prisma 1 e Prisma 2 sul benessere della comunità studentesca
«Il Prisma 1 - ha spiegato la professoressa Antonella Marchetti, direttrice del Dipartimento di Psicologia - ha fornito il quadro generale, analizzando le risposte di un campione di 2.100 studenti e studentesse di diverse facoltà e sedi dell’Ateneo. Il Prisma 2, con un campione di 463 persone, investiga il disagio presente negli studenti in due momenti specifici del loro percorso universitario, vale a dire l’ingresso e l’uscita, riconoscendo una particolare vulnerabilità nei soggetti fuori corso».
In base agli esiti del Prisma 1 il 59,5% del campione presenta un livello moderato di benessere e rappresenta una fascia prioritaria per interventi preventivi, volti a favorire il passaggio verso una condizione di maggior benessere. Il 23,5% poi si trova in una condizione di flourishing, caratterizzata da elevati livelli di benessere emotivo, psicologico e sociale, e il 17% si colloca invece in una condizione di languishing, cioè di ridotto benessere. Tra le componenti analizzate, il benessere sociale costituisce l’area più fragile. Raggiunge il 35,9% del massimo teorico della scala, rispetto al 60,3% del benessere emotivo e al 58,4% di quello psicologico. Gli studenti sembrano quindi stare relativamente meglio sul piano personale ed emotivo, mentre incontrano maggiori difficoltà nel sentirsi integrati, riconosciuti e capaci di contribuire alla vita della comunità.
Inoltre, il benessere complessivo non mostra variazioni significative in funzione del genere, della nazionalità, della presenza di disturbi specifici dell’apprendimento, della condizione abitativa, della modalità di frequenza, dell’area di studio, del tipo di corso e dell’età. Tuttavia, considerando separatamente ansia, stress, depressione, appartenenza e supporto sociale, emergono vulnerabilità specifiche, le studentesse manifestano livelli più elevati di ansia, mentre gli studenti internazionali, quelli part-time e i più grandi riportano un minore senso di appartenenza. Complessivamente le differenze nel benessere sono associate soprattutto alla disponibilità di risorse personali, sociali e universitarie, e alla speranza intesa come capacità di individuare obiettivi, immaginare possibili strade per raggiungerli e percepirsi in grado di percorrerle.
Il Prisma 2 esamina il benessere e il disagio studentesco in ingresso e in uscita. Nel complesso, il confronto restituisce un quadro sostanzialmente stabile. Tra gli studenti in ingresso, il 73,5% (186 su 253) presenta un livello almeno moderato in almeno una delle tre dimensioni tra depressione, ansia o stress. La quota è simile tra gli studenti in uscita (74,3%). Tra gli studenti fuori corso la quota di languishing raggiunge il 24,4% In particolare, presentano un minore benessere emotivo e maggiori livelli di depressione e stress. Questi risultati suggeriscono che, per promuovere pari opportunità di benessere, occorra rendere disponibili risorse accessibili fin dall’ingresso, e prestare attenzione alle condizioni in cui le difficoltà si intensificano, affinché ogni studentessa/studente possano sentirsi sostenute/i e parte della comunità universitaria.